“Pinguino” di Polly Dunbar, Camelozampa

È passato molto tempo dall’ultima volta che ho scritto di un libro per bambini. È inevitabile che ci si senta un po’ arrugginite, che ci si domandi se senza un costante allenamento si perda la capacità di cogliere le peculiarità ed evidenziare gli elementi significativi di un buon libro.

Per ricominciare servirebbe un testo che faccia tutto da sé, che si auto-presenti quasi, in tutta la sua limpida capacità di catturare lo spirito dell’infanzia.

La fortuna – e un buon ufficio stampa – ha voluto che sia esattamente incappata in un lavoro così. Un libro di quelli in grado di spalancare davanti agli occhi del lettore l’universo-bambino fatto di elementi quotidiani, elementi fantastici – in escalation umoristica – irriverenza e tenerezza.

“Pinguino” di Polly Dunbar, edito in Italia da Camelozampa, in uscita il 14 gennaio, bestseller e pluripremiato all’estero, è indubbiamente un albo che muove al sorriso a una prima lettura. È chiaro che l’autrice ha imparato le lezioni di grandi autori per l’infanzia: qualcosa mi ha richiamato alla mente, tra i miei preferiti, Ole Könnecke con il suo Camillo, oppure Oliver Jeffers, o chissà quanti altri che sanno mettere in scena solo il bambino, senza linea di demarcazione tra ciò che è reale e ciò che è irreale e basando l’effetto umoristico sull’elemento fantastico che appare allo stesso tempo naturale e parossistico, assurdo ma mai stonato.

Ben riceve un regalo, è un pinguino.

Il pinguino è un animale ricorrente nei libri per bambini, probabilmente per la sua capacità di essere naturalmente buffo, involontariamente simpatico.

Ben desidera giocare con il suo nuovo amico ma questi, ahimè, non collabora. Non parla nemmeno.

Il bambino non si dà per vinto e mette in scena tutte le sue strategie per convincere il pinguino a pronunciare parola. È qui che parte l’escalation: prima il solletico, le mosse buffe, i balletti, poi via agli sberleffi, le spinte, le prese in giro… Tutto vale affinché l’animaletto parli.

Fino al punto di rottura totale con il reale. Per far animare il pinguino si può ricorrere a un razzo che vada nello spazio e ritorni o a un leone che passa lì per caso.

Nulla di strano che un leone passi lì per caso: siamo fin dall’inizio nella dimensione del gioco, ma non è un gioco dichiarato, è un patto implicito che già alla prima pagina si fa con il lettore, amplificato anche dalla totale assenza di contesto. Le azioni di Ben e Pinguino si muovono su sfondo bianco, non c’è un tempo e non c’è uno spazio.

Ed ecco che la Dunbar tira fuori un altro asso della comicità nei libri per l’infanzia: l’irriverenza e anche quel pizzico di brivido che, lungi dall’essere spaventoso – più comico, direi – piace molto ai piccoli lettori.

Il leone, pur invitato da Ben, rifiuta di mangiare il pinguino ma decide invece di fare un sol boccone del bambino, troppo rumoroso per i suoi gusti.

L’elemento di punizione non è ovviamente moraleggiante, e non c’è alcun pericolo che venga colto in tal modo (a meno dell’intervento di qualche genitore inopportuno…). L’effetto è solo divertente, come solo buffo è il leone, azzurro e dal muso simpatico.

La Dunbar è brava a non amplificare questo momento di climax né con il testo né con le immagini, lasciandolo quasi en passant e puntando l’effetto comico più sulla tavola successiva che mostra il grande leone rilassato e soddisfatto a leccarsi i baffi.

La risoluzione del racconto è affidata tutta a Pinguino che dimostra non soltanto di essere perfettamente in grado di salvare il suo amico ma anche di essere capace di comunicare con lui.

La chiusa dell’albo è tenera. L’elemento originale è la scelta che l’autrice fa di affidare la “parola” di Pinguino a una successione di immagini, questo offre al bambino anche la possibilità di ripercorrereri-raccontare – i passaggi della storia, in un momento applicativo spontaneo ma gratificante.

Molto vivace è la costruzione delle pagine e la composizione di testo-immagine. Si alternano figure piccole in rapida successione a tavole più classiche giocate sulla singola o sulla doppia pagina.

Anche il posizionamento del testo rispetto all’immagine è variegato, ma il tenore della parte verbale è pacato ed essenziale e l’effetto più dirompente è affidato alle figure quando con esso entrano in contrasto.

Un libro ben fatto nel quale chi bazzica l’albo illustrato può ritrovare tante tracce sapientemente fuse e rielaborate per dare vita a un racconto divertente in grado di collocarsi tra i preferiti di tanti bambini.

PINGUINO, scritto e illustrato da Polly Dunbar

traduzione di Sara Saorin

collana Le Piume

euro 16,00

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