Solo Flora

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Avete presente Harry Potter, giusto? Il mondo della magia e quello dei “babbani” che si mescolano, ciascuno con i suoi spazi, sì, ma comunque a dividere la stessa terra, lo stesso tempo, senza relegare il primo nell’universo delle fiabe. Un’idea simile supporta il romanzo di Stefania Bertola, scrittrice nota per i suoi libri per un target d’età adulto. Solo che, invece delle campagne brumose inglesi e della Londra dall’old fashion – che pare pure normale immaginare popolate di maghi e streghe – l’autrice colloca il suo racconto in Italia, vicino a Torino, a sette chilometri da Chivasso, per la precisione.

Meno suggestivo e d’atmosfera? Forse. Ma sicuramente molto divertente.

Godibile e fresco, leggero e spumeggiante è lo stile cui la Bertola ha abituato i suoi lettori adulti. Le sue storie – almeno quelle che ho letto – sono piacevoli ma non banali, romantiche ma non zuccherose, sempre condite da un’ironia intelligente, uno sguardo sornione e beffardo che la rende amabile.

Dello stesso spirito sono permeate le vicende di Flora, quindicenne genovese, che all’inizio dell’anno scolastico si trova a dover scegliere se passare dodici mesi in Australia, dove la madre deve recarsi per il suo lavoro di biologa marina, oppure a San Mirtillo, dalla zia Maria Pia, vicino al capoluogo Piemontese. Flora non ha alcun desiderio di cambiare continente, e nemmeno di allontanarsi di più di due ore di treno da Torino, perché qui vive Leo, il suo fidanzato, ragazzo gentile, dolce, affettuoso, e anche carino che non guasta.

Tra i due mali sceglie quindi San Mirtillo, anche se, in un certo senso, recarsi là equivale più o meno a fare un salto di mondo, altro che nazione! San Mirtillo è infatti uno dei ventisette borghi italiani dove vivono le DP, le Different People, come vengono chiamate dai ben più numerosi Normali. Le DP sono le persone dotate di poteri magici o simili – fate, streghe, maghi ma anche folletti, vampiri, licantropi e varia compagnia.

Le DP possono nascere all’interno di una famiglia DP, già integrata nella propria comunità, oppure da una coppia di “normali”, come è accaduto a Maria Pia, la zia di Flora, che successivamente, appena raggiunta l’età giusta, si è unita alla popolazione magica di San Mirtillo, col nome di Fata Limoncina, e qui si è fatta una famiglia che ora conta un marito, fabbricante di bacchette magiche, due figlie fate grandi che vivono fuori casa e un maghetto di undici anni, dispettoso e indisponente.

Flora non è felice di dover dimorare a San Mirtillo, ai Normal non piace molto accompagnarsi ai Different , e viceversa (salvo il caso eccezionale della cugina Iridella, che vive a Torino con il compagno ingegnere). D’altra parte non avendo poteri magici si ha sempre un po’ timore di incappare in qualche strega o mago dalla bacchetta troppo facile e di ritrovarsi in condizioni poco piacevoli.

E’ esattamente quello che accade a Flora il suo primo giorno di scuola, nel liceo parificato di San Mirtillo, quando incontra Alibella, una fata bellissima ma ben poco amichevole, soprattutto perché convinta che la ragazza “normal” voglia fregarle il ragazzo, il fascinoso – e ben conscio di esserlo – Martin Indigo.

Che ci sia qualcosa di elettrico tra Flora e Martin è innegabile. Uno strano magnetismo corre tra i due che sono però entrambi dotati di una buona dose di carattere e quindi, oltre a piacersi, se la cantano di santa ragione.

Non dobbiamo poi dimenticare che la nostra grintosa protagonista è fidanzatissima e di tutto pare aver voglia meno che di incasinarsi la vita con uno stregone un po’ spocchioso, tutt’altro che dolce e romantico come il suo Leo. E se poi aggiungiamo che una bislacca arte di divinazione la identifica come colei che dovrà salvare San Mirtillo dalla sparizione, il quadro è completo. E abbastanza incasinato.

Un romanzo dove l’elemento fantastico risalta in maniera marcata, sopra le righe, soprattutto perché inquadrato in uno scenario realistico. Il contrasto è esagerato e quindi risulta spassoso. La penna della Bertola è ironica, divertita. Ne risulta un racconto leggero, frizzante, bislacco, che all’inizio può un po’ spiazzare proprio perché parrebbe una storia per più piccoli mescolata con temi propri della fascia d’età adolescenziale.

Ma lo spaesamento dura poco perché pagina dopo pagina lo stile e la narrazione coinvolgono, le pagine si fanno bere, letteralmente. Certo, se non si è alla ricerca di un libro profondo e serioso, ma si ha voglia di una lettura allegra, friccicosa, come diremmo a Roma.
Flora poi è un personaggio riuscito, ha un piglio deciso, è protagonista della sua vita, sceglie. E’ molto credibile come adolescente dei nostri giorni, immagino che diverse ragazze potrebbero rispecchiarsi nei suoi malumori, nelle sue gioie, nei dubbi e nei timori. E sicuramente anche nel suo gergo che, come quello degli altri teen del romanzo, è piuttosto colorito, con qualche parola non esattamente di bon ton (Questo perché alla Bertola non interessa educare con il suo scritto, ma solo regalare una storia godibile). Io lascerei correre, d’altra parte gli adolescenti le parolacce non le verranno certo ad imparare da Flora!

(Età consigliata: dai 12 anni)

“Solo Flora” di Stefania Bertola, Feltrinelli, 2016, 151 pag., 13 euro

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