“Sophie sui tetti di Parigi” di Katherine Rundell, Rizzoli

sophieDi storie di bambini o bambine alla ricerca dei propri genitori perduti in circostanze tragiche e misteriose è piena la letteratura per l’infanzia e parrebbe complesso aggiungere al motivo portante elementi originali, fantasiosi, interessanti.
Eppure indubbiamente Katherine Rundell riesce a costruire, nel suo romanzo “Sophie sui tetti di Parigi”, un intreccio coinvolgente e, soprattutto, ad animarlo di personaggi affascinanti, poeticamente bislacchi, che si muovono in un’atmosfera magica e suggestiva, come può esserlo quella notturna nella capitale francese di fine 800.

Ma non basta la localizzazione geografica e temporale a rendere la storia incantata. Oltre che nella trama intrigante – quella preziosa delle belle storie – il fascino del romanzo risiede nei valori controcorrente di cui si fa portatore. Che sono quelli della creatività, dell’armonia con se stessi anche quando si rischia di apparire bizzarri, della forza e del coraggio dei sogni, seppure ritenuti improbabili. Si celebra la bellezza degli spiriti eccentrici, della libertà dell’anima e di tutte le possibilità che nascono dall’essere fedeli alla propria musica interiore, anche se assolutamente non allineata a quella della massa.
Leggere della avventure di Sophie equivale un poco a staccarsi da terra, e non solo in quanto gran parte di esse si svolgono sui tetti. Soprattutto perché ad ogni riga, ad ogni pagina, risuona vivo l’incitamento ad osare, a sognare, a credere nelle proprie risorse, ad essere fantasiosi, a non appiattirsi, a compiere atti di immaginazione, a essere luminosi come fulmini e ad investire, con coraggio e fiducia, nella propria unicità.

La piccola Sophie ha solo un anno o giù di lì quando viene ritrovata nel canale della Manica, a galleggiare dentro la custodia di un violoncello, subito dopo il naufragio della nave Queen Elizabeth. A portarla in salvo è Charles, gentiluomo e studioso inglese, scapolo gentile e discreto.
Non si sa chi sia la bambina, né da dove provenga ma l’uomo non ci pensa due volte a farsene carico come tutore, nonostante pareri scettici e continue ingerenze dei servizi sociali.
Nella casa di Charles, Sophie cresce felice, amata, ascoltando storie, circondata da tanti libri che sovente fungono anche da stoviglie e piani di appoggio, libera di scrivere sulla carta da parati, di abbigliarsi come più le aggrada senza troppa attenzione alle convenzioni, sempre ascoltata con affetto e partecipazione, sinceramente sostenuta nella sua indole creativa e curiosa e nella sua voglia di vivere. Cresce cioè come ogni bambino meriterebbe, al di là delle stravaganze: nelle condizioni migliori per sviluppare i suoi talenti, mai repressa, mai giudicata, guidata con dolcezza, amore e considerata sempre degna di considerazione, al pari di un adulto.

Ma, ahimè, questo metodo più attento alla sostanza che all’apparenza non è ben tollerato dalle autorità e quindi, al compimento del suo dodicesimo anno, dopo una severa ispezione degli assistenti per l’infanzia, a Sophie è imposto l’istituto.
Impossibile chiudere però un uccello in gabbia, così, quando a pochi giorni dalla partenza per l’orfanatrofio Sophie trova nella vecchia custodia del violoncello una targhetta che pare un indizio sull’identità della sua vera madre – della quale è convinta di ricordare alcuni particolari – la ragazza e Charles non ci pensano due volte a fuggire dalle autorità per mettersi sulle tracce della donna misteriosa.
La destinazione? Parigi ovviamente, la magica e fascinosa.

Qui prendono vita le avventure, tra le stradine e i piccoli negozi di strumenti musicali, a cercare una bellissima violoncellista in grado di suonare il Requiem di Faurè in tempo tagliato, prima, e sui tetti della città, assieme a una banda di ragazzi senza dimora, poi.
Passando dall’abbaino della sua stanza d’albergo Sophie fa infatti la conoscenza di un insolito personaggio: Matteo, senza casa, senza famiglia, che vive da anni senza mai toccare il suolo cittadino, solo muovendosi lungo i profili, ora ripidi ora piani, dei tetti.
Con il ragazzo, un po’ rude e scontroso ma anche generoso, coraggioso e fiero, la nostra indomita protagonista impara l’uso dell’equilibrio, si spinge a saltare oltre un baratro spaventoso, ad arrampicarsi lungo i pluviali, ad usare le dita dei piedi come fossero strumenti di appiglio, a camminare su una corda sospesa a metri da terra, a dialogare con gli uccelli, a cibarsi con ciò che l’aria, la temerarietà o l’ingegno mettono a disposizione.

Con l’aiuto di Matteo e di un manipolo di camminatori del cielo, Sophie troverà la traccia giusta per inseguire il suo sogno, per realizzare che tra impossibile e improbabile corre la stessa distanza che spesso separa due tetti: ci vuole coraggio e un pizzico di follia per superarla spiccando un salto, ma con la mano giusta a sostenerti e fiducia nelle proprie capacità è possibile farcela.

La musica, la notte, l’avventura, gli abbaini e i camini, gli edifici storici e i monumenti fanno da cornice alle imprese di un gruppo di insoliti temerari, di sognatori e ribelli.
Con una prosa lieve e suggestiva, deliziata da una sottile vena ridente e impertinente, l’autrice ci trasporta in una storia che si fa magica, ardita e bizzarra come una passeggiata sulle tegole e avvolgente e incantata come lo spettacolo che solo si potrebbe godere da lassù.

Tutti speciali i personaggi, tratteggiati da pennellate di precisa stravaganza, riusciti nelle mosse come nei piacevolissimi dialoghi, da gustare sorridendo ma con la viva sensazione di ricevere qua e là lampi di saggezza.
Sophie e Matteo e la loro amicizia iniziatica, le belle sorelle Safi e Anastasia abitanti degli alberi, Gerard con l’udito più fino di una volpe e il buon Charles, che conosce l’essenza profonda della cura, quella che fa rima con libertà e fiducia e non con imposizione e paura.

Un romanzo-romanzo, degno di chiamarsi tale per pienezza e capacità di rapimento, un racconto che appassiona e commuove.

Consigliato a chi ha sete di storie, a chi è fiero equilibrista tra realtà e fantasia, a chi preferisce gli spiriti stravaganti e ribelli, a chi ama la musica, i tetti e le città notturne, odia i pregiudizi ed è sempre lì lì per spiccare il volo.

Per I libri sono come le ciliegie, se ti è piaciuto questo romanzo, prova anche Vango (Timothée de Fombelle, San Paolo)

(età consigliata: da 11 anni)

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2 pensieri su ““Sophie sui tetti di Parigi” di Katherine Rundell, Rizzoli

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