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Buon anno e un arrivederci a tutte e tutti

Carissime lettrici e carissimi lettori,

l’anno nuovo inizia con una comunicazione per me non troppo piacevole. Purtroppo, per motivazioni personali non dipendenti dalla mia volontà, sono costretta a sospendere l’attività del blog.

Confido non si tratterà di una chiusura definitiva ma di un’interruzione, lavorando nel frattempo affinché si liberino quegli spazi e si rendano disponibili quei tempi che mi permettano di nuovo di tornare su queste pagine.

Vi ringrazio per avermi seguita così numerose e numerosi: il blog è stato un’avventura di crescita soprattutto grazie al vostro riconoscimento che mi ha infuso tante energie.

Tutto il lavoro fatto in questi anni resta, quindi vi invito ad attingere a piene mani dai tanti consigli di lettura di cui Libri e Marmellata resta ricco contenitore. Inoltre nel blogroll potete trovare gli indirizzi di tanti validissimi blog da seguire. Vi lascio in ottime mani!

Per quanto mi riguarda, potete trovarmi alla mail federica.pizzi@libriemarmellata.it oppure sulla mia pagina Facebook personale.

Auguro a tutte e tutti voi un meraviglioso nuovo anno e tante splendide letture, sperando di rileggerci presto!

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(illustrazione di Jimmy Liao)

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“La scienza intorno a te” di Explorarium, Editoriale Scienza

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Recensione di Sabrina

What’s in a name? (William Shakespeare, Romeo e Giulietta)

Era la fine degli anni sessanta quando un distinto professore di fisica fondò uno dei primi musei interattivi dedicato interamente alla scienza: l’Explorarium di San Francisco.
Il distinto professore si chiamava Frank Oppenheimer. Il suo cognome è indissolubilmente legato alla storia, e non solo a quella della fisica. Era, infatti, il fratello minore di Robert che diresse quel progetto Manhattan che portò alla costruzione della prima bomba atomica.
La sua vita sarebbe degna di un romanzo e testimonia i molteplici interessi e la versatilità della sua personalità che lo portò ad occuparsi, nel corso della sua carriera, anche di educazione alle materie scientifiche. Questo suo impegno si concretizzò dapprima in una “Biblioteca di Esperimenti” (che potevano essere utilizzati per aiutare gli insegnati a passare concetti di fisica ai bambini delle scuole elementari) ed arrivò, circa un decennio dopo, a permettere l’inaugurazione dell’Explorarium.
Il primo nucleo del museo era formato da più di cento postazioni per esperimenti costruite personalmente dallo stesso Frank Oppenheimer!

Da allora i science centers si sono moltiplicati in tutto il mondo. In Italia, uno dei più recenti è il MUSE di Trento.
scienza 2La formula vincente dell’Explorarium è l’approccio hands-on alla scienza con mostre interattive che incoraggiano i visitatori a sperimentare ed esplorare.
Andare fino a San Francisco per visitarlo non è propriamente alla portata di tutti. Ma se noi non possiamo recarci in California, La scienza intorno a te (Editoriale Scienza) ci porta lo spirito dell’Explorarium in casa. Il libro è infatti pubblicato a nome della stessa istituzione museale. Il testo accompagna il lettore a guardare da una nuove e diversa prospettiva l’arco di un’intera giornata, perché, in ogni momento, si posso compiere scoperte strambe, curiose, divertenti ed inaspettate.
La scienza, infatti, ci circonda; non è confinata in un libro oppure in laboratori pieni di provette e di computer, ma si può trovare ovunque. Le ventiquattro ore a tutta scienza sono divise in quattrodici laboratori (o capitoli), uno per ogni momento del giorno, da quando apriamo gli occhi, a quando ci corichiamo.
scienza 3All’interno di queste suddivisioni, che sfumano una nell’altra, ci sono esperimenti da eseguire, giochi da fare, enigmi da risolvere. Ma non solo: c’è l’invito, arricchito da tanti spunti, a sostenere l’osservazione della realtà con sguardo curioso e attento per trovare le contaminazioni con altre discipline, prime fra tutte l’arte e la letteratura. Quindi, nel laboratorio 10, quando facciamo un giro in centro, il mondo delle mappe non può fare a meno di quella del castello di Hogwarts.
scienza 4O ancora, quando nel laboratorio 8 parliamo di nuvole, non ci si può esimere dal raccontare come un artista, Berndnaut Smilde, le riesca a ricreare in una stanza per poi immortalarle in uno scatto fotografico.

Le pagine del testo presentano una grafica curatissima, chiara da un punto di vista scientifico ed immagini che coniugano, attraverso il comun denominatore della creatività e dell’immaginazione, l’aspetto artistico con quello scientifico.

E per concludere (anche se questo invito lo si può leggere nelle primissime pagine): come qualsiasi libro, questo è solo una rampa di lancio. Leggilo, prova le attività che ti propone (…), poi chiudilo e concentrati sul mondo che è al di fuori di queste pagine.

(Età di lettura: dagli 8 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: La scienza intorno a te

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A Natale regala un libro di Susin Nielsen. Famiglie moderne e ragazze e ragazzi preadolescenti

I romanzi di Susin Nielsen – almeno quelli pubblicati in Italia, tre al momento – sono tutti allietati da uno stile fresco e coinvolgente e raccontano storie di ragazze e ragazzi che attraversano la non facile fase del passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Lo sguardo dell’autrice è sensibile e attento nel narrare vicende attuali, nelle quali i legami famigliari sono centrali e autenticamente raccontati. Sono famiglie moderne, monogenitoriali o ricostituite, allargate o spezzate. Famiglie che cambiano casa, cambiano città, genitori che si separano o madri single vedove. Genitori, in ogni caso, fallibili ma allo stesso tempo coraggiosi. Uomini e donne (più donne) che si trovano a doversi reinventare dopo scelte o dolori e vengono osservati, raccontati dai loro figli, i quali a loro volta crescono, maturano, cambiano.

Due dei tre romanzi della Nielsen disponibili in Italia sono pubblicati dalla casa editrice Il Castoro. Si tratta di “Caro George Clooney puoi sposare la mamma”, del quale avevo già parlato abbondamene qui, e di “Siamo tutti fatti di molecole”.

susin nielsen2In quest’ultimo abbiamo un racconto a due voci, portato avanti, a capitoli alternati, da Stewart –tredicenne con alto quoziente intellettivo – e Ashley – una bella ragazza di quattordici anni, un po’ superficiale. Stewart e Ashley, che non potrebbero essere più diversi, si trovano a dividere la stessa casa come fratellastri, perché il padre del primo, vedovo, si è riaccompagnato con la madre della seconda, separata dal marito che, dopo tanti anni di matrimonio, ha deciso per un sudato coming-out.

Nel dipanarsi di una storia divertente, godibilissima, dotata di ottimo ritmo, l’occhio dell’autrice si sofferma con efficacia su come i suoi protagonisti pre-adolescenti reagiscono e si adattano alle tempeste che sconvolgono i loro nuclei famigliari. Un cammino non facile, perfino faticoso, doloroso, fino all’epilogo con la felice costruzione di una nuova realtà: una famiglia allargata dove tante voci diverse possono trovare il giusto posto e rivelare la propria armonia.

Stewart dimostrerà il suo gran valore umano, Ashley si troverà a crescere e a modificare le sue false priorità e convinzioni, entrambi chiameranno il lettore ad una coinvolgente partecipazione grazie alle prime persone che si alternano e donano efficacia e vitalità alla narrazione. Interessante osservare che gli adulti sono nel libro personaggi positivi e di supporto affettivo, capaci di far fronte ai cambiamenti che le loro scelte portano nella vita dei figli.

susin nielsen1Il terzo romanzo, “Lo sfigato”, era già stato pubblicato da Rizzoli nel 2009 ed ora riedito dalla stessa casa editrice in nuova veste. Anche qui la penna dell’autrice è inconfondibile e il suo stile riesce ad avvincere alla lettura fin dalle prime pagine.

Il protagonista è il dodicenne Ambrose, che ha perso il papà quando era ancora nella pancia materna e che ora è costretto a continui traslochi da una città all’altra perché la mamma, con la scusa del lavoro precario da insegnante universitaria, non riesce a trovare pace, stabilità e sollievo in nessun luogo. Per di più è da sempre ossessivamente apprensiva con il figlio, trascinata da un’ansia di perdita delle persone care, e lo tiene sotto una campana di vetro, timorosa che possa farsi male o, peggio, morire per la sua forte allergia alle arachidi.

Ambrose soffre in cuor suo della situazione, ma è molto legato alla madre, è sensibile e capisce i risvolti emotivi delle eccessive premure. Ma ciò non gli impedisce di essere un emarginato, di non riuscire ad ambientarsi in nessuna comunità scolastica, a subire violenze di bulli e a trascorrere il tempo sempre solo.

Un copione che parrebbe essere destinato a ripetersi anche ora che sono a Vancouver. Se non fosse che i loro padroni di casa, e anche vicini, sono i generosi ed affabili coniugi Economopoulos che hanno un figlio, Cosmo, che è appena uscito di prigione…

Cosa possono avere in comune un ragazzino sfigato e un giovane uomo ex tossico ed ex ladro? Sicuramente un futuro da costruire, il bisogno che qualcuno creda in loro e la necessità di trovare una strada propria, che li salvi e li indirizzi.

Così nasce la più improbabile delle amicizie, con la scusa di una passione comune per il gioco dello Scrubble (Scarabeo), aiutata da una serie di coincidenze, da qualche incontro fortunato e da qualcun altro piuttosto pericoloso.

Ambrose per la prima volta nella sua breve vita si troverà a sentirsi artefice delle proprie scelte, protagonista delle proprie giornate e avrà degli amici. E anche se in un primo momento questo comporterà qualche bugia, una discreto numero di sotterfugi e una serie di guai, beh si scoprirà che tutto sommato ne valeva la pena.

Ancora una Susin Nielsen in piena forma, capace di tratteggiare ottimamente il suo protagonista, donandogli spessore e autenticità. Anche i comprimari sono ben delineati, nelle loro debolezze come nelle risorse che possiedono, ricchi di quelle sfumature tipicamente umane che rendono difficile la classificazione buono-cattivo.

susin nielsen3Consiglio vivamente tutti i romanzi dell’autrice canadese per ragazze e ragazzi preadolescenti. Sono libri vivaci, divertenti, molto coinvolgenti e ben costruiti. Allo stesso tempo sono tutt’altro che superficiali e molto vicini alle realtà famigliari contemporanee, spesso complesse e sfaccettate, con cui i nostri figli si trovano a confrontarsi.

Se i libri ti piacciono comprali qui:

Caro George Clooney puoi sposare la mamma?
Siamo tutti fatti di molecole
Lo sfigato

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“Fai finta che io non ci sia” di Meg Rosoff, Rizzoli

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Giuliana Facchini, scrittrice per ragazzi, regala a Libri e Marmellata una recensione su un libro da lei amato, che è anche un’ottima idea  per un regalo di Natale ad un giovane lettore

Fai finta che io non ci sia è un romanzo molto bello, scritto da Meg Rosoff e tradotto da Stefania Di Mella, pubblicato dalla casa editrice Rizzoli.

La storia, raccontata in prima persona dalla dodicenne Mila, narra di un viaggio che lei e suo padre intraprendono da Londra a New York per andare a far visita a Matthew, un caro amico d’infanzia del genitore. Qualche giorno prima della partenza l’uomo scompare, ma Mila e suo padre, Gil, decidono di partire ugualmente per cercarlo.

La narrazione ha un ritmo pacato e avvolgente e la storia procede con un ulteriore viaggio verso il nord, verso il confine dello stato di New York, ma rimane allo stesso tempo anche legata a Londra dove l’amica di Mila, Cat, vive un momento difficile.
Con equilibrio perfetto tra un buono stile letterario e fedeltà al personaggio di Mila, narratrice e protagonista, Meg Rosoff riesce a raccontarci emozioni, bei paesaggi e un misterioso intreccio.

C’è tanto in questa storia, ci sono due mondi paralleli: quello dei ragazzi e quello degli adulti. Nel primo abitano Mila, Cat, Jake, un ragazzo conosciuto nel nord, e sono personaggi ritratti con realismo. In quello degli adulti troviamo i genitori di Mila, quelli di Cat, Matthew e i suoi familiari. Sono mondi che possono interagire, ma che sanno anche ben mantenere i propri segreti.
Bella e realistica quindi la narrazione della capacità e dell’incapacità di comunicare tra adulti e ragazzi; veri i paesaggi che si raccontano anche attraverso i personaggi incontrati lungo il cammino; valido il silenzioso messaggio che giunge tra le righe, suggerendo come la realtà apparente possa facilmente sgretolarsi scavando nella rete delle relazioni umane.

La curiosa origine del nome di Mila anticipa il legame speciale che la protagonista stabilisce con il cane da pastore di Matthew, Honey. Una figura singolare quella della cagna bianca di sette anni che accompagna padre e figlia sulle orme di Matthew. Il suo sguardo dolce, la sua calma e l’irriducibile senso di fedeltà che la lega al padrone scomparso, non possono non segnare le pagine di questo libro arricchendolo.

Non sarebbe tutto, perché molti particolari affiorano da questa storia e molto ci viene detto attraverso piccoli episodi, una telefonata, il mestiere di traduttore letterario di Gil, l’accento inglese dei protagonisti.
Unica perplessità è l’uso originale della punteggiatura con l’abolizione delle virgolette o il trattino a indicare il discorso diretto, che però bisogna ammettere non disturba la narrazione. In conclusione: un libro che coinvolge inserendosi a pieno titolo nella dimensione della narrativa per ragazzi (e non solo) di qualità.

G.F.

(età consigliata: dai 13 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: Fai finta che io non ci sia

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“Scacciapensieri, poesia che colora i giorni neri”, AA.VV., edizioni Mille Gru

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Articolo di Fulvia

«La nostra anima è una pianura/E qualche volta è secca, brucia e graffia/ Una carezza è pioggia che la cura/ E che la innaffia»

Sono alcuni versi della poesia “Canzone delle carezze” di Bruno Tognolini, che fa parte delle 64 composizioni raccolte nell’antologia Scacciapensieri, poesia che colora i giorni neri.
Versi, rime, metafore che hanno il potere di evocare un’emozione, di consolare e cullare, di alleggerire i pesi e sciogliere i nodi. In altre parole si tratta di poetry therapy, un progetto che utilizza l’arte poetica come rimedio per guarire i mali del cuore e forse anche del corpo.
A portare avanti da anni questo progetto è l’Associazione Mille Gru, che ha introdotto la poesia in ospedali e centri di accoglienza, hospice, indirizzata a bambini ma anche ad adulti e anziani.

In questa antologia le poesie sono suddivise in “medicine”: amore, dialogo, risata, stupore, natura, tempo,armonia, più una medicina speciale, gli aforismi. Come ogni medicina c’è un libretto delle istruzioni. Per esempio, per la medicina del tempo il modo d’uso consiglia «di allontanarsi dal problema e guardarlo anche a distanza. Se non si riescono a trovare immediatamente le giuste misure, allora si consiglia di affidarsi al tempo». Tra le avvertenze si legge: «gli effetti salutari si potrebbero manifestare già mentre si ascolta e si legge: l’importante è muoversi a ritmo; l’importante è leggere e respirare a tempo».
Molti i poeti che hanno accolto l’invito dei curatori dell’antologia, mettendo a disposizione poesie già edite oppure confezionandone di nuove per l’occasione, come la poliedrica e sensibile Silvia Vecchini di cui leggiamo in “La cura che passa degli occhi”: «La sapienza della ragnatela/ ha fatto una goccia prigioniera./ Osservare è una minuscola miniera/ tesori si nascondono nella cosa più vicina./ Stupore, dolce medicina».

Tra gli altri poeti presenti Roberto Piumini («Sono triste, vieni stella/ con la tua luce lontana,/ fine mite, lieta, sana»), Giusi Quarenghi («Mi piace il vento/ perché spettina il mono. /Mi piace il vento/ perché gioca con tutto./ E ride anche da solo»), Chiara Carminati («Ballo balzo salgo scendo/ giro fletto tiro stendo/ aria aperta e compagnia/ sono un dono d’allegria!»), Vivian Lamarque, Donatella Bisutti…

Anche le immagine che accompagnano le poesie sono lievi e suggestive. Semplici macchie di colore si compongono e scompongono fino a formare delle figure danzanti e delle modelle rivestite di tonalità e cromie. L’artista è Deka, prematuramente scomparso e che accompagnava con il suo tratto lieve le parole di Gramellini quando scriveva per Lo specchio.

Scacciapensieri è uno scrigno pieno di tesori, ma con ali piccine perché nato dal cuore grande di chi lo ha pensato e che ne è diventato esso stesso editore. Per poterlo avere tra le mani e respirare il suo benefico flusso di parole oltre a trovarlo nei principali store online (Amazon, IBS), si può richiedere direttamente l’editore all’indirizzo info@poetrytherapy.it

Scacciapensieri, poesia che colora i giorni neri, edizioni Mille Gru, euro 16,00, a cura di Dome Bulfaro, Anna Castellari, Simona Cesana, Patrizia Gioia

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Un fantasy per Natale: “Hania” di Silvana De Mari e “Berlin” di Geda e Magnone

Siamo prossimi al Natale ed è tempo di regali. Donare un libro è sempre una buona idea, perfino – e forse soprattutto – ai fantomatici adolescenti, quelli che secondo il pensiero comune (anzi: secondo il luogo comune) non leggerebbero affatto, dediti più che altro, sempre secondo le credenze dei più, ad oggetti elettronici, videogames e social network.

Invece i ragazzi apprezzano le storie, sanno farsi coinvolgere ed emozionare. Perciò, invece del solito oggetto spesso inutile e dimenticabile, regaliamo un romanzo, un fumetto ai nostri teen. Se lo azzecchiamo, faremo loro gesto gradito e lo ricorderanno.

Su queste pagine ho spesso dato spunti di letture per adolescenti. Oggi vi presento due novità che potrebbero essere un’ottima idea per un dono, visto che sono primi volumi di trilogie (e quindi se piacciono potranno spingere i ragazzi a leggere anche i vari seguiti) ed essendo arrivati da poco in libreria è più difficile commettere l’errore del doppione. Entrambi vengono dalla penna di scrittori non alle prime armi.

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Il primo è firmato da Silvana De Mari, nota autrice di fantasy italiana, che molti conosceranno per la saga de L’ultimo Elfo e L’ultimo Orco (se non li avete letti, correte a comprarli).

Si tratta della serie di Hania, pubblicata da Giunti. Al momento sono disponibili il prequel – Il Regno delle tigri bianche – e il primo capitolo della trilogia – Il Cavaliere di Luce. Consiglio la lettura di entrambi (il prezzo del prequel è davvero irrisorio: due euro) per meglio entrare nella atmosfere e familiarizzare con i personaggi.

La storia rientra a pieno titolo nel genere fantasy: la De Mari inventa un mondo dove si mescolano magie e imprese eroiche, popolato da umani e da creature con poteri extraumani, il tutto ambientato in un periodo pseudo-medioevale e con una geografia fantastica.

Al centro è un piccolo regno, governato da un buon sovrano che, alla morte di questi, si trova assediato da nemici alle frontiere e minacciato da un Oscuro Signore che è il simbolo e l’incarnazione stessa del male (anche questo motivo è tipico del fantasy dove bene e male di solito di scontrano). Le speranze per il futuro del regno risiedono in Dartred, figlio del fabbro, e nella principessa Haxen, unica figlia del defunto re.

Ma le trame del demone malvagio sono crudeli: per dannare la terra egli decide di far nascere una creatura dalla stessa principessa, una bambina che sarà per metà figlia delle tenebre, incapace di sentimenti e tenerezze, di sorrisi e di gioie, ma dotata di poteri immensi ed oscuri. La piccola nasce e prende il nome di Hania. Sua madre, nonostante sia consapevole dell’identità della figlia e delle sue terribili capacità, decide di non ucciderla ma di portarla lontano, in un luogo sperduto dove non potrà nuocere all’umanità. Inizia così un viaggio avventuroso e pericoloso, durante il quale la piccola Hania cresce e la giovane Haxen si trova davanti a scelte e prove difficili. Ma per entrambe il destino non prenderà le pieghe già stabilite e il futuro sarà foriero di sorprese.

Un romanzo in cui si riconoscono temi già cari all’autrice: il ruolo importante delle donne e il loro coraggio, il potere salvifico della maternità e la grandezza di dare la vita, la scelta, il libero arbitrio, la sacralità dei bambini…Ancora una certa nettezza nel classificare il male e il bene ed alcuni toni ideologici, per fortuna parecchio smorzati rispetto a sue passate derive.

Anche lo stile è decisamente caratteristico della scrittrice: coinvolgente, con alcuni picchi dal tono retorico e altisonante, smorzati da un uso diffuso dell’ironia. Un miscuglio piuttosto originale che rende la lettura piacevole. In particolare ne Il Cavaliere di Luce, i capitoli si alternano in modo da rendere sia il punto di vista della madre, Haxen, che quello della figlia, Hania, agganciandosi tra loro con episodi ripetuti dalle due angolazioni, in una sorta di staffetta nella quale a passarsi il testimone sono figure molto diverse tra di loro che vedono quindi la realtà in maniera opposta. L’effetto è divertente e la caratterizzazione dei personaggi risulta arricchita.

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Il secondo romanzo, anch’esso primo volume di trilogia, è un’opera a quattro mani scritta da Fabio Geda (famoso per il suo Nel mare ci sono i coccodrilli) e da Marco Magnone, pubblicato da Mondadori: Berlin, I fuochi di Tegel

Un distopico che presenta l’originalità di non essere ambientato nel futuro, bensì in un ipotetico passato possibile, in un ben diverso 1978. Ci troviamo a Berlino, il muro non ha fatto in tempo a cadere perché nel 1976 una mortale epidemia causata da un terribile virus ha ucciso tutti gli adulti lasciando in vita solo i ragazzi, fino a circa 18 anni di età.

Due anni dopo il contagio e la morte la parte ovest della città offre uno scenario post apocalittico: tutto è distrutto, la natura e gli animali hanno riconquistato parti del territorio urbano, non c’è elettricità, case e negozi sono stati saccheggiati. I bambini e i ragazzi, che nei primi mesi dopo essere rimasti soli si sono combattuti, depredando le risorse e vagando allo sbando, si sono ora organizzati in cinque gruppi, ciascuno dei quali ha scelto come dimora edifici o quartieri della città. Le bande sono molto diverse tra di loro: si va dai civili e tranquilli ragazzi di Gropiusstadt, guidati dal saggio Sven, a quelli selvaggi, crudeli ed egoisti di Tegel, passando per la comunità tutta femminile di Havel, che vive sulla Pfaueninsel.

I gruppi vivono più o meno indipendentemente l’uno dall’altro, ciascuno secondo le proprie regole e abitudini, finchè alcuni ragazzi di Tegel non decidono di rapire Theo, il bambini di due anni nipote di Nora, la giovane a capo di Havel.

E’ così che parte la missione delle ragazze per recuperare il piccolo, durante la quale Nora, Christa e Britta chiedono l’aiuto degli amici di Gropius, ben noti per la loro politica di solidarietà. Sarà un’impresa per nulla semplice quella che i sei compagni si troveranno ad affrontare, attraversando a piedi tutta la città ed entrando a contatto con le varie comunità fino ad arrivare all’aeroporto, territorio di una banda senza pietà e senza scrupoli.

Con qualche citazione, esplicita, da Il signore delle mosche e alcune suggestioni, non dichiarate, da Hunger Games, I fuochi di Tegel è una lettura coinvolgente e piacevole, interessante anche per familiarizzare con la geografia urbana di Berlino, anche se ovviamente la realtà si mescola alla fantasia.

E’ sicuramente un distopico a pieno titolo seppure con note di originalità. Bello l’intervallare delle avventure con i ricordi dei ragazzi risalenti al periodo della loro vita familiare, prima che il virus uccidesse parenti e genitori. Flashback ben inseriti e utili per caratterizzare emotivamente e psicologicamente i personaggi e renderli più vivi.

(Entrambi i libri sono consigliati dai 12 anni)

Se i libri ti piacciono, comprali QUI:

Berlin 1. I fuochi di Tegel
Il cavaliere di luce. Hania

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“Una strana creatura nel mio armadio” di Mercer Mayer, Kalandraka

strana creatura“There’s a nightmare in my closet” è un albo illustrato americano del 1968, scritto e illustrato da Mercer Mayer.
Alla fine degli anni ottanta era stato tradotto in italiano e inserito nella collana Un libro in tasca delle edizioni EL. Si presentava come un tascabile – piccolo formato e in brossura – con il titolo di “Brutti sogni in ripostiglio”.
Col passare degli anni, come ahimè accade anche ai buoni libri, è andato fuori catalogo, con rammarico di quanti lo trovano un ottimo albo illustrato, apprezzabile sia per la narrazione iconica e testuale che per il contenuto pedagogico.

Grande gioia quindi per la decisione della casa editrice Kalandraka di ripubblicarlo in Italia. Il libro è uscito poche settimane fa nella collana Libri per sognare (gustosamente in argomento) tornando felicemente al primigenio formato da illustrato: dimensioni non più piccine e copertina cartonata.

Parto subito con una piccola critica alle scelte editoriali riguardo il titolo, per il quale si è optato per una traduzione dall’originale non molto letterale: “Una strana creatura nel mio armadio”.
Non conosco motivazioni o retroscena di tale scelta ma devo ammettere che, pur essendo sicuramente in tema rispetto al racconto, il fatto di aver eliminato il riferimento al sogno (a addirittura all’incubo, come nella più coraggiosa edizione americana) fa perdere all’opera una parte della profondità e della connessione con il contenuto psico-pedagogico. Ovvio che poi con la lettura tale livello può essere recuperato e riaffermato, ma un titolo non è soltanto un biglietto da visita del libro, è anche un agente narrativo che opera sull’aspettativa e sulla predisposizione del lettore, sull’approccio che questi può avere nei confronti della lettura. Può influenzare quindi la capacità di cogliere alcune sfumature di senso.
Il “brutti sogni” dell’edizione EL era sicuramente più edulcorato rispetto al più cupo e netto “nightmare” , ma almeno non tradiva il legame con la dimensione della paura così come a mio parere fa la “strana creatura”. Tanto più che l’aggettivo “strano” può essere anche interpretato come “buffo”, in tal modo si anticipa troppo quella che sarà poi la risoluzione felice della storia senza permettere al piccolo lettore di sperimentare appieno il sentimento di inquietudine che lo pone in empatia con il protagonista e rende possibile la catarsi finale.

Ma torniamo all’albo. Una voce narrante in prima persona, quella del bambino protagonista, racconta della presenza di una strana creatura nel suo armadio.
Il bimbo è a letto, ha ammucchiato intorno a sé armi giocattolo, a terra c’è un elmo e le coperte ben calcate ben suggeriscono il bisogno di difendersi da una seria minaccia. L’espressione del piccolo è in effetti molto preoccupata, lo sguardo è fisso su una porta socchiusa su una campitura molto scura, a rivelare un vano buio. Tutta la stanza restituisce l’idea di un luogo non esattamente accogliente: colori freddi, anche un po’ acidi, un gioco di tratteggi che fa pensare alle ombre, non solo quelle dei mobili ma anche quelle inconsce, delle paure. C’è anche una finestra aperta con la tenda che si solleva al soffio del vento, altro elemento freddo, estraneo, poco confortante.

(E’ molto interessante come potremmo facilmente attribuire a questa tavola delle sensazioni fisiche che creano risonanze psicologiche)

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Girando pagina le immagini che si dispongono in sequenza ci raccontano un rituale serale. Al termine di ogni giorno egli deve chiudere la porta dell’armadio prima di andare a dormire. E’ costretto poi a domare la paura di voltarsi finché, rassicurato dalla protezione delle coperte, può ogni tanto sbirciare, di sottecchi, con la testa ben sotto le coltri.

Improvvisamente il registro cambia: al girar di pagina la scena è la stessa, identica è la stanza ma il giovane protagonista ha il fucile in mano, l’elmo in testa e lo sguardo combattivo.

“Una notte decisi di sbarazzarmi della strana creatura per sempre”

E’ nel momento in cui viene spenta la luce che il mostro arriva. Il bimbo non lo vede – lo sente – ma il lettore gioca d’anticipo sul suo alter ego cartaceo e nota che la creatura più che spaventosa è buffa. Nonostante le dimensioni, le sue fattezze, comprese le grandi orecchie e i dentini sporgenti, fanno più ridere che intimorire.
Inizia ora l’azione. Le tavole si fanno di nuovo sequenza per narrare la dinamicità dell’incontro tra il bambino e il mostro. Le parti si invertono totalmente: ora il pericolo è rappresentato dal ragazzino e l’altro, grande e grosso com’è, diventa la vittima.
Viene minacciato di essere colpito da uno sparo del fucile ben impugnato e poi, quando il “PUM” del giocattolo arriva (non è scritto ma noi lo sentiamo), scoppia in un pianto disperato, come il più fragile dei cuccioli.

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Chi legge si trova ora ad empatizzare con il mostro: è lui a rappresentare il bisogno di accoglienza, protezione e conforto. Consolazione che fortunatamente arriva perché il protagonista sente, come sentirebbe ciascun piccolo lettore, lo sgomento del suo ospite e fa quello che farebbe un genitore: lo prende per mano, lo mette a letto, rimbocca le coperte e si corica accanto a lui. Non prima di aver ben chiuso la porta del ripostiglio per non farlo spaventare.

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Il passaggio dal provare la paura dell’ignoto – della notte, dell’abbandono, del mostro, dell’essere mangiati – ad accogliere e confortare il proprio lato indifeso, sul quale improvvisamente ci si sente forti, è davvero potente psicologicamente. Non sono una terapeuta, né un’esperta nel campo, ma posso avvertire chiaramente l’eco emotiva di tutti i gradini che il bambino lettore è chiamato a salire (o scendere), senza che nulla sia mai dichiarato o chiamato con un esplicito nome, salvaguardando la possibilità delle molteplici interpretazioni personali.

Quando i due, ora amici, sono coricati, il bambino, di nuovo sbirciando verso la porta del ripostiglio (stavolta con ben altra espressione rispetto al principio) rivela che lui ben sa che un’altra creatura si nasconde là dentro. Ma non si può preoccupare di ciò: lo spazio nel letto è esaurito. Non resta che addormentarsi e…

Il piccolo ha compiuto una crescita importante, ha cambiato il punto di vista: prima era colui che guardava all’armadio con spavento, temendo il suo contenuto dal quale doveva difendersi, ora si pone il problema di non poter accudire l’eventuale altra creatura nascosta, che è passata ad essere il soggetto debole.

La rassicurazione c’è, esiste, può essere recepita e agire nel profondo ma non è urlata o sottolineate, non è imposta né artificiosa. E’ piuttosto offerta, risiede nello smascheramento dolce della paura, nella rivelazione della sua possibili fragilità, nella narrazione dell’importanza e del beneficio della cura. Il bambino che legge è il bambino protagonista ma allo stesso tempo è il mostro, in un annullamento rarefatto del confine che permette la ricchezza delle immedesimazioni e delle interpretazioni.

Il gioco ironico poi fa il resto, permettendo di alleggerire, stemperare, divertire. Così come il finale aperto che da un lato sfida il piccolo lettore al gustoso esercizio del “to be continued” (inventa tu), dall’altro compie azione di onestà: ci sarà sempre una paura successiva da superare, una prova per rimettersi in gioco, nonostante si siano, più o meno felicemente, addomesticate le precedenti.

(età consigliata: dai tre anni)

Se il libro ti piace, compralo QUI: Una strana creatura nel mio armadio