“Per una volta nella vita” di Rainbow Rowell, Piemme

eleanor e park1Mi pare giusto chiudere la serie di recensioni dell’anno 2014 con la segnalazione di un romanzo che, a buon diritto, slitta in velocità nella mia personalissima top five di libri per giovani adulti capitatimi di leggere e raccontare sul blog.

“Eleanor e Park” – o, meglio, “Per una volta nella vita”, titolo dell’edizione Piemme italiana e quindi indubbiamente utile da conoscere per chi volesse procurarselo – è un’opera di Rainbow Rowell, giornalista ed autrice statunitense che, con i suoi romanzi per young adults, ha ricevuto plausi ed apprezzamenti sia negli USA che all’estero.

Park ha sedici anni, è di origine asiatica da parte di madre, ama la musica rock e punk, i fumetti, veste sempre di nero e la sua indole introversa e pacata lo rende un poco ai margini del branco di coetanei.
Eleanor è sua coetanea e si è da poco trasferita nella stessa scuola. E’ strana, si veste eccentricamente e in maniera affatto femminile (e per giunta con abiti di seconda mano), la sua silhouette non è esattamente sottile, ha una gran massa ribelle di ricci rossi e le lentiggini.
La ragazza non incontra da subito i favori dei compagni: nessuno, sullo scuolabus, si mostra propenso ad invitarla ad occupare il posto vicino a sé. Ed è così che finisce accanto ad un Park, inizialmente tutt’altro che felice.
Eleanor proviene da una storia familiare triste e difficile. Ha quattro fratelli ed una madre che si è risposata con un uomo violento e volgare, dal quale la ragazza è stata perfino cacciata di casa per un intero anno, costretta a rifugiarsi da ex vicini, gli unici che le hanno offerto accoglienza e riparo.
E’ solitaria e sfiduciata, insicura ed impaurita ma è anche tremendamente acuta, intelligente, brillante ed originale, portatrice di una personalità forte, per quanto messa duramente alla prova dalla vita.

Park non tarderà ad accorgersi del fascino, inspiegabile eppure potente, che la stramba compagna di classe prenderà ad esercitare su di lui. Allo stesso tempo Eleanor sarà attratta come una calamita da quel ragazzo carino e minuto, sensibile e dolce che ogni giorno le siede accanto sul bus.
L’amore nascerà lento, scandito dalla lettura condivisa, durante il tragitto verso scuola, di albi a fumetti, dei quali Park è appassionato e che Eleanor non può permettersi.
Tra prestiti di giornaletti, scambi di opinioni musicali, parole dapprima rare come francobolli preziosi, poi via via sempre più fitte di racconti e confidenze, tra i due il sentimento irromperà pieno e inarrestabile.
Ma non sarà facile viverlo, tra gabbie imposte e realtà difficili da nominare e da affrontare. Ma sarà impossibile rinunciarvi, non lottare per esso, non renderlo prezioso ad ogni passo, crescendo insieme, nel corso di pochi mesi, donandosi accoglienze e sicurezze reciproche. Sbocciando, letteralmente, alla vita, all’amore e, infine, alla scelta che, per quanto difficile da compiersi, sarà l’unica a poter parlare di futuro.

Una storia d’amore, questa, che ha il pregio raro di risultare struggente e appassionante senza alcuna punta di mielosità o stucchevolezza, perfettamente digeribile – anzi, pienamente apprezzabile – anche da palati restii a perdersi nelle ardenti assolutezze delle passioni adolescenziali.
Forse perché quello tra Park ed Eleanor appare al lettore sì come un amore tra adolescenti – perché è indubbio che di teenagers si tratti, non solo anagraficamente – ma, allo stesso tempo, è anche semplicemente Amore, quello limpido, pulito, profondo ed essenziale che si immagina dovrebbe essere, se non per sempre, almeno per molto.

C’è poi il fatto dell’autenticità, la capacità che ha l’autrice di tracciare un sentimento nascente e crescente con tale acutezza e sensibilità da farlo apparire candidamente vero, in uno scambio tra i due ragazzi che, anche quando si fa denso di parole importanti e caldo di desideri irrequieti, non sconfina mai nell’eccesso ma, al contrario, si fa ancora più vivo e pulsante e quindi emozionante.

Un altro punto di forza, propulsiva direi, è la scelta e la caratterizzazione dei protagonisti. Perché Eleanor e Park sono tutto tranne che stereotipi ma, allo stesso tempo, non sconfinano nemmeno nella deriva opposta degli anti a tutti i costi.
Le loro essenze caratteriali ed emotive si dipanano naturalmente nel corso della narrazione e il tratteggio appare accurato e sfaccettato ma mai sofisticato.
I due ragazzi rivestono tutto ciò che ragionevolmente potrebbe immaginarsi date le loro età e le loro storie vissute ma, allo stesso tempo, sono inediti, freschi, intensamente vividi.
Originalità nella perfetta aderenza al soggetto immaginato, quindi, e la costruzione di personaggi che, pur con le loro spigolosità – anzi, forse proprio in virtù di esse – lasciano piano piano innamorare il lettore, in un crescendo di coinvolgimento indirizzato parimenti alla trama e ai sentimenti raccontati.

Forse qualcuno potrebbe smaniare per raccontarla come una storia tra diversi perché, di fatto, i due giovani non risultano perfettamente integrati nel loro sistema sociale. Ma ciò che brilla, di Park ed Eleanor, è profondità e intelligenza, acutezza e una maturità sentimentale che disarma.
Sono belli. E se anche non lo fossero fuori (perché è chiaro: non è necessario essere esteticamente perfetti per essere amati e desiderati), lo sono di certo dentro e tutto intorno, in modo che anche i luoghi squallidi e le situazioni gravi e drammatiche in cui si trovano appaiono come illuminate e addolcite dalla loro storia.

Perfetta risulta anche la forma narrativa scelta: un’alternanza di brevi capitoli intitolati, alternativamente, con il nome dell’uno e dell’altra protagonista.
In ciascuno di essi l’autrice, pur man tendendo la terza persona, abbraccia prevalentemente il punto di vista, fisico ed emotivo, di uno dei due ragazzi, riuscendo in tal modo a centrarli entrambi e conferendo alla storia un andamento duale armonioso e ricco.
La lente dell’attenzione si muove da Eleanor a Park e da Park ad Eleanor e, nello spostamento, ciascuno si manifesta nel suo essere sé ma anche nel modo in cui viene visto dall’altro. E si sa che, nel dipanarsi di una storia d’amore, le due modalità d’esistere – in sé e nell’altro – quasi mai coincidono, per un miscuglio complesso e delizioso di slanci e timidezze, insicurezze e desideri, freni e spinte, agi e disagi, immaginazioni e realtà che la Rowell riesce egregiamente a dipingere per rendere l’essenza, allo stesso tempo complessa ed ineludibile, del sentimento.

Un’ultima notazione su un aspetto che ha reso a me, quarantenne odierna, assolutamente irresistibile – perché ammantata da un velo piacevolissimo di amarcord – la lettura: la storia è ambientata negli anni ottanta.
Niente sms, chat, facebook e whatsapp quindi, ma nastri registrati con compilation dedicate, fumetti, riferimenti ai film dell’epoca (insomma, non che fosse quella di matusalemme..), alla musica…Qualcosa poi che suona forse un po’ d’altri tempi nel modo di rapportarsi, di stare insieme, di conoscersi e avvicinarsi.
Ma nulla che non possa essere apprezzato dai lettori adolescenti odierni perché ciò che di più importante si svolge e si manifesta tra le pagine è universale; universalmente in grado di emozionare e, travalicando le generazioni, rendere possibile l’immedesimazione.

(età consigliata: dai 13 anni)

Se il libro ti piace, puoi comprarlo qui: Per una volta nella vita

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5 pensieri su ““Per una volta nella vita” di Rainbow Rowell, Piemme

  1. I libri che hanno protagonisti adolescenti sono sempre piacevoli da leggere; in quella fascia di età le persone sono meravigliose perché hanno ancora i sogni intatti e l’energia per poter cambiare il mondo….
    Un saluto

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