Per sempre

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Uscito negli anni Settanta è diventato un libro cult tra i giovani di quegli anni. Il motivo si comprende facilmente leggendolo: il romanzo tratta in maniera diretta ed esplicita le tematiche della sessualità, delle prime esperienze tra adolescenti, della responsabilità necessaria per affrontare i primi rapporti.

Ma non solo questo. “Per sempre” di Judy Blume – da poco ripubblicato da Rizzoli – è anche il racconto, piuttosto esemplare, di una tipica storia d’amore di gioventù, importante, profonda, creduta unica e irripetibile proprio perché prima, vissuta in un’età incline agli assoluti, ma scoperta poi via via, col tempo, per quello che in realtà è: un passo iniziale nel mondo dei sentimenti, un’esperienza di formazione necessaria ma non irripetibile. E probabilmente non destinata a essere per sempre.

Credo che molti di noi abbiano vissuto una storia simile e ritengo anche che sia importante passarvi attraverso, che al di là della delusione che possa lasciare nei cuori, sia emotivamente e sentimentalmente formativa. Mi auguro che sia così anche per chi è adolescente oggi: abbracciare un sentimento che si immagina duraturo, fare con esso passi consapevoli e desiderati e poi, se così accade – perché è la vita –  saperlo superare, senza rimpianti ma con un bagaglio affettivo più capiente.

La storia di Katherine e Michael non ha niente di eccezionale. Un ragazzo e una ragazza all’ultimo anno di scuole superiori, che si conoscono a una festa e si innamorano. Entrambi sono abbastanza digiuni di esperienze sessuali: lei è vergine, lui ha avuto qualche approccio superficiale. Ma per tutti e due il nuovo rapporto è speciale, insieme si sentono bene, a proprio agio, coinvolti.

Lui spinge per qualcosa in più oltre a semplici baci e carezze, lei è timorosa, aspetta di essere pronta al cento per cento. Intanto, intorno a loro, la vita quotidiana. Una famiglia per Kath partecipe e affettuosa, attenta e premurosa, con la quale può parlare di tutto, che rispetta i suoi spazi e la sua privacy (tanto che la ragazza può invitare serenamente Michael in casa, certa di avere un luogo per la loro intimità). Un’amica e un amico del cuore. Il desiderio di passare sempre più tempo insieme, di essere sempre più intimi, di avvicinarsi sempre più al passo importante di fare l’amore.

Finché accade, con naturalezza e responsabilità. L’autrice non rinuncia a raccontare con chiarezza alle sue lettrici e ai suoi lettori l’esperienza sessuale, le problematiche che si possono incontrare le prime volte, per inesperienza o troppo desiderio, i dubbi, i timori, gli umori.

Katherine è una ragazza con la testa sulle spalle e teme gravidanze indesiderate, così si reca subito in un consultorio per farsi prescrivere la pillola. Allo stesso tempo vive la sua esperienza con serenità, come qualcosa di prezioso e importante, mettendo i sentimenti allo stesso livello del desiderio fisico, legandoli ad esso e non dimenticando il rispetto per sé e per l’altro.

In un certo senso il libro ha un approccio “didattico”, non nel senso di essere didascalico o pedante (anzi , la prosa è molto gradevole, scorrevole e leggera) quanto nel mostrare una storia “così come dovrebbe essere”, senza pecche di idealismo romantico, non tacendo le problematiche ma mettendo sempre al primo posto il senso di responsabilità, la maturità affettiva e il rispetto dei sentimenti, nonché l’evoluzione emotiva dei suoi personaggi.

Allo stesso tempo il linguaggio è libero ed esplicito, si sente che negli intenti dell’autrice c’è quello di trasmettere un senso di naturalezza legato al sesso, ma anche quello di educare. Probabilmente di assumersi un ruolo che sarebbe spettato a scuola o famiglia ma che, negli anni settanta, era ostacolato da ancora molti tabù. Per questo è un romanzo figlio del suo tempo, nel quale si sentono gli ideali e le istanze di quegli anni, quando i ragazzi e le ragazze avevano bisogno di sentirsi raccontare “certe cose” ed era necessario farlo in modo schietto, pagando con un po’ di freddezza e tecnicismo un pegno al bisogno di emancipazione.

Oltre alla sessualità c’è però anche un altro messaggio nel romanzo. Ed è una riflessione sul significato del “per sempre” in adolescenza, quando i sentimenti scottano e si può essere convinti che non finiranno mai. I genitori di Kath ne sono consapevoli: è difficile che una storia di diciassettenni duri per tutta la vita e per quanto la figlia si ribelli cercano di spronarla a non chiudersi, a non ridurre il suo universo al rapporto con Michael.

E’ giusto che i genitori, dall’altro della loro esperienza, cerchino di preservare la figlia da errori, ma è giusta e naturale anche la ribellione delle ragazza che, come fa, deve poter vivere tutta l’intensità e l’assolutezza della sua storia. Sono il tempo e gli eventi a compiere il loro mestiere e a mostrare che anche un amore che si credeva eterno può con naturalezza finire. L’importante è averlo vissuto, come afferma la stessa protagonista alla fine del libro:

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(Età consigliata: dai 13 anni)

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“Per sempre” di Judy Blume, Rizzoli, 2016, 221 pag., 15 euro

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