Leo, una storia di fantasmi

I fantasmi fanno sempre paura? Talvolta nei libri per bambini accade che non ne incutano affatto, che siano declinati in termini docili e teneri, prossimi allo spirito infantile e in grado, anzi, di provare emozioni e stati d’animo propri dei nostri piccoli.

E’ ciò che accade nell’albo “Leo, una storia di fantasmi” di Mac Barnett e Christian Robinson, il cui protagonista è un simpatico e innocuo fantasmino, desideroso, proprio come molti dei suoi giovani lettori, di avere degli amici, di essere “visto”, di uscire dalla solitudine.

La storia

Leo è un fantasma-bambino, invisibile agli occhi umani, che vive in una grande casa disabitata e trascorre il suo tempo pacificamente, disegnando o leggendo.

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Fin quando lo stabile non viene acquistato da una famiglia. Felicissimo di avere compagnia, il nostro amico invisibile si fa in quattro per i nuovi inquilini ma non riceve l’accoglienza desiderata. Papà, mamma e figlioletto, infatti, restano terrorizzati nel vedere vassoi e tazzine che volano nell’aria e, invece di essere felici di the e biscotti offerti, decidono di disinfestare l’appartamento.

Leo si trova quindi a vagare per la città, una città cambiata, che non riconosce più. Nessuno è in grado di vederlo, nessuno può soddisfare il suo profondo desiderio di avere amici e colmare così la sua solitudine.

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Soltanto una bambina sembra riuscire a distinguerlo dall’aria che lo circonda. Una bimba che non ha nessun problema a coinvolgerlo nei propri giochi e a presentarlo con gioia alla schiera dei suoi amici immaginari.

D’altra parte per chi è in grado di rapportarsi con tre amici immaginari cosa volete che sia vedere un fantasma? La fantasia che tutto rende materico – da un castello a un cavallo, da una spada a un criceto gigante – ha pochi limiti ed è un enorme potere creativo.

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Leo è felicissimo ma un po’ timoroso: quando dovrà spiegare all’amica che lui è un fantasma e non uno dei suoi amici immaginari cambierà qualcosa? La piccola avrà paura di lui e lo scaccerà?

Un episodio poco piacevole – un tentativo di furto nell’appartamento della bambina – offrirà al piccolo fantasma la possibilità di essere d’aiuto e di svelare il suo segreto. Scoprendo che anche un essere invisibile come lui può essere reale, realissimo, quando si tratta di amicizia.

Perché mi piace

Perché è una storia narrata con estrema grazia, allo stesso tempo coinvolgente, toccante e sorridente, che sa raccontare di bisogni profondi ma anche di risorse potentissime dell’infanzia, che sono quelle del gioco e della fantasia.

Perché permette ai bambini di identificarsi, di empatizzare con il piccolo fantasma, riconoscendo come proprie le sue emozioni.

Perché viene riconosciuto pienamente il mondo dell’infanzia, la capacità dei piccoli di creare universi di gioco concreti, di viverci dentro. Perché è un albo rispettoso dell’animo infantile, che parla il linguaggio di bambini e bambine, senza che sguardi o morali adulte si infiltrino e veicolare messaggi.

Perché c’è anche una bella storia, avventurosa e non banale.

Le illustrazioni

Pur con un testo abbastanza corposo per un albo illustrato, le illustrazioni non perdono centralità, né la capacità di ben dialogare con le parole scritte. Le tavole sono grandi, di buon respiro, spesso sviluppate sulla doppia pagina. Lo stile è semplice, anche nella scelta stilistica prevale una visione infantile, come se le figure fossero tracciate dalla mano di un bambino. Il colore prevalente è l’azzurro, declinato in varie tonalità, al quale si associa il bianco di sfondi e dettagli, a conferire luminosità.

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Età consigliata: dai 4-5 anni

Leocop“Leo, una storia di fantasmi” di Mac Barnett e Christian Robinson (trad. G. Rizzo), Terre di Mezzo, 2016, 48 pag., 15 euro

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