Quello che non sai di me

L’incipit:

quello-che-non-sai

L’adolescenza può essere un’età fragile. Parrebbe una frase scontata, lo so, ma affacciarsi all’età adulta dall’infanzia, soprattutto quando questa è stata protetta e confortata da una famiglia affettuosa, da amici, da una quotidianità normale, controllabile e controllata, per entrare in un periodo dove si è esposti alle delusioni, ai primi sogni infranti, ai giudizi e alle scelte altrui, può essere traumatico, complesso da gestire. Si fanno passi fuori dal cerchio, si mette alla prova la propria immagine, l’idea che si è costruita di sé, si osserva e si subisce come essa è restituita, accolta o rifiutata dagli altri. I colpi sono dietro l’angolo, non sempre è facile assorbirli, non lasciarsi sconvolgere, non andare in pezzi.
Ma crescere significa anche guardare in faccia le proprie paure, accettare i passi falsi, gli accadimenti che non si sono potuti o riusciti a controllare, e su questi ricostruire. Anche quando i segni lasciati sono pesanti.

Alla Wooden Barn si recano gli studenti che, per un motivo o per l’altro, hanno subito un trauma psicologico. E’ una scuola, non una clinica. Ma qui i ragazzi e le ragazze che attraversano un periodo difficile contano di trovare, nell’ambiente, negli insegnanti, una cura speciale verso i loro bisogni.

Conosciamo Jam che è appena arrivata, mandata dai genitori in accordo con il suo psichiatra, affinché riesca ad uscire dalla depressione nella quale è sprofondata dopo la morte del suo ragazzo. Per Jam non esiste altro pensiero se non quello della perdita, della privazione di un periodo idilliaco vissuto solo per quarantuno giorni, ma del quale ha una nostalgia infinita, insaziabile.

Cosa importa continuare a vivere senza Reeve? E che giovamento può trarre dalla nuova scuola? Perfino dal Corso Speciale d’inglese, un corso nel quale scopre di essere stata inserita, insieme ad altri pochissimi studenti.

Su queste lezioni circolano strane voci: pare che la signora Quenell, l’insegnante, scelga personalmente solo cinque o sei tra i ragazzi e le ragazze della scuola, che durante l’intero semestre la classe si dedichi allo studio di un solo autore e che tutti quelli che hanno frequentato il corso concordino sul fatto che questo ha cambiato la loro vita.

Jam è scettica. E lo rimane dopo la prima lezione, dopo aver conosciuto gli altri quattro componenti del gruppo. C’è Marc, che pare un primo della classe in disgrazia, ligio alle regole, ottimo oratore. C’è Sierra, bella e aggraziata ma silenziosa e distante. C’è Casey, costretta su una sedia a rotelle. E c’è Griffin, scorbutico e arrabbiato.
Studieranno Silvia Plath per l’intero semestre, l’ultimo per la signora Quenell, che subito dopo andrà in pensione. La scelta pare dapprincipio strana: far leggere a dei ragazzi fragili emotivamente una scrittrice morta suicida per depressione. Ma pian piano la voce di Plath conquista il gruppo: grazie alle sue parole la sentono vicina, come se li comprendesse.

Ma ciò che davvero turba Jam e i suoi compagni sono i diari che l’insegnante assegna loro. Pagine da riempire due volte a settimana con le loro esperienze e i loro pensieri. Sembrerebbe un noioso e comune esercizio di scrittura ma fin dalla prima volta che i ragazzi accedono ai diari accade qualcosa di impensabile: ciascuno è trasportato in una dimensione altra, dove può rivivere il periodo appena antecedente all’evento che ha sconvolto la sua vita.

Per Jam significa rivedere Reeve, in un luogo allo stesso tempo irreale e familiare, sentire di nuovo la sua voce, le sue braccia intorno alla vita, i baci…Il tempo da passare con i diari diventa in breve ossigeno per i cinque ragazzi, ma avere un tale segreto in comune li unisce , permette loro di stringere un’amicizia forte e speciale, entro la quale aprirsi, conoscersi, accogliersi. Nonostante ciascuno di loro serbi un segreto difficile da confessare e da accettare.

Dove porterà tutto ciò? Il tempo in più regalato loro dai diari è destinato a finire? E’ possibile rielaborare, e soprattutto superare, riaprendosi di nuovo alla vita vera, quella che scorre e va avanti?

Un romanzo che inchioda alle pagine, intenso e appassionante. Ma anche ricco di spunti di riflessione emotiva e psicologica. Sui meccanismi della mente, su quelli del dolore, sui motivi che possono farli inceppare, sul coraggio che serve per lasciarli sbloccare.

Una storia sicuramente fantastica, irreale, ma anche fortemente simbolica.
La parola è una cura, quella che leggiamo – dalla voce di poeti e scrittori – come quella che possiamo scrivere o pronunciare, a chi ci ascolti da amico. Nei mali dell’anima ciò che cura è la relazione, con sé e con l’altro; ripristinare la relazione, che si esplica tramite l’ascolto e la parola, permette di lasciare quel luogo – il luogo immobile della depressione – dove ci si era rifugiati bisognosi di protezione e immobilità ma di fatto prigionieri.

Oltre che agli adolescenti, consiglio la lettura di questo libro anche a chi, già in età adulta, si è trovato a vivere momenti di difficoltà emotiva, di depressione più o meno accentuata. Potrà ritrovare dei motivi familiari, una voce che riconoscerà.

(Età consigliata: dai 13 anni)

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quello-che-non-sai-cop“Quello che non sai di me” di Meg Wolitzer, Il Castoro (collana Hot Spot), 2016, 269 pag., 15,50 euro

 

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