La solitudine delle stelle lontane

L’incipit

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Cosa racconta

Ci troviamo nello spazio, più precisamente a bordo della nave spaziale Ventura, ottanta anni dopo la sua partenza dalla Terra. La sua missione è speciale: dopo aver intercettato un segnale proveniente dal sistema solare di Epsilon Eridani, la NASA ha ritenuto potessero esserci buone speranze di aver trovato segni di presenza extraterrestre. Data la distanza della stella, sarebbe stato impossibile raggiungerla nel tempo di una spedizione spaziale. Si è optato quindi per un viaggio intergenerazionale, facendo imbarcare un certo numero di coppie in grado di assicurare la discendenza per i trecento anni necessari al raggiungimento della destinazione.
In un tale sistema è necessario regolare con attenzione le nascite. Nulla è quindi lasciato al caso, i sentimenti non contano: le coppie genitoriali vengono stabilite da algoritmi genetici e i ragazzi e le ragazze, al termini del loro ciclo di istruzione, tra i quindici e i diciassette anni, scoprono l’identità di chi li accompagnerà nella formazione della famiglia.

Seren fa parte della Generazione 84, non ha mai conosciuto la Terra, come non l’hanno conosciuta i suoi genitori, e non vedrà nemmeno l’esito del viaggio, per la conclusione del quale sono necessari almeno altri duecento anni.
Mentre tutti intorno a lei paiono fedeli alla missione, ben asserviti al sistema che la sostiene, Seren si mostra da subito critica e dubbiosa, si sente privata di una vita vera e piena, pedina di un piano che per lei ha ben poco significato. Dimostra i suoi sentimenti ed emozioni con un’indole ribelle e insofferente, con atteggiamenti chiusi e pessimisti che le valgono il nome di soggetto difficile, di ragazza depressa e vulnerabile.

La situazione peggiora quando alla giovane viene assegnato il compagno d’ordinanza: si tratta di Ezra, il figlio della comandante della nave, che, per quanto sia ambito da molti, a Seren risulta insopportabile, perché borioso e arrogante.
Sembra che il senso sia sfuggito del tutto nella vita della protagonista, che si sente svuotata di qualunque speranza, quando, per caso, conosce l’affascinante Domingo Suarez e se ne innamora perdutamente, ricambiata.

Ma non c’è posto per l’amore nel mondo di Seren, anche quando questo è intenso e sincero, quando in suo nome ci si sente invincibili e coraggiosi. Nonostante gli sforzi dei due ragazzi per stare insieme e poter vivere la loro relazione, che è chiaramente una grave violazione all’ordine di Ventura, il controllo e la repressione si stringono intorno a loro, portandoli fino all’estrema conseguenza di dover scegliere: o rinunciare l’uno all’altra e piegarsi alle ferree regole della loro società ristretta, o decidere di rischiare fino alla conseguenza finale, fino a mettere a rischio le loro stesse vite.

Come lo racconta

Nonostante l’ambientazione spaziale, La solitudine delle stelle lontane non è un libro di fantascienza. Sicuramente c’è del “fanta”, perché l’idea dell’autrice è intrigante e non battuta, ma non c’è affatto “scienza”, e tanto meno sono approfonditi o indagati interrogativi e questioni proprie del genere. Sicuramente questa scelta alleggerisce il romanzo, però devo ammettere che mi sarebbe piaciuto veder affrontare con un po’ di profondità in più almeno la questione centrale della missione intergenerazionale, indubbiamente interessante e in grado di sollevare da un lato dubbi etici, dall’altro entusiasmi visionari.

Il tutto è invece reso esclusivamente dal punto di vista della protagonista, il che mi fa immaginare che la Ling abbia voluto, più che scrivere di fantascienza, mettere sulle pagine una metafora della condizione adolescenziale. Una metafora radicale e impressiva, indubbiamente, perché il sistema chiuso da cui fuggire, che rappresenta forse il mondo degli adulti con le loro rigidità, le regole incomprensibili imposte senza che ne venga chiesta la rielaborazione e la condivisione, qui è davvero claustrofobico e senza scampo.

Al giovane in crescita viene chiesto di scegliere in modo definitivo e rischioso: o conformarsi alla società che gli viene presentata e imposta, o ribellarsi per abbracciare “un nuovo mondo”, pieno di pericoli e incognite ma anche finalmente libero, ricco d’ossigeno e possibilità. L’amore, le passioni, ciò che radica alla vita e porta alla scoperta del sé sono il motore della decisione finale, il coraggio la virtù necessaria.

Al di là delle interpretazioni, il romanzo è sicuramente accattivante e scorrevole: si legge d’un fiato curiosi di conoscere come va a finire la storia di Seren e Dom. La prosa – in prima persona dalla voce della protagonista – è colloquiale, veloce, sciolta, un flusso di pensiero e parola che ben rappresenta il carattere della ragazza. Gli altri personaggi sono invece, a mio parere, caratterizzati un poco approssimativamente: restano piatti tanto che di alcuni risultano poco comprensibili le scelte, anche quando queste sono la chiave di volta dell’intera vicenda.

Rischiando di peccare di spoiler (chi è intenzionato a leggere il libro magari salti le prossime righe), vorrei esprimere anche qualche dubbio sul finale, la cui evoluzione lieta a tutto tondo mi è parsa un poco forzata e soprattutto affrettata (anche se non nego che mi ha lasciata tirare un sospiro di sollievo). E’ vero che sovente si sostiene che i libri per ragazzi, nel chiudersi, debbano lasciare sempre aperta la via della speranza (tanto da criticare ferocemente quelli che invece paiono non farlo) ma ritengo che la questione sia molto più sottile e profonda di un semplice lieto fine, magari, come in questo caso, non elaborato completamente.

A chi lo consiglio

Ai romantici, a chi ama le ambientazioni fantascientifiche, a chi desidera immaginare mondi lontani, a chi è alla ricerca di storie d’amore intense che non si arrendono di fronte a nulla.

(Età consigliata: dai 13 anni)

Se il libro ti piace, compralo QUI: La solitudine delle stelle lontane

la-solitudine-delle-stelle“La solitudine delle stelle lontane” di Kate Ling, Il Castoro, 2016, 298 pag., 15,50 euro

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