La bicicletta verde. Su due ruote verso la libertà

biciclettaDubito che, nonostante tv e internet, le ragazzine occidentali possano davvero rendersi conto di come vivono le loro coetanee nei paesi dove vige un integralismo islamico. Le rigide norme sul nascondimento pressoché totale del corpo, sulla separazione rigorosa tra uomini e donne nella vita quotidiana, il senso asfittico della morale che porta a considerare scandalosi comportamenti per noi ritenuti normalissimi, naturali, le pochissime possibilità concesse alle ragazze, non solo riguardo al progetto del futuro, ma anche ai sogni, ai desideri, agli stessi gesti di tutti i giorni, sono tutti aspetti difficili da immaginare solo da poche righe lette on line o da servizi frettolosi in televisione.

Per questo vengono in aiuto i libri, una delle preziosità dei quali è la capacità di trasportare i lettori in luoghi lontani e diversi dal proprio, a contatto con usi e costumi tanto differenti da essere alieni. Chi legge, si sa, viaggia e, quando un libro, una narrazione, è ben fatto, l’immersione nella realtà raccontata è profonda, talmente forte da far comprendere, sentire, da far cogliere sfumature che vanno oltre il comune credere o pensare di sapere (così diffusi in una società in cui è più frequente alimentare pregiudizi e stereotipi che tentare di analizzare sfaccettature e complessità).
Ancor più quando l’autore – o l’autrice, come nel nostro caso – pur raccontando una storia di fantasia, sotto sotto narra il proprio vissuto, la propria esperienza, perché non sta inventando ma appartiene a quel mondo che ricrea nelle pagine.

E’ questo il caso di Haifaa Al Mansour, nata e cresciuta in una famiglia liberale arabo-saudita e diventata la prima regista donna del suo paese. Per la sua storia, cultura e formazione Haifaa è particolarmente sensibile alla questione femminile nel mondo arabo, argomento che è al centro della sua produzione cinematografica. “La bicicletta verde” è il suo primo film ed ha riscosso un grande successo internazionale, da questo è stato tratto il romanzo che Mondadori ha da poco pubblicato nella sua bella collana Contemporanea.

La storia è quella di Wadjda, preadolescente di Riad, vivace, esuberante, un po’ sfacciata, indipendente, ma ancora ingenua, spontanea, restia ad abbandonare del tutto il periodo dell’infanzia, fatto di giochi ancora un poco spensierati, di meno limiti, imposizioni, divieti e sanzioni rispetto a quel tempo scuro, in tutti i sensi, in cui una bambina diviene giovane donna e non avrà più nemmeno quelle briciole di libertà prima concesse.

Alla scuola, rigorosamente femminile, si prega, si studia il Corano, si imparano le regole. In pubblico è necessario stare ben attente e non mostrare lembi di pelle o ciocche di capelli, sotto le pesanti vesti nere, non è concesso rivolgere la parola a persone di sesso maschile. Quando non si è a scuola si sta in casa, dove Wadjda vive con la madre perché il padre è sempre fuori, torna quando vuole, non ha obblighi a rincasare.

Ma la ragazzina ha un amico, Abdullah, con il quale quando riesce trascorre del tempo. Ama correre, Wadjda, ed è molto veloce nonostante il caldo e gli impedimenti degli abiti. Ma il suo grande sogno è possedere una bicicletta, anzi “la” bicicletta, quella verde che un giorno vede esporre nella vetrina di un negozio di giocattoli.
Da quel momento il suo unico desiderio sarà riuscire ad acquistare quel meraviglioso e scintillante mezzo su due ruote, il suo passaporto per la libertà. Anche se a Riad non si è mai vista una ragazza che vada in bicicletta come un maschio, anche se la bici costa tanto e per racimolare i soldi non bastano gli smerci nascosti e proibiti di braccialetti e audiocassette con compilation registrate alla radio che Wadjda fa durante le ore di scuola, con la paura costante di essere colta in flagrante dalla severa preside.

L’unico modo per avere la cifra per acquistare la bicicletta verde è vincere la gara di recitazione del Corano, attività per la quale la nostra protagonista, ribelle, allegra, piena di voglia di vivere, è tutt’altro che portata.
Ma la forza di un sogno è smisurata…

Ad intrecciarsi con le vicende della protagonista c’è, tra le pagine di questo romanzo, tutto un mondo di donne. Le compagne di scuola, dalle più inquadrate e diligenti alle più ribelli, le insegnanti, come la preside Hussa che nasconde un passato segreto, ma soprattutto la madre di Wadjda che compie, al pari della figlia, un cammino di presa di coscienza ed emancipazione. Tutto suo è il dolore di una vita costretta entro rigidi schemi e divieti, lo sforzo di contenere una figlia di indole libera, la fatica di un lavoro che la costringe ogni giorno a un viaggio impervio e, più di tutto, la consapevolezza di stare per essere declassata a seconda moglie perché il marito è in procinto di sposarsi con una donna più giovane.

Per entrambe, mamma e figlia, arriverà il riscatto di un gesto che significa libertà e la possibilità di sentirsi ed essere diverse, in una società che vorrebbe tutte le donne uguali, anzi invisibili.

Un romanzo intenso, un ritratto garbato e realistico, autentico e impressivo senza bisogno di forzature. Una storia dalla quale trapelano le difficoltà, la violenza, le privazioni e la sofferenza ma nella quale corre costantemente un filo di speranza, di gioia di vivere, di volontà e caparbietà di cambiare, un raggio di luce. Wadjda vive in un mondo diverso dal nostro ma la percepiamo simile a noi, nei desideri, nei sentimenti, negli entusiasmi e in tutti i moti dell’età.

Un libro per riflettere, per capire, per sentirsi vicine alle ragazze come Wadjda, per sperare in tante piccole biciclette verdi, sempre più numerose e costanti, in corsa verso un futuro di emancipazione.

(Età consigliata: dai 12 anni)

“La bicicletta verde” di Haifaa Al Mansour, Mondadori, 2016, 347 pag., 16 euro

Se il libro ti piace compralo qui: La bicicletta verde. Su due ruote verso la libertà

Se sei interessato al film, compralo qui: La Bicicletta Verde (Dvd)

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