Lenny, Lucy e una nuova amica (e il bosco resta proprio dove deve stare)

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Se potessi usare un solo termine da dedicare agli albi illustrati da Erin E. Stead probabilmente sceglierei grazia.

La pacatezza, la delicatezza delle sue tavole sono un tesoro prezioso, soprattutto in un’epoca in cui tutto ciò che è dedicato all’infanzia – e non solo i libri – pare debba essere chiassoso, sgargiante, esagerato. Come se l’attenzione dei nostri bambini abbia per forza bisogno del rumore per essere destata.

Il rischio è che se noi li abituiamo ad esso è probabile che continueranno a cercarlo, se non li nutriamo anche di storie armoniose e garbate, capaci di toccare l’animo con gentilezza e profondità, come quella di “Lenny e Lucy”, che di aggraziato – e vicino allo spirito d’infanzia – ha anche il testo, essenziale ed efficace, di Philip C. Stead.

C’è un trasloco e non è ben accolto da Peter. Tanto più che per recarsi alla nuova casa (che “non è come la nostra buona, vecchia casa”) è necessario attraversare un bosco, che fa paura. E soprattutto, essendo appena poco al di là del piccolo ponticello davanti all’abitazione, resta sempre lì, minaccioso, oltre la finestra della camera.

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Peter e il suo amico a quattro zampe, Harold, non riescono a prendere sonno. Il giorno dopo ecco un’idea: con cuscini e coperte si può realizzare un pupazzo, Lenny, da lasciare a guardia del ponte, per impedire che le creature oscure del bosco possano attraversarlo.

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Ma ad osservarlo dalla finestra della camera Lenny appare così triste, solo, senza nessuno accanto, e questo delizioso pensiero di cura tiene sveglio ancora Peter.

Al mattino non resta che confezionare, con foglie e stracci, un’amica per Lenny: Lucy.

Ora sì che Lenny e Lucy possono tenere Peter al sicuro e farsi, contemporaneamente, compagnia. E Peter dormire sereno e il giorno dopo giocare con Harold e con Lenny e Lucy.

E’ così grande il potere della fantasia che i due pupazzi di foglie, coperte e cuscini si animano, sembrano una coppia di affabili signori, educati, discreti, familiari. E nel momento di massima serenità arriva Millie, la bambina della casa vicina con la proposta allettante di osservare i gufi con un binocolo.

lenny4Il bosco non fa più paura: grazie a Lenny, Lucy ma soprattutto grazie ad una nuova amicizia che sta per sbocciare e rendere meno tetre le incognite della nuova casa e delle nuova vita, può restare al sicuro al di là del ponte. Proprio dove deve stare.

Un albo delicatissimo ma allo stesso tempo toccante, poche pennellate che riescono perfettamente a mettere il lettore in comunicazione con uno stato emotivo sfaccettato, così proprio dell’infanzia.

Le sicurezze messe in crisi da un cambio di casa, il bosco con i suoi simboli, i suoi profondi significati, gli adulti che non riescono a comprendere ciò che invece un cane, nel suo silenzio empatico e amorevole, può condividere. E le risorse di cercar da sé la soluzione, di creare un Lenny e una Lucy cui delegare parte delle proprie paure (come non pensare allo Sciocco Billy di Antonhy Browne?) ma, allo stesso tempo, preoccuparsi per loro, per i loro stati d’animo, perché non semplici pupazzi ma creature che possono accudirci se noi riusciamo a farlo con loro.

Infine l’amicizia sopra ogni cosa, che rompe il cerchio soffocante della solitudine e fa promesse. Promette che anche nel cambiamento ci può essere un po’ di luce, che le sicurezze infrante possono essere ricostruite e il futuro avere sorprese belle, non solo spaventose e oscure come il bosco.

“Lenny & Lucy” di Philip C. Stead e Erin E. Stead, Babalibri, 2015, 40 p., 13 euro

(Età consigliata: dai 4 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: Lenny & Lucy

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