“Millions” di Frank Cottrell Boyce, Fabbri

“Avevamo pensato che il denaro potesse prendersi cura di tutto, ma avevamo finito col doverci prendere cura noi del denaro”

Un libro per ragazzi che tratta, in chiave di commedia, il tema – poco affrontato nella letteratura per l’infanzia – del rapporto con i soldi e del loro poter essere, oltre che una risorsa, un peso difficile e pesante da gestire; soprattutto quando sono in grado di modificare troppo la vita e i rapporti con le persone.
La vicenda è fantastica e paradossale ma riesce ugualmente, tra un sorriso e l’altro, a lanciare spunti leggeri di riflessione.

Alzi la mano chi non ha mai fantasticato su improvvise vincite milionarie o su miracolosi ritrovamenti di grandi somme di denaro.
E’ esattamente ciò che accade a Damian, il sensibile ragazzino protagonista di questo dolceamaro romanzo, che un giorno si imbatte in una sacca piena di soldi, letteralmente piovuta dal cielo.
Damian e Anthony Cunningham, inglesi, hanno nove e dieci anni, sono orfani di madre e vivono col solo padre che si arrabbatta come può tra casa e lavoro per crescerli bene.
A differenza del fratello maggiore, che è pragmatico, concreto, sveglio e deciso, il più piccolo appare fragile, chiuso e sognatore. Provato dalla perdita della figura materna, si è ritagliato uno spazio di fantasia tutto suo rifugiandosi nello studio, quasi maniacale, delle figure dei santi.
Damian, che ha ricevuto il compito alla morte della mamma di essere bravo, quasi eccellente, ha deciso di ispirarsi ai santi tradizionali; ne conosce le opere a memoria e non perde mai l’occasione di citarle e cercare di emularle. Per questo motivo si è costruito un “eremo” vicino alla ferrovia, una piccola tana di scatoloni dove si nasconde nei momenti difficili.
E’ proprio in questo luogo intimo e di consolazione, che un giorno si vede piovere in testa un borsone pieno zeppo di sterline. Il ragazzino è convinto che sia un dono divino per compensare la perdita affettiva subita e senza indugio corre ad informare il fratello.
Anthony, più smaliziato e meno ingenuo, comprende subito che Dio c’entra poco: il mucchio di soldi è in realtà caduto da un treno in corsa colmo di denaro destinato ad essere bruciato.
Ci troviamo infatti a pochi giorni dall’ingresso della Gran Bretagna nell’euro e la vecchia valuta deve essere smaltita.
Ovviamente questo complica la questione: i due ragazzi si trovano in mano un’enorme somma che nel giro di pochissimo tempo perderà totalmente di valore. Bisogna spendere tutto e farlo velocemente, ma come?
Tra le tendenze speculative di Anthony e quelle caritatevoli di Damian, il cui obiettivo resta sempre quello di rimanere il più possibile vicino alla santità, i due fratelli vanno incontro ad una serie di avventure spassose ma anche emblematiche del rapporto che molte persone instaurano col denaro.
A scuola, ad esempio, dove i ragazzini introducono una gran quantità di contanti, iniziano a verificarsi casi di speculazione, di inflazione, si modificano le interazioni tra gli alunni e si assiste ad una vera e propria omologazione. A rifletterci, sono gli effetti che spesso i soldi hanno all’interno di piccole o grandi comunità…
Ma gli eventi non si fermano qui! Ben presto si scopre che le sterline non sono cadute dal treno per caso ma che gli eventi erano programmati come parte di una grande rapina ben congegnata. Va da sè che i ladri non sono certo disposti a perdere facilmente parte del bottino….
Così i nostri giovanissimi eroi, oltre che col denaro, si trovano alle prese con loschi figuri disposti a tutto pur di recuperarlo.
E come se tutto ciò non bastasse c’è da fare i conti anche con una sospetta nuova fidanzata di papà che non si comprende se più affezionata alla famiglia Cunninghan o all’improvvisa ricchezza…

Un romanzo di piacevole lettura e dal ritmo vivace e incalzante, con scene d’azione e picchi di suspance (non per nulla l’autore è uno sceneggiatore e dal libro è stato presto tratto un film), ma non privo di momenti più intimi e riflessivi.
Intelligente e ben riuscita è la scelta di raccontare la storia dal punto di vista di Damian, che rappresenta la voce narrante. Il personaggio del ragazzino è infatti costruito per essere quanto più lontano possibile dall’interesse per i “beni materiali” e la sua figura, così ingenua, mite, buona d’animo e candida, contrasta perfettamente con le vicende narrate, con il risultato di divertire ma anche intenerire e toccare il lettore.
Il racconto così architettato riesce a porre il suo focus non sulla necessità o la fortuna di possedere tanto denaro, bensì sull’incosistenza di fatto della facile ricchezza, che rischia di diventare un fardello e minare la serenità della vita e i rapporti affettivi di chi la riceve.

Il finale è l’unico possibile e ha il pregio di simboleggiare la crescita emotiva del giovane protagonista che passa dall’essere colui di cui tutti si preoccupano a quello che prende in mano la situazione e, decidendo autonomamente secondo i proprio valori, conduce la storia all’epilogo più giusto.

(età consigliata: dai 10 anni)

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