“Cuori di waffel” di Maria Parr, Beisler

cuori-di-waffel_beislerAvventura, amicizia, gioia di vivere, emozioni autentiche, una sana autonomia dell’infanzia – pur se inserita in un contesto di relazioni famigliari calde e amorevoli – è ciò che si respira nel delizioso romanzo di Maria Parr, “Cuori di Waffel”, pubblicato in Italia da Beisler e candidato come finalista al Premio Andersen 2015 come Miglior libro 9/12 anni.

Sulla quarta di copertina troneggia un condivisibile giudizio entusiasta che definisce l’autrice come la “nuova Astrid Lindgren norvegese”. E in effetti le atmosfere che vengono richiamate all’immaginazione in queste pagine rassomigliano senz’altro, pur senza perdere in originalità, a quelle evocate dalla celeberrima scrittrice svedese. In particolar modo le ambientazioni e lo spirito – solare e animato dalla specialità di uno sguardo che rende magico anche l’ordinario – di “Vacanze all’isola dei gabbiani”.

E’ ammirabile quando in un libro per ragazzi si riesce a rendere davvero nel profondo l’animo di un’infanzia autentica, che è mostrata nei suoi slanci – nelle marachelle, nella voglia d’avventura, nei moti di ribellione e nel bisogno di autonomia – ma anche nelle emozioni e nei sentimenti più intimi e veri – le insicurezze, le paure, le angosce, le delusioni… Il tutto amalgamato lievemente, ben inserendo gli eventi nel flusso temporale – un anno che si svolge, da estate e estate – raccontando tutti i chiaro-scuri della vita, le gioie come i dolori, perfino la perdita delle persone care.

Permea le pagine una considerazione del bambino – dei bambini – rispettosa; i piccoli protagonisti si muovono in un contesto privilegiato – un piccolo centro in riva al mare e ai piedi di un colle dolce, collegato alla città tramite un traghetto – dove la natura si offre come terreno quotidiano di esplorazione, dove è possibile un contatto con gli animali ed è permesso scorrazzare liberi, senza la costante e ansiosa supervisione degli adulti che affligge la generazione dei nostri figli.

Da bambina ho avuto anche io il privilegio, nei mesi estivi, di godere di una dimensione paesana e campagnola, entro la quale muovermi spensierata, a piedi o in bicicletta, sola o accompagnata da una masnada di coetanei. I genitori e i nonni servivano solo a richiamare per l’ora di cena, a medicare qualche sbucciatura o a consolare una lacrima di troppo. Oggi sono sempre meno i piccoli che beneficiano di una libertà simile, per motivi che non sono altro che alibi che si autogiustificano e autoalimentano. E allora le storie come questa paiono esotiche o fantasiose, quando invece dovrebbero essere semplicemente naturali, empatiche, vicine.

Trille e Lena sono coetanei e vicini di casa. Entrambi hanno otto anni e vivono a Martinfranta, che conta poche case e sorge su un fiordo. Trille ha una famiglia numerosa: tre fratelli, mamma, papà, il nonno e la zia-nonna, che cucina i waffel a forma di cuore e ha sempre una parola e un sorriso d’accoglienza. Lena abita invece con la sola mamma, dedita a strambe applicazioni d’arte e assemblatrice di motociclette mai ultimate, non ha mai conosciuto il papà e per questo, pur desiderandone uno, ha bisogno di capire a cosa servano mai (magari a mangiare i broccoli lessi al posto degli sventurati figlioli?).

Trille e Lena sono migliori amici. O meglio: Lena è sicuramente la migliore amica di Trille, perché lui, il tenero e sensibile narratore delle avventure, ne è ben cosciente e capita che glielo ripeta pure. Il bambino si chiede però se lo stesso sentimento viva in lei, più rude, vivace, indomita, coraggiosa, imprevedibile e facile ai cambiamenti d’umore. E certo non troppo tenera e sdolcinata da dilungarsi in dichiarazioni d’amicizia esclusiva.

Però, certo, i fatti parlano chiari. Perché Trille e Lena giocano sempre insieme. In estate, stagione in cui prende il via la narrazione, dal mattino alla sera, a costruire teleferiche da una finestra all’altra, a improvvisare arche di Noè sulla barca da pesca dello zio, a costruire streghe fantoccio da bruciare per la festa di mezza estate, a inventare battaglie di pirati insieme al nonno, complice d’eccezione di bravate e corse proibite nel cassone della vecchia motocicletta.

Lena e Trille sono una coppia amicale perfettamente assortita, impareggiabilmente complementare, nella quale la dolcezza e l’indole assennata del bambino si mescolano con il piglio ribelle e sicuro della bambina rendendo irresistibili i due compagni d’avventure.

Ogni capitolo del libro è dedicato ad un episodio che, oltre a coinvolgere i due protagonisti, mette in scena anche i gustosi comprimari, quei parenti e personaggi del paese che colorano una piccola società viva e ben caratterizzata, che diviene subito familiare al lettore, al quale pare di muoversi nei luoghi raccontati, dal piccolo porto al colle dove pascolano le capre, dalla spiaggia agli ambienti casalinghi, caldi e accoglienti.

Una birbanteria chiama l’altra, un’avventura segue la precedente, ma nello svolgersi di giornate straordinariamente ordinarie, anche la vita dei due bambini va incontro a qualche scossone. Magari piccino, come la ripresa della scuola o i vari incidenti – alcuni anche spaventosi – in cui inevitabilmente incappa Lena nella sua spericolata temerarietà. Ma anche eventi drammatici, come la morte della zia-nonna o il trasferimento di Lena in città, dopo l’incontro della mamma con un buon e premuroso medico spasimante e la decisione di riprendere gli studi d’arte.

Ma per fortuna l’amicizia vince su tutto. In queste pagine i protagonisti sono i bambini, loro è il punto di vista, loro le priorità. E’ una società incantevole dove anche gli adulti sanno comprendere, si rendono sensibili interpreti dei sentimenti dell’infanzia e vanno loro incontro, con apertura e generosità, pur non abdicando al loro ruolo educativo.

Il lieto fine non nega i dolori, non nega le difficoltà, non edulcora e non banalizza. Semplicemente mostra che la vita di una famiglia può essere affrontata dando a tutti i componenti lo stesso diritto all’ascolto e all’emozione, soprattutto quando questa è mossa da affetto e generosità.

Un romanzo che è davvero un gioiello, lieve come una carezza e divertente come una risata pulita e spontanea. Un piccolo manifesto all’amicizia, ai valori basilari e autentici che dovrebbero tenere insieme una famiglia, allo spirito d’infanzia quando non ha subito alcun furto da parte degli adulti e può rivelarsi travolgente, creativo, spensierato e profondo quale è.

(età consigliata: da 8 anni)

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