Apple e Rain

L’incipit

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Cosa racconta

Apple ha tredici anni e da quando è piccina vive con la nonna – che affettuosamente chiama Nana – perché la madre, giovanissima, è fuggita in America per tentare la carriera di attrice. Apple in realtà si chiama Apollinia Apostolopoulou, in omaggio alle origini greche del padre, oramai riaccompagnatosi e in procinto di farsi una famiglia.

Non è facile vivere con una nonna affettuosa ma rigida, severa nelle regole, poco propensa a trattare la nipote da grande, ostinandosi perfino ad andare ancora a prenderla a scuola. E se la tua migliore amica comincia a frequentare la ragazza più popolare della scuola, privandoti via via della sua vicinanza e della sua amicizia, se resti sola e il ragazzo per cui hai una cotta da anni non ti degna di uno sguardo ed è irraggiungibile, non resta che rifugiarti nel tuo solito sogno, quello che ti culla da quando sei bambina: che tua madre ritorni e ti porti a vivere con lei, aprendoti le porte di un futuro più luminoso.

Questa è la vita di Apple, fin quando, all’improvviso ciò che più desidera al mondo si avvera: la mamma compare, senza avvertimento così come era sparita, e dichiara di voler riprendere un rapporto con lei. Tanto da sfidare il profondo disaccordo di Nana, dubbiosa sul senso di responsabilità della figlia, e da proporre ad Apple di trasferirsi nel suo nuovo appartamento.

La ragazza accetta con entusiasmo ma quello che nelle sue fantasie rappresentava la svolta della vita si rivela ben presto tutt’altro che rose e fiori.

I motivi? L’immaturità della donna, senza dubbio. A trentuno anni la mamma di Apple preferisce ancora vivere di feste e sbornie, di spensieratezza ostentata, di pochi piani per il futuro e di ricerche della parte perfetta come attrice. Apple ha più la sensazione che si appoggi a lei, piuttosto che accudirla, esserle vicina come un’adulta e costituire un punto di riferimento.

E come se non bastasse c’è Rain, la sorellina che Apple nemmeno sapeva di avere, che a dieci anni vive ancora in un mondo di fantasticherie, rifiuta la scuola ed è convinta che Jenny, la sua bambola di plastica, sia una bambina vera.

Da ragazzina protetta dall’ala materna di Nana, la nostra adorabile protagonista si trova a dover crescere velocemente, a far da “madre alla propria madre”, a prendersi cura della sorellina difficile, a fare i conti con le prime delusioni, d’amicizia e di cuore.

I lati positivi? Sicuramente il nuovo insegnante d’inglese, il professor Gaydon, che ha un modo tutto suo di far lezione, mettendo a proprio agio i suoi alunni e insegna poesia, arte in cui Apple scopre di avere un gran talento. E poi Den, lo strambo nuovo vicino di casa, con genitori hippie e un senso dell’umorismo tutto suo, ma capace di comprenderla a fondo e di non farla sentire sola.

Quando i fatti si fanno più cruciali e drammatici ad Apple tocca la scelta: rinunciare all’ idealizzazione per guardare in faccia alla realtà, aprirsi la strada per diventare grande, liberandosi, seppur con dolore, dell’idea di un rifugio che non esiste. Ma per una parte che si perde ce n’è sempre una che si guadagna, e per la ragazza significa più fiducia in sé, la scoperta dei suoi talenti e la capacità di voler bene a chi c’è, per come è, e non a chi si sogna.

Come lo racconta

Questo è sicuramente un romanzo speciale, di quelli capaci di arrivare dritti all’anima del lettore, sapendolo coinvolgere fino in fondo. La voce di Apple, narratrice in prima persona, è autentica, spontanea, sensibile, difficile non affezionarsi a lei, non partecipare ai suoi alti e bassi, ai suoi dubbi, timori, paure, ai suoi entusiasmi, alle sue delusioni, non sentirsi felici per il suo coraggio, che la porta a crescere, a uscire dal guscio.

Anche Rain è un personaggio perfettamente riuscito, fragile e allo stesso tempo forte, bambina da proteggere ma anche illuminante, con il suo punto di vista diverso, il suo bisogno di sentirsi responsabile di qualcuno in attesa che ci sia qualcuno capace di esserlo di lei.

Quanto si riflette leggendo questo libro? Come con le storie più riuscite lo si fa perdendosi nella lettura. E’ il racconto che parla, sono le emozioni generate nel lettore a far cogliere profondità e significati, è l’empatia, spontanea, con i personaggi.

Di tematiche poi ce ne sono diverse, tutte importanti, forti, salienti: la famiglia, i legami, il bisogno di cura e la responsabilità, la scoperta di sé, l’abbandono e le sue conseguenze, l’accettazione della realtà e la forza di cambiarla. Brava l’autrice a saper narrare una storia intensa con lievità, rendendo la lettura toccante e anche leggera e divertente, sicuramente trascinante.

A chi lo consiglio

A tutti. Alle ragazze e ai ragazzi sensibili, a chi cerca il proprio posto non sentendosi mai in quello giusto, a chi ama la poesia, a chi cerca una lettura che lo faccia emozionare e sorridere.

E, dopo averlo letto, se ti è piaciuto e vorresti altre storie di fratelli alle prese con genitori poco affidabili, leggi anche “Quindici giorni senza testa”.

(Età consigliata: dai 12 anni)

Se il libro ti piace, compralo QUI: Apple e Rain

apple

“Apple e Rain” di Sarah Crossan, Feltrinelli, 2016, 269 pag., 14 euro

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