“Ehi, questo libro ha appena mangiato il mio cane!” di Richard Byrne, Gallucci

questocanecopCome è noto, in un albo illustrato la storia, il contenuto non derivano dalla somma di parole e immagini ma, per farla sintetica, dall’interazione, lo scambio, tra parole, immagini e una serie di altri elementi che appartengono al progetto grafico e all’architettura del libro.
Possono entrare così nella narrazione parti fisiche dell’albo, le quali acquistano un significato diverso da quello che in altre tipologie di testi hanno, relegate ad un ruolo strutturale, più o meno valorizzato esteticamente.
L’oggetto-libro quindi non è più solo supporto ma diviene parte attiva della narrazione, quasi che fosse presente una terza dimensione a portare avanti la storia.

Questo artificio offre tante possibilità quanto ampia è la fantasia e la voglia di sperimentare dell’autore, il quale può far interagire parole, figure ed una varietà di altri elementi, compreso chiamare in causa il lettore.
Esistono tanti esempi celebri ed amatissimi di questa modalità di costruire un picture book. Oggi ne presento uno di recente pubblicazione, semplice, divertente, sicuramente modesto di fronte a titoli di capolavori, ma piuttosto esemplare.

Già il titolo (“Ehi, questo libro ha appena mangiato il mio cane!”) è inconsueto sia per estensione, sia per la scelta di renderlo estremamente rivelatore e di far sì che, leggendolo, il lettore si ponga subito sull’attenti. Più che un titolo pare una pagina tratta dal mezzo del racconto. Ha sicuramente il pregio di chiamare attenzione, anticipare che là dentro c’è qualcosa di bizzarro, da un lato un poco inquietante, dall’altro indubbiamente stimolante.
Il bambino entra così nel libro con un misto di curiosità e timore, allertato, vigile, in preda ad un miscuglio solleticante cha fa sì che l’atto di voltare pagina acquisti un valore significativo, condito da una buona dose di pathos.
Di solito ciò, in molti libri che giocano sulla suspense del girare pagina, accade dopo l’inizio della storia. Qui l’autore sceglie di metterlo in moto fin dalla copertina.

La quarta, allo stesso tempo, ci svela un altro dei trucchetti messi in ballo da Byrne: rendere il lettore parte attiva. Un frase anticipa che, in un modo o nell’altro, egli avrà un ruolo nella storia che sta per affrontare, quindi è bene si prepari a sostenerlo.

(Nell’edizione in lingua originale non compare la parola “ehi”. Sembrerebbe poca cosa ma in realtà quel piccolo termine conferisce al titolo italiano una maggiore capacità di richiamare ed è quindi anchel, una promessa di coinvolgimento)

Aprendo il libro, dopo i risguardi, troviamo due facciate bianche con una frase – frequente nelle pubblicazioni per bambini – che invita ad inserire il nome del proprietario. Ma qui è aggiunta una parolina, a mo’ di scarabocchio giustapposto, estraneo alla versione originale.

A chi sfoglia pare di stare effettuando una seconda lettura, come se la prima avesse provocato dei risultati, portato a delle conclusioni che qualcuno ha voluto chiarire da subito. Il libro diventa quindi “dispettoso” ma ancora non ci è dato capire perché.

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Allo stesso modo la storia, che ha fretta di iniziare, invade il frontespizio. Qui, di fatto, comincia il racconto, con una voce fuoricampo– resa attraverso un fumetto – che invita un panciuto e peloso cane ad una passeggiata.

La doppia tavola che segue mostra una bambina, Bella, e il suo animale lungo una via cittadina. La piccola è davanti, con zazzera impertinente e cappellino, e il fido amico quattrozampe, diligentemente dietro, legato al suo lungo guinzaglio.

Dove sarà mai il trucco? Non dobbiamo aspettare molto perché l’anomalia si manifesta già al primo voltar di pagina e ci rivela quale parte fisica del libro sia stata pensata come elemento cruciale e teatro del colpo di scena: la piega di rilegatura tra fogli contigui.

Qui infatti sparisce mezzo cane.
Ecco che un semplice disegno a metà ci fa pensare ad uno sprofondamento, che una giunzione, altrimenti anonima, tra due pezzi di carta diviene una fessura, una porta, una crepa misteriosa che risucchia l’animale e ce ne restituisce alla vista solo una parte.

(Se ci pensiamo bene solitamente in un albo giocato sulla doppia facciata la rilegatura non viene notata, si auspica diventi invisibile. Qui invece rappresenta il punto focale, allo stesso tempo divertente e un po’ pauroso)

In un attimo, senza che nessun patto verbale tra autore e lettore venga stipulato, è automatico ed accettato che non ci troviamo più di fronte ad una bidimensionalità. Una terza dimensione è stata creata, sia nello spazio che nella fantasia.
Il cane è scivolato in un luogo altro, dentro il libro, dove non ci è dato di ficcare il muso, ma del quale non metteremmo in discussione l’esistenza, almeno sul piano, dove siamo ora, dell’immaginazione.

questocane2Il divertimento inizia adesso, dopo la sorpresa. Perché ci aspettiamo faville da quella ingorda fessura e diventiamo impazienti di andare avanti.

Infatti, prima sparisce tutto il cane – solo il guinzaglio penzola fuori, ancora nelle mani di Bella – e, subito dopo, accade che un amichetto di passaggio, con palloncino al seguito, peccando di troppa curiosità, finisca anch’egli nello stesso tranello.
Lo stesso succede ad una vettura lampeggiante che arriva immediatamente e riporta l’insegna “SOS cani” (la scritta e l’insolito mezzo, non reperibile nelle nostre strade, ci costringono a degli interrogativi: il soccorso canino è stato approntato a causa della crepa vorace oppure si tratta di volante generica? Siamo in un città dove solitamente si rapiscono cani o è stato solo un colpo di fortuna?)

Non facciamo in tempo a chiarirci le idee, che gli eventi precipitano: anche una camionetta dei vigili del fuoco e un’auto della polizia vengono inghiottite dall’anomalia!

questocane4Mentre ci domandiamo che affollamento ci sarà mai dall’altra parte e, ingenuamente, voltiamo pagina con troppa leggerezza, ci accorgiamo che perfino la nostra protagonista è sparita. Al suo posto solo una vignetta che riporta l’onomatopea di un rumoroso, e poco educato, segnale di digestione avvenuta.

(A mio parere, in questo punto, il tono concitato della narrazione, funzionale al ritmo veloce del racconto, pecca un po’ troppo di approssimazione. E’ vero che il lettore, seppure piccino, può agevolmente immaginare che anche la bimba sia rimasta vittima del libro dispettoso, ma avrei forse preferito una tavola in più, maggiormente chiara rispetto al passaggio)

E’ esattamente ora che l’intervento del lettore diviene fondamentale. E’ molto chiaro: il salvataggio spetta a lui, senza il suo aiuto cane, padroncina, amico e vetture non hanno alcuna speranza di riemergere dall’inghiottitoio.

Una lettera viene infatti lanciata fuori, la quale invita il bambino che è dall’altra parte (Dove? Semplicemente ancora fuori dal buco, perché è chiaro che non esista più un luogo della realtà e uno della fantasia. Sono stati mescolati e lettore e personaggi si trovano sullo stesso piano) a girare il libro volgendo il lato corto verso il basso – e quindi tenendo la rilegatura in orizzontale – e a scuotere vigorosamente.

questocane7Così facendo, come è facile aspettarsi, animali, bambini e automobili piombano giù, cadendo dallo spazio misterioso custodito dalla fessura.

questocane8Tutto risolto? Più o meno. Purtroppo non tutti i viaggi nelle dimensioni libresche sono senza conseguenze e a lettore e protagonisti toccherà accettare una realtà un poco…rimescolata.

A chiudere l’albo un ultimo messaggio dell’intraprendente bimba che, per sventare altri incidenti, si premura di lasciare una missiva invitando chi legge a convincere il libro a comportarsi meglio, una prossima volta.

(Noi sappiamo benissimo che ciò non accadrà e ne è consapevole pure il bambino, il quale, in tal modo, si sentirà accolto e perdonato anche nelle sue ripetute marachelle)

Un libro spassoso e giocoso, di sicuro successo tra i piccoli lettori. I bambini infatti si divertono molto ad essere spiazzati, incuriositi e chiamati ad interagire attivamente.
La lettura così rassomiglia ad un gioco, rivelando il suo aspetto più vivace, e non soltanto quello che richiede concentrazione ed attenzione.

Gustoso il finale a sorpresa, che strappa un’ultima risata e resta in linea con l’anima sbarazzina e surreale dell’albo.

Anche le illustrazioni sono in linea con lo spirito scanzonato. Buffe, allegre, movimentate, dal tratto rapido e brioso, ma allo stesso tempo essenziali, pulite, senza fronzoli che distraggano da una narrazione che, per rendere in efficacia, deve essere veloce e concitata.

(Età consigliata: dai 3 anni)

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