Garrincha. L’angelo dalle gambe storte

Recensione di Valeria Bodò

Da qualche parte ho letto che l’Italia è l’unico paese in cui si parla di calcio tutti i giorni della settimana, e non solo il lunedì dopo le partite di campionato.
Eventi sportivi come gli Europei o i Mondiali hanno il potere di unire il popolo e tirare fuori il tifo più sfrenato; i giovani sono spesso colpiti e coinvolti da queste manifestazioni che sanno entusiasmare anche gli adulti, senza differenze di età. Quei campioni ci sembrano supereroi, uomini e donne che possono riconsegnare la speranza, far brillare gli occhi, muoversi come felini e quasi volare.

Antonio Ferrara ci accompagna in una graphic novel da lui scritta e illustrata a conoscere un campione sportivo spesso dimenticato e poco conosciuto dai giovani, un ragazzo lontanissimo dall’ideale di calciatore attuale, bello, palestrato e ricchissimo. Il suo nome era Manoel Francisco dos Santos, conosciuto da tutti come Manè Garrincha.

Garrincha, la “gioia del popolo”, nato in un piccolo paese alle porte di Rio de Janeiro negli anni ’30, è considerato uno dei dieci migliori calciatori di tutti i tempi, secondo solo a Pelè tra i brasiliani. Grazie ai suoi dribbling entusiasmanti, è ritenuto un artista del calcio, un genio naturale del pallone.
Eppure, poco più che bambino, era stato valutato inabile allo sport a causa di una serie di malformazioni fisiche: forse a causa della poliomielite, forse della malnutrizione, aveva le gambe storte e di lunghezza diversa, la colonna vertebrale curva e il bacino sbilanciato. Il nomignolo datogli dalla sorella maggiore, Garrincha appunto, un passerotto brasiliano molto piccolo ed esile, gli rimase incollato anche una volta cresciuto, a ricordare il suo modo di muoversi nel campo, come la danza saltellante di un passerotto.

garrincha9-990x1440

Nella lettura della graphic veniamo a conoscenza della vita di questo campione dall’infanzia alla morte, senza sconti o falsature: la sua giovinezza vissuta in povertà, la malattia dolorosa, la mancanza di impegno nello studio o nel lavoro, gli amori passeggeri e sprovveduti, gli innumerevoli figli lasciati i varie parti del mondo, i debiti, le spese pazze. Ma anche le vittorie incredibili, i Mondiali, i virtuosismi in campo. Menè non è un uomo perfetto, non ha quel sapore patinato che per molti anni ha dominato il calcio e lo sport internazionali. È un eterno bambino che non riesce a integrarsi e che vive in un mondo che non riesce a capire. Garrincha ha piedi alati e si diverte a “danzare” con la palla, quasi sempre più per il gusto del gioco che della vittoria, ma non riesce a stare dietro alla vita, troppo veloce e complicata.

garrincha11-990x1440Ferrara ci fa dono di una graphic candida, dal tratto semplice e modesto: il disegno rappresenta la storia con grande dolcezza, morbido ed evocativo, scegliendo una dicromia molto leggibile e armoniosa. Il testo è un alternarsi della voce di Menè Garrincha e dei personaggi che scorrono nella sua vita, voci che si alternano perfettamente e delle quali sembra di poter sentire il tono.

Ingenuo come un bambino, Manoel non riuscirà a difendersi da chi si vorrà approfittare dei suoi guadagni e della sua fama, e purtroppo non saprà difendersi nemmeno da se stesso e dai suoi vizi, il più grave tra tutti, l’alcol, che lo porterà alla morte ancora giovanissimo.

Il “passerotto del Brasile”, fa parte della squadra di quegli atleti ben lontani dal rappresentare l’ideale dell’atleta delle Olimpiadi dell’antica Grecia. Fragili, imperfetti, a volte deboli e corruttibili, sono uomini e donne che vivono una vita spesso travagliata e difficile, e nonostante questo riescono a riscattarsi e vincere. Il mito di Pantani, l’eroismo di Zanardi, la forza di Bebe Vio: prima che sportivi sono esseri umani, spesso defraudati dalla vita, a volte più forti della loro sorte, rappresentano il desiderio di riscatto, forza e trionfo che giace in ognuno di noi; sono uomini e donne che hanno saputo risalire la china grazie al loro coraggio e tenacia, ma a volte rimangono comunque sconfitti da una vita troppo feroce.

garrincha12-630x916

“Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare.
Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.”

Questo aforisma, attribuito a Albert Einstein o a Igor Sikorsky, calza a pennello con la figura di Garrincha, il piccolo “passerotto” che non si è mai arreso davanti ai propri limiti fisici e a chi gli diceva che non ce l’avrebbe mai fatta. Amava palleggiare e dribblare, ingenuo e sprovveduto, mai venale o calcolatore; il suo solo sogno era giocare, e lo faceva.

(Età consigliata: dai 11 anni)

Se il libro ti piace, compralo QUI: Garrincha. L’angelo dalle gambe storte

garrinchacop“Garrincha. L’angelo dalle gambe storte” di Antonio Ferrara, Uovonero, 2016, 120 pag., 15 euro

Annunci

2 pensieri su “Garrincha. L’angelo dalle gambe storte

  1. Pingback: L’estate: una stagione per leggere. | La testa ben fatta

  2. Pingback: Libri dell'estate | gennariello

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...