Un pesce sull’albero

pescealbero“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi

sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.” 

                                                                                                                                                                                     Albert Einstein

 

 

 

 

 

(Recensione di Silvia)

Da insegnante, e insegnante di sostegno, questo libro mi tocca molto da vicino e nello scriverne ho dovuto lasciar sedimentare frasi e suggestioni che aprono spunti di riflessione complessi sia al livello umano che professionale.
In Un pesce sull’albero, Lynda Mullaly Hunt ci regala la sua storia, di studentessa difficile prima e di insegnante poi, riuscendo, come solo chi l’ha vissuto in prima persona può fare, a restituire un quadro realistico ed illuminante dell’interiorità di una giovane ragazza dislessica alle prese con il mondo e le sue difficoltà, apparentemente insormontabili.

C’è molto di Lynda in Ally, la nostra protagonista.
La troviamo sola, spaventata, confusa, impaurita. A scuola non ha amici, anzi è spesso bersagliata dalle prese in giro dei compagni che la ritengono “stupida” e “sfigata”; ma forse non è neanche questo a farla stare tanto male, forse il giudizio più duro, come accade a tutti noi, è quello che riserva per se stessa.
Il giudizio di Ally è infatti implacabile: lei sola è diversa da tutti gli altri, non riesce a leggere, non è capace e non evidenzia margini di miglioramento, solo fallimenti in vista; le lettere si muovono come scarafaggi sulle pagine, i suoi temi sanguinano di rosse correzioni, sperare che cambi è come “chiedere ad un orango di giocare a tennis”.
Ogni compito la costringe a uscire più allo scoperto, proprio quando tutto quello che lei vorrebbe è essere invisibile.

Inizia così quella spirale, tristemente nota a chi insegna, di rifiuti di lavorare, di risposte sgarbate, di aggressività, equivoci, richiami scritti e passeggiate dalla preside.
Ally prova e riprova ad affrontare le sue difficoltà, ogni volta in cuor suo spera che sia la volta buona, spera di ritrovarsi diversa, e ogni volta la speranza viene tradita dal fallimento. Eppure si rialza e, stremata, riprova di nuovo.

Tutto cambia quando in classe arriva un nuovo insegnante, il signor Daniels, che sembra riuscire ad oltrepassare quel muro di paura e chiusura che la ragazza aveva alzato e arrivarle dritto al cuore, nutrendolo di una nuova rigogliosa linfa di speranza e fiducia.

“Sembra che alla maggior parte degli insegnanti piaccia che i loro studenti siano tutti uguali: perfetti e tranquilli. Al signor Daniels sembra che piaccia davvero che siamo tutti diversi”.

Solitamente non amo i libri che parlano di insegnanti, forse perché essendo immersa nella realtà scolastica tutti i giorni li trovo spesso eccessivamente semplicistici, con ruoli stereotipati di “cattivi insegnanti” demonizzati o “buoni insegnanti” idealizzati. Sicuramente il signor Daniels rientra in questa seconda categoria: quella di chi ha sempre la parola giusta di conforto, la soluzione adatta e riesce a comportarsi costantemente fuori dagli schemi; mi sarebbe piaciuto vederlo mettersi in discussione, dubitare, come spesso avviene a tutti noi.
Nonostante questo aspetto, che forse potrebbe rendere il libro meno credibile, è stato bello immergersi nella lettura, immaginare un modello di insegnante ideale, lasciando da parte le analisi di realismo.

Mi tornano alla mente le immagini di tanti bambini, conosciuti nella mia pur breve carriera, bambini che come Ally non pensano di potercela fare, non si rendono conto che il “faccio fatica” sia diverso dal “non posso”, come lei realizzerà durante il suo percorso di crescita. Bambini che non sono consapevoli di essere pensati, di insinuarsi nella testa delle insegnanti la notte, la sera, tornando a casa e a volte perfino leggendo un libro, come questo.
Bambini difficili con cui entrare in relazione e che forse non si comprendono mai fino in fondo dietro etichette ed apparenza. Ally viene chiamata “lettrice lenta” ma lei stessa nota che “la gente si comporta come se le parole dicessero tutto quello che c’è all’interno. Come io fossi una lattina di zuppa e a loro bastasse leggere la lista degli ingredienti per sapere tutto di me. C’è un sacco di roba da sapere sulla zuppa che non si può mettere sull’etichetta, tipo che profumo ha e che sapore ha e come vi farà sentire caldi quando la mangerete”.

Un libro profondo nel quale il lettore riesce a immergersi a pieno grazie allo stile chiaro e scorrevole e all’uso di splendide metafore, come quella sopra citata, in grado di far aprire gli occhi e la mente.
Che arrivino a insegnanti, genitori, bambini, queste pagine sono un messaggio di speranza, un riconoscimento della forza dell’ostinazione, della perseveranza, doti che spingono a provare e riprovare senza mai arrendersi definitivamente alla sconfitta, ciascuno trascinando i propri blocchi di cemento, ricominciando ogni giorno di nuovo il faticoso percorso che può portare a un futuro migliore.

Credo sia proprio come scrive la Hunt: che le cose che valgono di più sono quelle che meritano di più i nostri sforzi, e che, in fondo, sono le monete imperfette quelle veramente di valore.
Allora, perché non sperare che un cambiamento come quello di Ally sia possibile anche nella vita reale? Perché non credere che tutti noi insegnanti possiamo essere un po’ il signor Daniels?

Scrivo una parola su un piccolo pezzo di carta, come fanno i due protagonisti un pomeriggio dopo la scuola, lo guardo, lo spezzo, infilo in tasca la parte più preziosa: “POSSIBILE” Tutti dovrebbero sentirsi motivati da questa parola, e lasciare le due piccole lettere rimaste a giacere sulla scrivania: “IM”.

Questo libro è vincitore dello Schneider Family Book Award e pubblicato dalla casa editrice Uovonero in alta leggibilità, utilizzando caratteri e soluzioni grafiche e tipografiche che ne facilitano la lettura anche per chi ha difficoltà. Anche i ragazzi con disturbi specifici di lettura possono così fruire di questa splendida storia che, infondo, è soprattutto per loro e a loro è importante che parli.

(Età consigliata: da 11 anni)

“Un pesce sull’albero” di Lynda Mullaly Hunt, uovonero, 2016, 263 p., 14,00 euro

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