C’era una volta una bambina

ceraunavoltabambina(Recensione di Silvia)

C’era una volta una bambina
e c’era una volta un libro.
Un libro che non diceva,
non diceva che le bambine …
non diceva che il lupo …

C’era una volta una storia lontana,
che aveva percorso tante bocche per arrivare alle nostre orecchie.
E c’è questo libro che non la racconta.

Racconta di una bambina svelta, attenta, coraggiosa
e di un bosco buio, solo e cieco,
dal loro incontro nasce il lupo.
Racconta di una bambina senza paura, desiderosa di scoprire e di scoprirsi,
di una bambina ribelle alle convenzioni di “attenta, attenta a te”,
che non ha paura di trovarsi.

Qualcuno potrà essere deluso nelle aspettative da una storia che non è La Storia – quella ben nota della bambina dal cappuccio rosso – , qualcuno potrà meravigliarsene. Alcuni vi potranno leggere tra le pagine l’incontro con il lato selvaggio, buio, istintivo che è in noi. C’è chi vi leggerà l’avvicinamento bambino alla sessualità, chi ancora il desiderio degli adulti di proteggere l’infanzia, o forse di rinchiuderla. E poi ci sarà chi lo leggerà, e basta.
Questo farò io, non nel suggerirvi risposte ma nel consigliarvi di lasciarvi cullare dalle magnetiche atmosfere del libro. In fondo, un buon libro non deve dare risposte, ma lasciare quel quanto basta di mistero che porterà a lasciarlo sedimentare e poi ad aprirlo di nuovo e a scoprirne nuovi segreti.

Come scrive David Almond: “Chi l’ha detto che un libro deve raccontare una storia seguendo una monotona linea retta? Le parole dovrebbero vagare e serpeggiare. Volare come gufi, saettare come pipistrelli, scivolare furtive come gatti. Mormorare e urlare, danzare e cantare”.

Il primo aspetto a colpirmi è stato proprio il ritmo della scrittura; una singolare ripetizione di versi e parole, quasi un gioco, una litania. Mi ha investito come onde sulla risacca, un passo avanti ed uno indietro, ancora un piccolo passo avanti e poi di nuovo indietro, regolare, costante e misterioso.

Poi sono arrivate le parole, prese nel loro senso.
Le parole si masticano nella gola e ne escono piene di significato: a ciascuna il suo specifico sapore e ognuna con il suo speciale motivo di essere lì, proprio in quel posto preciso, di essere insostituibile.
Parole che vanno e ritornano tessendo invisibili fili tra le pagine.

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Fili rossi come quelli che si sciolgono dai capelli delle bambine quando giocano, quando corrono, fili che raccoglie il lupo tessendo, tra gli artigli. Nuovi legami e nuovi punti d’incontro, lontani dalle dicotomie dei grandi che non hanno mezze misure: buono – cattivo, si può – non si può, si dovrebbe – non si dovrebbe.

Alla fine sono arrivate le immagini e si sono fuse a tutto il resto perfettamente. Immagini da gustare con calma, una alla volta pazientemente, da coccolare e svelare.
Le illustrazioni di Joanna Concejo, così personali e poetiche, raccontano la storia del bosco, vivo e fitto, protagonista delle spettacolari doppie pagine in toni di grigio – e ogni tanto di un po’ di verde. Narrano della bambina, unica macchia colorata di rosso tra le pagine; del lupo, con occhi profondi e folta pelliccia; della casa. Una casa nel bosco, con il suo tradizionale corredo di centrini, teiere, trofei di caccia e carta da parati, isolata dal tempo e dal mondo esterno, una casa che, come il piccolo specchio sulla parete, riflette il legame della bambina e del lupo, inselvatichendosi sempre di più – la teiera sul pavimento, i trofei abbandonati e le piante che invadono il salotto. Qui il confine è rotto: casa e bosco si uniscono, il lupo e la bambina convivono, tutte le linee di separazione sono infrante in questa nuova realtà.

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Una realtà che non è destinata a durare, nella quale la nonna e il cacciatore ristabiliscono l’ordine, restituendo il lupo al bosco e lasciando al suo destino la bambina “che un certo punto era cresciuta e se ne era andata”, camminando, così come era arrivata nella nostra storia, sola nel bosco.

Un libro che non si finisce mai di scoprire, una storia che non termina di raccontare; un libro forte e toccante, senza compromessi, una rivoluzione per occhi pigri ed orecchie troppo abituate a uno standard piatto di narrazione.
Un albo che fornisce lo spunto per molte riflessioni e che non vedo l’ora di proporre e sperimentare in classe, alla ricerca di tasselli mancanti, cullati dalla poesia sonora delle parole, perfette per essere lette ad alta voce, riflettendo su quanti punti di vista vi possano essere dietro una storia, sul non detto e sul detto troppo.

(Età consigliata: da 9 anni)

“C’era una volta una bambina” di Giovanna Zoboli e Joanna Concejo, Topipittori, 2015, 64 p., 20,00 euro

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4 pensieri su “C’era una volta una bambina

  1. Buongiorno, mi scusi se la disturbo ancora. Sono un’insegnante di una scuola elementare, una quarta per l’esattezza ( 9/10 anni), e desidererei chiederle una consulenza.
    Sto per attuare un ” Progetto cucina” con i miei alunni proponendo attività varie ( ricette cartelloni ecc ecc) ma desideravo anche inserire la lettura e l’approfondimento di libri che trattano l’argomento , adatti alla loro età,
    Mi potrebbe aiutare?
    Cordiali saluti
    Antonella pavone

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