“Giò il miliardario” di David Walliams, L’Ippocampo

giòilmiliardarioChe David Walliams – autore del gustosissimo e brillante “Giò il miliardario”, edito da L’Ippocampo – si sia formato, metaforicamente parlando, alla scuola di Roald Dahl – come recita la fascetta gialla allegata al libro unendosi al coro di tanti critici – è aspetto piuttosto evidente che prende via via consistenza man mano che ci si addentra nella lettura.
In comune con il grandissimo autore per bambini britannico ha sicuramente il senso dell’umorismo ironico e vivace, quella capacità di dosare l’eccesso facendo sì che il risultato sia più esilarante che inverosimile, il  guizzo di giocare col paradosso senza mai sconfinare oltre i limiti del piacevole, tessendo una storia divertente, arguta ma anche lasciando percepire al lettore, sul finire del gusto frizzante, il sapore di un messaggio, non moraleggiante ma formativo e attuale.
Che poi Walliams rubi a Dahl qualche espediente narrativo, qualche gioco linguistico, qualche metodologia di caratterizzazione dei personaggi, è peccato veniale che si può perdonare se in cambio c’è l’offerta di un ottimo racconto, adatto anche ai lettori meno forti, anzi, utile proprio per incentivare il piacere della lettura con la pratica del divertimento.

Oggigiorno, si sa, siamo circondati dal mito dell’apparenza, dell’avere e del consumare e, soprattutto quando i ragazzini si affacciano alle soglie dell’età preadolescenziale, il meccanismo del branco – fomentato dalla televisione e dalla sovrabbondanza di messaggi pubblicitari dai quali sono circondati – tende a risucchiarli in una logica del “più hai-più sei”.
Pur essendo io ottimista e ritenendo che, se l’educazione familiare rema contro e i bambini hanno modelli positivi, questa può costituire solo una fase, una sorta di passaggio obbligato dal quale uscire più solidi non appena la ricerca di identità e di sicurezza tipica dell’adolescenza allenta la sua morsa, ritengo utile una lettura che, pur puntando sullo spasso e sul brio molto più che sulla morale, possa passare il messaggio che “non tutto si può comprare” e che “l’avere è effimero mentre i sentimenti e la cura della propria interiorità sono per sempre”.

Soprattutto se si ride come con Giò Patata, il piccolo miliardario erede dell’impero Chiappefresche in cerca di amici!

Giò ha dodici anni e possiede tutto ciò che un ragazzino possa desiderare.
Anzi: possiede molto più di quanto un ragazzino possa desiderare nei suoi sogni più arditi. Tra piste vere di Formula Uno, video giochi e sale cinema, tra animali esotici e stadi di calcio, paghette miliardarie e parchi acquatici personali, è un bambino che non deve far altro che chiedere per ottenere qualunque bene.
In apparenza almeno, perché ciò che affligge Giò e lo rende tutt’altro che felice è qualcosa che non si può sconfiggere nemmeno a suon di miliardi: la solitudine.
Bhe, sì certo, potrebbe pagare un’intera squadra di pallone per farsi fare compagnia, o organizzare feste stratosferiche una sera sì e l’altra pure, ma il ragazzino vuole ciò che non si compra: affetto vero e, soprattutto, disinteressato.
Non lo riceve dal papà che, pur amandolo molto, è accecato dalla bella vita che i soldi gli assicurano.
Non lo ottiene dai compagni di scuola, viziati nobil fanciulli che lo prendono in giro per il modo poco elegante con cui suo padre ha fatto fortuna, e cioè inventando e mettendo sul mercato l’impareggiabile carta igienica Chiappefresche, l’unica double-face, umida da un lato e in grado di assicurare una pulizia perfetta delle zone intime.

La situazione pare migliorare quando Giò cambia scuola e ottiene, dopo tante richieste, di frequentare l’istituto pubblico e non il collegio per ricconi cui era abituato.
Qui cerca in tutti i modi di mantenere l’anonimato e per un po’ la cosa pare addirittura funzionare e ben presto si guadagna ciò che più desiderava: un amico! Nella persona di Bobo, ragazzino in carne come lui e un po’ bistrattato dai compagni, ma sensibile, di animo nobile e coraggioso.

Sembra procedere tutto per il meglio fin quando, per un increscioso contrattempo, la verità non viene a galla e tutta la scuola apprende ciò che mai avrebbe dovuto sapere: Giò è un fantamegamultimiliardario!
E quando si mettono di mezzo i denari, i legami e i sentimenti finiscono per andare in frantumi…
Tra qualche errore di Giò, che in fondo è abituato a sistemare i problemi con i soldi, e una grave intromissione del genitore, preoccupato che il figlioletto non abbia un amico, gli eventi precipitano verso quello che dapprincipio appare come un destino segnato e obbligato e poi svolta rovinosamente verso la catastrofe.
Ma mentre tutto è in bilico – gli affetti come il patrimonio – ecco che grazie al coraggio di Giò e alla forza dell’amore e dell’amicizia la storia volge verso il buon finale.
Forse un po’ meno opulento del punto di partenza, ma di sicuro più ricco, almeno dalla prospettiva del cuore.

Un romanzo costruito sul filo di un’ironia irresistibile e dirompente, reso con uno stile accattivante e scorrevolissimo.
Scoppiettante dalla prima all’ultima pagina, comicamente paradossale in tante invenzioni narrative – dalla descrizione delle ricchezze della famiglia Patata al bizzarro menù della mensa scolastica – il libro davvero si legge da sé, facendo la felicità di tanti giovani lettori che possono sperimentare che la pagina scritta può essere anche, e soprattutto, uno spasso.

Arguta e ben pensata, con un piacevole retrogusto satirico, la caratterizzazione dei personaggi. Esilarante la fidanzata del signor Patata – l’opportunista bellona con poco cervello– come anche i bulli della scuola – i terribili gemelli Infamia, identici pur essendo un maschio e una femmina.
L’autore riesce a destreggiarsi con gli stereotipi – e la loro parodia – con intelligenza, là dove il gioco non è ribaltarli ma ridicolizzarli, svelando tra le righe beffarde la triste verità che ci circonda: apparenza, denaro e prepotenza solo diventate le parole chiave per ottenere, poco importa la sostanza o il sentimento che ci fossero o meno dietro.

Perfettamente in tono con lo spirito del romanzo si trovano le illustrazioni vivaci e umoristiche di Tony Ross che, al servizio della trama, si ingrandiscono o si fanno miniature, mantenendo sempre la giocosità e la sagacia, il brio e l’efficacia.

Posso infine fare un appunto a David Walliams? A me la sua pagina di ringraziamenti è piaciuta infinitamente meno della storia. Ecco, in quella paginetta, il gioco ironico, a mio parere, è sconfinato in alcuni punti nel sarcastico, perdendo in eleganza e peccando di autocompiacimento.

(età consigliata: dai 10 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: Giò il miliardario

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