“Un elefante in giardino” di Michael Morpurgo, Il battello a Vapore (Piemme)

Garbato, equilibrato ed impressivo, “Un elefante in giardino”, del celebre e prolifico scrittore per ragazzi inglese Michael Morpurgo, ci porta agli anni drammatici della seconda guerra mondiale raccontandoci una vicenda che, pur essendo fantastica, non perde la sua caratteristica antibellica e pacifista.

Avevo conosciuto l’autore leggendo un altro suo gradevolissimo romanzo, dalla forte impronta ecologista: “L’isola delle balene” edito da Il Castoro.
Ho ritrovato con piacere, in quest’altro suo racconto, la stessa prosa misurata e pacata, la delicatezza ma insieme la partecipazione e il realismo nel denunciare la barbarie umana che si può manifestare in tanti modi, dalla crudeltà verso la natura all’orrore della guerra.
Attraverso i comportamenti dei suoi protagonisti, Morpurgo lascia trapelare il suo rispetto per i valori umani di pace e fratellanza e il suo amore per gli animali e per il mondo naturale.

La storia si apre ai giorni nostri. L’anziana Elizabeth è ricoverata in una casa di cura e qui fa la conoscenza di Karl, il figlio della sua infermiera. Il bambino, nel nome e nei comportamenti, le ricorda vivamente il suo fratellino Karli e questa associazione la spinge a raccontare, a lui e alla madre, l’incredibile storia della sua fuga da Dresda in fiamme sotto i bombardamenti alleati.
Elizabeth, detta Lizzie, nel 1945 ha sedici anni e vive nella città tedesca con la madre Mutti e il fratello minore. Il padre combatte al fronte, in Russia e lei e la sua famiglia faticano, come tutti ad andare avanti in un paese in guerra dove privazione e povertà sono all’ordine del giorno.

La mamma presta servizio nello zoo cittadino dove si affeziona talmente ad un’ elefantina orfana che, quando il direttore dello zoo delibera che in caso di bombardamento tutti gli animali feroci o di grande taglia sarebbero stati abbattuti per evitarne la fuga e il conseguente rischio per la popolazione, decide di metterla in salvo portandola a casa con sé. Marlene – questo il nome dell’elefante – prende così dimora nel giardino della famiglia diventando velocemente beniamina dei ragazzi e attrattiva irresistibile per tutto il vicinato.
E, inconsapevolmente, anche provvidenziale salvezza per la vita di Lizzie e dei suoi familiari.
Il 13 febbraio infatti, giorno del terribile bombardamento che rase al suolo Dresda, Karli, Mutti e la ragazza si trovano fuori per far passeggiare il pachiderma in una zona isolata poco attrattiva per i bombardieri. Scampano così al fuoco ma, non avendo più una casa dove tornare, decidono di mettersi in viaggio per raggiungere la fattoria degli zii e ricevere lì ospitalità. Qui però non trovano i familiari, probabilmente anch’essi fuggiti, ma un giovanissimo paracadutista canadese della RAF sopravvissuto alla distruzione del suo aereo.
Dopo un primo momento di avversione, le false inimicizie indotte dalla stupidità della guerra verranno messe da parte e i quattro decideranno di mettersi insieme in cammino per raggiungere le truppe alleate, sempre con l’amata elefantessa al seguito.

Inizia così la loro odissea: una disperata fuga attraverso tutta la Germania incrociando frotte di esseri umani disperati, infreddoliti e affamati, ripiegando nei boschi per timore di delazioni, dormendo di giorno in rifugi improvvisati, viaggiando di notte guadando fiumi e ruscelli, superando colline e territori impervi, scampando a pericoli e incontrando anche persone di animo nobile.
Una carovana eccentrica ma determinata, rinfrancata dalla presenza di Marlene, mascotte ed insolita cavalcatura per il piccolo e cagionevole Karli, sfamata dalle benevole razzie di Peter, guidata dall’instancabile e forte Mutti e tenuta insieme dall’amore, quello tra madre e figli, quello di tutti per il dolce elefante e quello, appena in sboccio, tra Lizzie e il soldato canadese.

Una storia, per fortuna, a lieto fine, dove tutto trova la sua buona risoluzione e le fatiche dei personaggi la giusta ricompensa.
Ma il libro resta comunque permeato da una forte condanna della guerra. Senza entrare nei dettagli del conflitto, l’autore ci restituisce un affresco realistico e veritiero, appena appena mitigato dalla presenza fantastica e irrealistica dell’elefante.
Leggendo le pagine di Morpurgo sembra quasi possibile che il grosso animale abbia calpestato il suolo assieme ai suoi compagni di viaggio, resta facile immaginare le scene, le fatiche, le sofferenze, pare di sentire il freddo e la fame e non si fa fatica a gioire nei momenti di sollievo e consolazione, di vicinanza e affetto.
L’espediente dell’animale permette di raccontare ai ragazzi pagine di storia più quotidiana, meno eclatante delle battaglie, ma forse più vera, rendendole comunque interessanti ed emozionanti. Vestendo da fiaba una realtà dura, addolcendola ma non privandola del suo necessario insegnamento.

La prosa del romanzo è pacata e descrittiva, posata e calibrata. Una prima persona che ha l’andamento del racconto d’altri tempi, senza picchi emotivi ma con un tono calmo e rassicurante, preciso ed accurato.
Un libro, per le sue caratteristiche, adatto a lettori già piuttosto esperti ed abituati a pagine dove la velocità e i colpi di scena lasciano il posto alla cura dell’esposizione e alla resa degli scenari raccontati, anche quelli interiori, senza però scadere nella piattezze e nella noia.
Ottimo anche da prendere in considerazione come lettura nelle scuole, là dove si affrontino temi relativi al periodo storico narrato.

Gli armoniosi e morbidi disegni a matita di Michael Foreman, sfumati nei toni del bianco-nero-grigio, affrescano qua e là le pagine, regalando al lettore delle calzanti immagini di alcuni dei momenti salienti delle vicende.

(età consigliata: da 9 anni)

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