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Il meraviglioso catalogo delle cose reali e fantastiche

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Questo è un libro speciale. Basti pensare che si tratta di un’opera realizzata da sessanta illustratrici e illustratori e che mostra, tra le sue pagine, ben novecento immagini diverse.

Ma torniamo un attimo indietro, a quando i bambini, nei primi mesi della loro vita, non hanno la capacità di simbolizzare, cioè di comprendere la differenza tra l’oggetto reale e la sua rappresentazione. Piano piano, grazie allo sviluppo del cervello e allo stimolo dell’esperienza, questa competenza viene acquisita ma, in molti casi, quando la varietà delle figure incontrare per rappresentare un dato oggetto è povera, scarsa o, come accade quando alcuni media monopolizzano l’immaginario, stereotipata, resta appiattita, non viene sviluppata nella direzione della creatività, necessaria sia per disegnare, sia per leggere le figure.

Crescono così bambini, che poi diventano adulti, per i quali, come racconta Francesca Tamberlani in questo suo prezioso articolo per Libri Calzelunghe, una principessa avrà sempre le sembianze di una principessa Disney, un albero avrà un tronco e una chioma verde tondeggiante e una casetta sarà sempre gialla col tetto rosso di mattoni.

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Il magnifico mestiere dell’illustratore ci insegna invece che esiste l’universo degli stili, che gli stili possono essere strettamente personali e molto caratterizzanti, oppure più stili essere usati da un singolo artista in maniera disinvolta e opportuna a seconda della narrazione affrontata. Ma soprattutto, se si bazzicano gli albi illustrati per un tempo sufficiente, si comprende la ricchezza e la varietà delle diverse, e si direbbe infinite, modalità di rappresentazione.

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Ed ecco che torniamo all’albo curato da Jutta Bauer e Katja Spitzer e alla molla che l’ha generato: “Volevamo mostrare” raccontano loro stesse nell’introduzione “l’arte di illustrare in tutta la sua ricchezza, comunicare il piacere della diversità, il gusto per l’ironia e lo humor e godere della bellezza di questa arte”

E nelle oltre cinquanta doppie facciate del libro di varietà e ricchezza ce n’è davvero tanta, da rimanere incantati e un po’ ubriachi di immagini. Ciascun oggetto o personaggi è rappresentato da tanti illustratori diversi, ognuno lo fa con il suo stile, che può essere più o meno realistico, più o meno colorato, più o meno dettagliato, più o meno buffo, più o meno ironico…e via così. Le pagine si popolano di figure astratte, surreali, divertenti, fedeli alla realtà, realizzate con tempere, pennelli, matite, acquarelli, con vari materiali, essenziali, abbondanti, incredibili, allegre, cupe, bislacche…

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Un catalogo nel quale perdersi , col quale giocare da soli o in compagnia, a stilare elenchi o a porre domande (“Qual è il cane più bello?” “E la scarpa più buffa?” “Che taglio di capelli vorresti avere?” “Quale sorella somiglia più alla tua”…e via dicendo).

Ma anche un invito al lettore a cimentarsi con matite e colori lasciando libera la propria fantasia, convinto che per un soggetto – che sia un fiore, un cavallo o un mostro – possano darsi mille visioni, angolazioni, suggestioni diverse.

Lo stesso titolo suggerisce che tra realtà e fantasia non ci deve necessariamente essere una netta separazione, ma che cose reali e fantastiche possono mescolarsi sulla carta, proprio come si mischiano nelle nostre menti ed esperienze di vita e insieme, contaminandosi, concorrono a formare l’immaginario.

Trovo che questo albo, oltre che divertente, sia una vera e propria “prima lezione d’arte” per il bambino, non soltanto perché molti degli illustratori che hanno partecipato alla sua realizzazione sono artisti, ma proprio perché rende evidente che la creatività è nemica dell’omologazione e che la ricerca del proprio stile e del proprio sé nella creazione artistica è fondamentale.

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Rendersi conto della varietà possibile in un disegno è anche uno stimolo per rivolgersi con maggiore attenzione alla varietà del mondo, a farsi osservatori più attenti, ad infondere al proprio sguardo una lente magica per cogliere più ricchezza possibile e a formare, piano piano, con un occhio alla realtà e uno alla riproduzione della realtà, il proprio senso del bello, e il proprio spirito critico.

Ancora le curatrici ci ricordano che: “il punto di vista sul mondo degli illustratori è così: meravigliosamente individuale e sfaccettato”. E grazie a questo libro ne abbiamo un succoso e ricco assaggio.

Questo libro fa parte della collana Orbis Pictus, dedicata al mondo delle figure, in collaborazione con Giannino Stoppani Cooperativa Culturale.

L’edizione è bilingue, italiano e inglese.

“Il libro delle cose reali e fantastiche”, a cura di Jutta Bauer e Katja Spitzer, Lapis, 2016, 120 p., 18,50 euro

(Età consigliata: dai 3 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: Il libro delle cose reali e fantastiche. Ediz. italiana e inglese

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Giochi di luce nel bosco, di notte

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Il piacere dell’esplorazione, la gioia dell’avventura, in un delizioso albo illustrato senza parole che lo scorso anno ha vinto il prestigioso Bologna Ragazzi Award nella categoria Fiction.

Portato in Italia da Terre di mezzo (l’edizione originale è a cura dell’editore americano Chronicle Books) il libro, come molti altri silent book, si offre a continue osservazioni e scoperte, a narrazioni parallele alla principale, all’individuazione di dettagli da collocare in una o tante storie.

Anche l’invenzione stilistica che sostiene la narrazione è, allo stesso tempo, semplice e originale, immediata ed efficace. La storia si svolge di notte e quindi le scene prevedono uno sfondo nero (i disegni sono infatti realizzati su carta nera), a dar l’idea di buio, mentre le figure e i particolari sono disegnati con un tratto bianco. L’effetto è quello del gesso su una lavagna. Un bambino però si muove nell’oscurità, munito di torcia, col la quale illumina gli angoli del bosco che attraversa. Ciò che è investito dal cono di luce si colora e le tinte vive e squillanti rendono il senso della scoperta, della varietà, della meraviglia, della vivacità che, anche nella notte scura, anima la natura.

La passeggiata del piccolo può essere anche ricondotta all’idea di una sfida alle paure sulla scia della curiosità, alla capacità conquistata di muoversi in un territorio oscuro e poco familiare per conoscere.  E il coraggio sarà premiato con sorprese di amicizia e meraviglia.

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Una tenda sul limitare del bosco, una pila accesa per leggere un libro e, all’improvviso, il desiderio di spingersi all’esplorazione. Uno stivaletto, poi l’altro ed ecco che si può iniziare la passeggiata, tra pipistrelli, civette, topolini, puzzole…In un fiume che scorre placido trascinando rami nella corrente c’è la tana di un castoro, in buchi nella corteccia si scorgono altri rifugi per animaletti. E poi sempre più vita! Fiori, foglie, perfino frutti da mangiare. E tanti animali che, pagina dopo pagina, animano le scene, sempre più numerosi, sempre più incuriositi da quell’ospite insolito che passeggia e illumina ora qua ora là.

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Fin quando un masso sporgente non fa capitombolare il piccolo esploratore, la torcia sfugge di mano e dopo un lento volo cade a terra, poco oltre. Cosa accade? Una sorpresa! Anche agli abitanti dei boschi piacciono i giochi di luce e, finalmente, ci si può divertire tutti insieme, fino al momento di tornare a riposare.

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Un canovaccio semplice per una storia che può arricchirsi in tante direzioni diverse. Il fascio che illumina è un invito ad osservare, e dopo le prime pagine verrà spontaneo ricercare nelle figure in bianco su sfondo nero gli stessi oggetti o personaggi che sono stati prima illuminati e, viceversa, meravigliarsi per i colori di ciò che fino ad allora si era scorto sono nel buio.

Ad ogni voltar di pagina la scena si affolla, pullula di un numero maggiore di animaletti. Ogni doppia facciata ha una sorpresa, a volte evidente, a volte da ricercare con attenzione.

E poi altri dettagli, come una farfalla che resta sempre colorata e che è presente in ogni scena, la luna che gioca a nascondino tra gli alberi e che col la sua luce fa risaltare i colori di alcuni fiori o foglie, le fustellature che, come piccoli occhi, si aprono sulle pagine precedenti o successive acquisendo nuovi significati…Un albo, un gioco e un invito, poi, ad esplorare davvero, là in mezzo alla natura di fuori, o a sperimentare come una luce possa modificare la percezione della realtà intorno.

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Concludo con la motivazione della giuria che ha assegnato a “The Flashlight” (titolo originale) il Bologna Ragazzi Award:

“Si sta facendo buio e un bambino sbircia dalla tenda per guardare nell’oscurità. Usando la torcia, scopre la natura amica del mondo di notte. Questo libro è una poesia visiva, caratterizzato da illustrazioni deliziose e originali su carta nera, col colore limitato agli spazi illuminati dal fascio della torcia. The Flashlight racconta una storia semplice eppure profonda della curiosità di un bambino che supera le sue paure”

“Giochi di luce” di Lizi Boyd, Terre di Mezzo, 2016, 36 p., 13,90 euro

(Età consigliata: dai 3 anni)

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Batte e suona la tempesta (spalanca gli occhi, il mondo è una festa)

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Chi non ha avuto l’esperienza, in una giornata d’estate dall’aria mite e dolce, di una pioggia repentina, di un rapido oscurarsi del cielo, di lampi che squarciano il nero e tuoni da far rimbombare i vetri?

Ecco, questo è un albo che incanta raccontando una vicenda semplice, che appartiene alla quotidianità di tutti, che non ha nulla di formidabile o di insolito ma che, allo stesso tempo, nel suo svolgersi tra le pagine, rivela tutta la magia e la meraviglia. Sfogliando e leggendo si tesse un legame tra quanto rappresentato sulle pagine e quanto esperito nella realtà e la lettura si fa più vivida grazie al ricordo dell’esperienza, che viceversa si colora grazie alle sensazioni restituite dal libro.

Pur non avendo avuto il piacere di leggere il libro nell’edizione originale, non mi faccio scrupoli nel manifestare subito il mio entusiasmo per la traduzione poetica di Bruno Tognolini: una poesia che è tutta una musica, che permette al lettore di immergersi nei suoni, nei ritmi, nelle sensazioni di un improvviso temporale estivo, che, intensamente me per poco, interrompe il tran tran del giorno.

C’è una casa di legno, tra il mare e la campagna e un cortile dove i bambini giocano, gli animali scorrazzano, la mamma stende il bucato. Ci sono nuvole bianche, cielo azzurro, campi e alberi. Pare quasi d’avvertire il rumore sommesso dei gesti, il profumo dell’aria.

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Ma d’un tratto s’alza il vento, le nuvole si fanno nere, le onde del mare si imbizzarriscono, la pioggia inizia a battere e bisogna entrare al riparo. E giù tuoni, fulmini, scrosci sonori da rintanarsi sotto le coperte o tapparsi le orecchie con le mani. Dalle finestre si nota il cielo fattosi nero, gli squarci luminosi dei lampi, la forza della tempesta che mette paura, incute rispetto.

E poi? E poi ciò che accade è noto: la pioggia dopo il primo vigore diminuisce e poi cessa, i bambini e gli animali tornano all’aperto, il gioco si rinnova grazie a tesori come il fango, nel frattempo cala la sera che richiama tutti al chiuso, fino all’ora di dormire.

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Una storia quotidiana raccontata in maniera eccezionale. Con parole sonore, che hanno lo stesso ritmo che appartiene agli eventi naturali, e le grandi tavole di raffinata spontaneità di Beth Krommes, anch’esse fortemente sensoriali, col tratto graffiato, i giochi di luce e ombre, le inquadrature ora ampie ora ristrette, una grazia incisiva che colora affreschi d’esterni ed interni, ricchi di particolari da osservare e dai quali partire per narrazioni complementari o parallele.

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Un albo che invita ad osservare la natura nelle sue manifestazioni, trovandovi il meraviglioso. Che ricorda come, appunto, la natura, governi molti dei nostri ritmi in maniera armoniosa anche quando pare violenta, e che è bello abbandonarsi a tali cadenze, seguirle, come accade nelle comunità rurali, dove la pioggia spesso è salvifica, accettata, accolta. Il sereno poi torna, ed è un ritorno che porta novità, per gli umani e per gli animali. Nell’immediato regala un’aria più fresca e frizzante, le pozzanghere e il fango per giocare, la gioia di poter uscire di casa per riprendere le attività. Nel tempo più lungo assicura benessere per i campi, per la vegetazione – ritratta così intensamente ma allo stesso tempo semplicemente, nettamente, nelle tavole.

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Consiglio vivamente la lettura ad alta voce, privilegiata per godere delle musicalità del testo e per apprezzare a pieno la sua vitalità. Un libro da non esaurire in poche letture ma da tenere sempre a portata di mano per scoprire a pieno la sua potenzialità e bellezza.

“Ciao cielo” di Dianne White e Beth Krommes, traduzione di Bruno Tognolini, Il Castoro 2016, 48p., 13,50 euro

(età consigliata: dai tre anni – ma per la musicalità del testo anche prima)

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Lenny, Lucy e una nuova amica (e il bosco resta proprio dove deve stare)

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Se potessi usare un solo termine da dedicare agli albi illustrati da Erin E. Stead probabilmente sceglierei grazia.

La pacatezza, la delicatezza delle sue tavole sono un tesoro prezioso, soprattutto in un’epoca in cui tutto ciò che è dedicato all’infanzia – e non solo i libri – pare debba essere chiassoso, sgargiante, esagerato. Come se l’attenzione dei nostri bambini abbia per forza bisogno del rumore per essere destata.

Il rischio è che se noi li abituiamo ad esso è probabile che continueranno a cercarlo, se non li nutriamo anche di storie armoniose e garbate, capaci di toccare l’animo con gentilezza e profondità, come quella di “Lenny e Lucy”, che di aggraziato – e vicino allo spirito d’infanzia – ha anche il testo, essenziale ed efficace, di Philip C. Stead.

C’è un trasloco e non è ben accolto da Peter. Tanto più che per recarsi alla nuova casa (che “non è come la nostra buona, vecchia casa”) è necessario attraversare un bosco, che fa paura. E soprattutto, essendo appena poco al di là del piccolo ponticello davanti all’abitazione, resta sempre lì, minaccioso, oltre la finestra della camera.

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Peter e il suo amico a quattro zampe, Harold, non riescono a prendere sonno. Il giorno dopo ecco un’idea: con cuscini e coperte si può realizzare un pupazzo, Lenny, da lasciare a guardia del ponte, per impedire che le creature oscure del bosco possano attraversarlo.

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Ma ad osservarlo dalla finestra della camera Lenny appare così triste, solo, senza nessuno accanto, e questo delizioso pensiero di cura tiene sveglio ancora Peter.

Al mattino non resta che confezionare, con foglie e stracci, un’amica per Lenny: Lucy.

Ora sì che Lenny e Lucy possono tenere Peter al sicuro e farsi, contemporaneamente, compagnia. E Peter dormire sereno e il giorno dopo giocare con Harold e con Lenny e Lucy.

E’ così grande il potere della fantasia che i due pupazzi di foglie, coperte e cuscini si animano, sembrano una coppia di affabili signori, educati, discreti, familiari. E nel momento di massima serenità arriva Millie, la bambina della casa vicina con la proposta allettante di osservare i gufi con un binocolo.

lenny4Il bosco non fa più paura: grazie a Lenny, Lucy ma soprattutto grazie ad una nuova amicizia che sta per sbocciare e rendere meno tetre le incognite della nuova casa e delle nuova vita, può restare al sicuro al di là del ponte. Proprio dove deve stare.

Un albo delicatissimo ma allo stesso tempo toccante, poche pennellate che riescono perfettamente a mettere il lettore in comunicazione con uno stato emotivo sfaccettato, così proprio dell’infanzia.

Le sicurezze messe in crisi da un cambio di casa, il bosco con i suoi simboli, i suoi profondi significati, gli adulti che non riescono a comprendere ciò che invece un cane, nel suo silenzio empatico e amorevole, può condividere. E le risorse di cercar da sé la soluzione, di creare un Lenny e una Lucy cui delegare parte delle proprie paure (come non pensare allo Sciocco Billy di Antonhy Browne?) ma, allo stesso tempo, preoccuparsi per loro, per i loro stati d’animo, perché non semplici pupazzi ma creature che possono accudirci se noi riusciamo a farlo con loro.

Infine l’amicizia sopra ogni cosa, che rompe il cerchio soffocante della solitudine e fa promesse. Promette che anche nel cambiamento ci può essere un po’ di luce, che le sicurezze infrante possono essere ricostruite e il futuro avere sorprese belle, non solo spaventose e oscure come il bosco.

“Lenny & Lucy” di Philip C. Stead e Erin E. Stead, Babalibri, 2015, 40 p., 13 euro

(Età consigliata: dai 4 anni)

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Melody: parole fuori dal guscio

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Recensione di Fulvia

Melody cattura il lettore sin dalle prime battute, un inno alle parole che hanno riempito la sua vita sin dalla primissima infanzia ma che lei non ha mai potuto pronunciare.

Non parla Melody, esprime solo dei suoni gutturali, così come non cammina e non ha il controllo di braccia e mani; la testa le traballa, sbava e quando è eccitata e contrariata comincia a scalciare e dimenarsi nella sua sedia a rotelle rosa a cui è legata dalle cinture.

Come lei stessa scrive: «il mio equilibrio è pari a zero, l’Uomo di latta del Mago di Oz ne ha di più». Solo i suoi pollici funzionano alla perfezione. Anche per mangiare deve farsi imboccare: pezzetti e sorsi piccoli e anche così capita che si sporchi.

È affetta da tetraplegia spastica, detta anche paralisi cerebrale, una patologia che limita pesantemente il suo corpo ma non la sua mente. La ragazzina, che ha 11 anni e frequenta la classe speciale di una scuola elementare, è infatti estremamente intelligente, anche se non riesce a dimostrarlo in quanto può comunicare solo indicando i pochi vocaboli scritti su una lavagnetta.

«Nessuno sa che tutta quella roba è lì nella mia mente, a parte me…. Nessuno lo sa. Nessuno. Mi fa diventare matta».

La svolta decisiva nella sua vita arriva quando i suoi genitori le procurano uno speciale computer che trasforma le parole digitate nella tastiera in segnali vocali. Incoraggiata dalla sua assistente personale, partecipa alle selezioni per un quiz di cultura generale. Ottiene il massimo punteggio, e malgrado le resistenze di alcuni compagni, viene inserita nella squadra che rappresenterà la sua scuola nelle selezioni provinciali.

Non accadono eventi eclatanti nel racconto in prima persona di Melody, che ricorda un altro romanzo con un protagonista affetto da una pesante disabilità, ovvero Wonder di R. J. Palacio (Giunti): vicende quotidiane, la voglia di un hot dog, l’ottusità di certe insegnanti, la perfidia di due compagne, le bizzarrie assortite degli altri suoi compagni disabili, la nascita di una sorellina e la speranza di tutti che sia normale, l’affetto del cane Cubik… E soprattutto le considerazioni lievi, spesso ironiche, senza nessuna autocommiserazione, ma con l’onesto desiderio di essere come tutti gli altri, di una ragazzina determinata a non rimanere rinchiusa nella fortezza del suo corpo.

Può sbuffare, protestare, ma mai inveire e soprattutto non si arrende. E una volta che ci prende per mano con il suo racconto, la seguiamo docilmente e non vorremmo staccarci mai dalle sue parole, che scorrono a meraviglia e ci conducono nel suo mondo di emozioni e di battute.

Melody, oltre che uno straordinario carattere, ha dalla sua una famiglia e tante persone che credono in lei e che la sostengono con l’affetto e l’incoraggiamento. L’autrice, come dichiara nella post fazione, ha una figlia disabile, anche se la protagonista del suo libro è un personaggio immaginario.

Melody non si limita a permettere al lettore di osservare il mondo dal punto di vista di una persona così fortemente limitata ma lo fa palpitare e trepidare con le sue avventure. Sta qui la magia di questo romanzo, che scivola con dolcezza e brio, e ci incanta. Tifiamo per le sue piccole conquiste e, anche se intuiamo il carico di dolore, su di esso prevale la speranza che la vita sia per i ragazzi come lei anche fonte di grandi gioie e potenti consolazioni.

Il romanzo è candidato al Premio Andersen 2016 nella categoria “Miglior libro oltre i 12 anni”

(età consigliata: dai 11 anni)

“Melody” di Sharon M. Draper, Feltrinelli, 249 p., euro 13,00

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Una folla di nani per Biancaneve ribelli

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L’ironia salverà il mondo. Ma anche una buona dose di sana ribellione non guasterebbe.

E di ironia e di spirito ribelle certo non difetta l’ultimo albo uscito per la collana Sottosopra di Giralangolo (della quale ho già parlato qui e qui), la storia di una Biancaneve tutt’altro che convenzionale alle prese con…settantasette nani!

L’incipit è piuttosto noto anche se leggermente spostato in media res rispetto al classico. Ma d’altra parte chi non conosce il principio della storia? Bene, allora ci troviamo che la fanciulla mora è già persa nel bosco, in fuga e spaventata. Ma nella casetta che trova non abitano sette nani ma… undici volte sette! Una vera e propria folla di nanetti, ciascuno col suo nome.

[Per scegliere alcuni dei nomi dei nani, la maggior parte dei quali buffi e piuttosto fantasiosi , la casa editrice si è rivolta anche al pubblico dei social creando un simpatico e divertente gioco]

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Gli omini sono indubbiamente ospitali ma ci tengono che tutto sia chiaro: Biancaneve può rimanere in casa con loro ma in cambio le viene chiesta una mano nelle faccende domestiche.

Immaginate? Rassetto e bucato per settantasette, per non dimenticare i pasti – cena, colazione e anche le sportine per il lavoro – e perfino, alla sera, spazzolare tutte le barbe e leggere fiabe della buonanotte. Una per ciascuno, s’intende.

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La nostra Biancaneve, aggraziata e ben pettinata acquisisce velocemente delle sembianze decisamente stravolte.

I nani appaiono simpatici, per carità, ma anche un poco confusionari, capricciosi, vivaci, indisciplinati. Somigliano ai bambini. E’ facile ritrovare tra le pagine similitudini tra gli atteggiamenti degli omini barbuti e quelli dei piccoli cui siamo abituati: le baruffe, il saltare sui letti, il richiedere attenzione (tutti nello stesso momento ovviamente), le pose poco composte…

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C’è anche una decisa nota di egoismo nei loro atteggiamenti, basterebbe poco per alleviare la povera Biancaneve dalle sue onerose incombenze: ciò che risulta pesante ad essere fatto da soli può diventare lieve e ben sopportabile se diviso per settantotto.

E’ quello che deve aver pensato l’esasperata fanciulla quando, al culmine della sua stanchezza, propone ai nanetti di aiutarla a lavare la montagna di piatti. Indovinate? Della folla di barbe e cappelli in un attimo non resta più nulla. I nani? dileguati, Biancaneve lasciata sola con le sue faccende.

Questa è la goccia che lascia traboccare il vaso: la ragazza in un impeto di ribellione sceglie la fuga nel bosco, piuttosto che la schiavitù casalinga. E pazienza se rischia di incontrare la strega con le mele avvelenate.

Anzi, cosa c’è di meglio di una doppia razione di queste per essere sicura di dormire tranquilla e di essere lasciata in santa pace, non solo dai nani ma anche dai principi! Che non si sa mai…

Sull’ultima tavola Biancane appare tutt’altro che tristemente consegnata ai rigori della morte: un’elegante mascherina per gli occhi, una posa morbida e rilassata, un sorriso eloquente…Ed un cartello chiaro: “Per favore NON svegliatemi”

Un albo movimentato, vivace, colorato, in cui umorismo ed ironia sono chiavi di lettura privilegiate per un tema importante: in una famiglia, in una comunità, che sia essa composta da due persone o da settantasette, il modo per garantire equilibrio e benessere per tutti è dividere il lavoro. E non è assolutamente automatico che il (o i) componente femminile debba sobbarcarsi tutto il lavoro di cura. Se le viene richiesto, o peggio preteso, ben venga la ribellione, come ci insegnano Biancaneve o la signora Maialozzi di un bell’albo di Antony Browne.

“Biancaneve e i 77 nani” di Raphaëlle Barbanègre e Davide Calì, Giralangolo, 2016, 36 p., 13,50 euro

(Età consigliata: dai 4 anni)

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Io sono il blu, il giallo, il rosso e coloro il mondo!

 

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Una lieve poesia di Sophie Fatus accompagna le sue gaie illustrazioni per raccontare ai bambini la magia dei colori che accendono il mondo.

Un albo dal formato quadrato, dalle pagine piacevolissime al tatto, grazie alla carta liscia e luminosa. Un libro da sfogliare come fosse un benefico viaggio, che regala, oltre a quelle visive, sensazioni olfattive e suggestioni musicali. E’ un po’ come conoscere, e ri-conoscere, i colori immergendosi nella realtà, lasciandosi da essa permeare. Infatti il narratore immagina di essere egli stesso il blu, il rosso, il giallo che racconta: “Se io fossi il giallo…” fantastica e sulle pagine si animano il sole, il grano e teneri pulcini.

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Il libro, oltre a essere poetico, è anche utile per comprendere la distinzione tra colori primari e colori combinati grazie all’inserimento di fogli in plastica trasparente colorata i quali, sovrapposti ad alcune tinte ne restituiscono altre.

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Ecco allora che grazie al giallo e al blu prende vita il verde e tutto ciò che da esso è colorato: il prato, le tartarughe e perfino un coccodrillo. E così accade anche per il viola o per il marrone. Fare un gesto è come mescolare pastelli o tempere, creare un colore nuovo come fanno i pittori grazie ad un semplice espediente di cartotecnica che incanta i bambini.

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L’autrice, nella sua vivace esplorazione, non dimentica il nero e il bianco; il primo viene presentato come l’assenza dei colori, la notte che spegne le luci del giorno oscurandolo per un poco, mentre il secondo, con una bella immagine di un arcobaleno trasportato da una candida farfalla, come la sintesi di tutti, la tinta che appacifica, che lascia spandere il silenzio, soffice e accogliente come neve.

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se fossi il blu 7Il fascino dell’albo risiede nella sua grazia ed armonia, nel susseguirsi lieve di piccoli affreschi delicati che, oltre a raccontare dei colori, narrano il mondo, ed entro esso la natura, gli affetti, le avventure, i cambiamenti, in un girotondo che dai colori “fisici” passa a quelli dell’animo, del cuore, degli occhi che guardano. Il piccolo narratore “si fa” egli stesso colore, come a dire che è il suo sguardo a permeare la realtà e ad animarla.

Ed è uno sguardo gioioso e curioso, uno sguardo bambino, intendendo l’infanzia come quel terreno di scoperte e meraviglie, di vitalità ed entusiasmo che sa dare vita ai colori e farne scoperta.

Alla fine del libro una tavola da colorare: un bel prato con volo di farfalle per sbizzarrirsi con tutte le tinte incontrate tra le pagine e far sentire attivo il piccolo lettore. E’ interessante notare che l’albo nella sua interezza si presta ad un uso creativo, ad essere impiegato in attività con i bambini sia all’interno che fuori dalle pareti scolastiche.

“Se io fossi il blu…” di Sophie Fatus, Lapis, 2016, 76 pag., 14,50 euro

(Età consigliata: dai tre anni)

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