“Lindbergh – L’avventurosa storia del topo che sorvolò l’oceano“ di Torben Kuhlmann, Orecchio Acerbo

linbergh E’ indubbia l’immensa fascinazione che il volo ha sempre esercitato sugli esseri umani. Librarsi nell’aria, molto più che solcare i mari o muoversi a grandi velocità sul globo terrestre, è stata per secoli considerata un’impresa impossibile, capace di accendere le fantasie più ardite, di solleticare l’immaginazione e l’ingegno di uomini geniali e temerari.
Volare è sovente considerata una capacità del divino, del mito o dei personaggi fantastici: le ali e le altre caratteristiche fisiche degli esseri in grado di farlo per natura non appartengono alla nostra specie.
Facile comprendere perché la sfida fu portata avanti per secoli, con un successo solo relativamente recente, e perché, se solo si leggono alcune pagine della storia dell’aviazione, si percepisce subito un senso di nobile eroismo. Nobile in quanto trattasi dell’eroismo che riguarda la competizione dell’uomo con i suoi limiti e non quella dell’uomo con i suoi simili.

Anche Torben Kuhlmann, giovane illustratore tedesco, pare sia stato fin da bambino rapito dalla malia delle imprese che hanno portato al volo umano. Tanto interessato da concretizzare questo amore nella realizzazione di un pregevolissimo albo illustrato che ha costituito la sua tesi di laurea a coronamento degli studi di disegno alla HAW di Amburgo.
Il libro – “Lindbergh – L’avventurosa storia del topo che sorvolò l’oceano“ – è stato edito in Italia da Orecchio Acerbo ed aprire le sue pagine corrisponde, immediatamente, ad un tuffo in uno scenario suggestivo di inizio secolo scorso.
Pare quasi di avvertire sul viso l’impalpabile umidità delle nebbie, di sentire lo sbuffo dei treni a vapore, il cigolio delle carrucole intente a caricare le mastodontiche navi che si accingevano a salpare per l’America.

L’immediata percezione della forza – impressiva e di subitaneo stupore – di quest’albo è suscitata dalle tavole illustrate. Queste la fanno, senza troppe cortesie, da padrone, catturando l’attenzione del lettore al primo sfoglio.
Sono splendide, potenti, realistiche senza rinunciare alla necessaria personalità che le rende artistiche. Sono quasi cinematografiche: chi legge ha la sensazione di trovarsi sulla poltrona di un cinema e che, da un momento all’altro, i personaggi e le scene possano mettersi in movimento.

La storia, che pure nel sottotitolo dichiarato accende le aspettative, resta per un attimo in disparte, attendendo che il lettore si plachi un poco nei suoi entusiasmi perché anch’essa richiede attenzione e indugio, presentando un testo molto curato e di ampio sviluppo. E’ una narrazione dolce, pacata, dal ritmo misurato ma coinvolgente, suddivisa in brevi capitoli titolati.
(A mio parere i titoli, che possono avere una loro funzione nella lettura autonoma, in quella ad alta voce risultano un poco d’intralcio. Io ho preferito ometterli quando ho letto il libro a mio figlio)

Una delle prime riflessioni che mi sono trovata a fare su quest’opera concerne il rapporto che intercorre tra componente iconica e componente testuale.
L’impressione iniziale è quella di trovarsi di fronte ad un lavoro dove queste possano di fatto procedere autonomamente: le bellissime tavole disposte ad arricchire un testo che in fondo non trae da esse un’ integrazione di senso.
In realtà non è così. Parole e immagini procedono invece nell’albo quasi a staffetta, passandosi il testimone della narrazione. In alcuni snodi il testo si sospende e quello che accade dopo è affidato alle immagini, anzi, alle grandi tavole a doppia pagina che si susseguono anche a più di due senza trafiletti testuali.
Le immagini più piccine invece fanno da interpunzione mostrando particolari in più o ampliando la visuale, sia spaziale che temporale. Ecco quindi articoli di giornale, bozzetti di disegni del topo viaggiatore, oppure una sequenza di istantanee che raccontano azioni.
E’ indubbio che l’insieme risulti molto ricco, che sia un albo che richiede attenzione, indugio, pazienza e che ricambi con il piacere del dettaglio, con la raffinatezza del singolo particolare e con la maestosità dell’insieme.

lindbergh1Nella Amburgo di inizio secolo vive un topolino speciale. Non un roditore qualunque bensì un vero e proprio topo da biblioteca, amante dei libri e dello studio.
Un minuscolo essere tranquillo e pacato che un giorno si rende conto di essere rimasto uno dei pochi roditori a popolare gli scantinati della città.
Parrebbe infatti che tutti i suoi simili siano stati spaventati da una nuova e crudele invenzione che prima attrae col la lusinga di una prelibatezza e subito dopo uccide con la violenza di uno scatto di lama.
Forse per sottrarsi ad una minaccia così terribile – immagina il nostro amico – saranno fuggiti tutti verso la Nuova Terra, quell’America raccontata, di libertà e promesse.
Così il piccolo topo, una volta abbandonata l’idea del viaggio in nave – troppo rischioso per via dei gatti – decide di tentare l’impresa del volo per coronare il suo progetto di raggiugere il lontano continente.
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Un’avventura ambiziosa, disseminata di studi, prove, fallimenti e nuovi tentativi. Progetti, bozzetti, schizzi tecnici – mostrati dall’autore in affascinanti disegni che impreziosiscono anche i risguardi di copertina – perfino sortite nelle case e nelle cantine per procurarsi il materiale necessario. Contro di lui nemici possenti e alati, ben decisi a rendere preda il nostro eroico protagonista.
Ma il roditore incassa ogni fallimento rilanciando in impegno ed ingegno e affronta ciascun pericolo con coraggio e intelligenza.
Fino al meritato successo: la costruzione di un piccolo ma perfetto velivolo ad elica e motore con cui affrontare l’impegnativa e tanto agognata traversata.
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All’arrivo, gli amici, il successo e, per i lettori, una sorpresa. Come ottima conclusione della storia e fantasioso, ma delizioso, legame con gli eventi reali.
E una volta chiuso l’albo si può correre a leggere altri libri che narrano le gesta dei pionieri del volo.

Un racconto fantastico che ha la duplice capacità di accendere l’animo assetato di avventura e di riempire quello più romantico.
L’impresa grande compiuta da un essere piccolo è una scelta tematica molto chiara ed efficace che rivendica per tutti la possibilità di sognare, osare, impegnarsi e riuscire. La scelta del volo non può che coronare il simbolismo: quale immagine più efficiente per rappresentare lo slancio e l’ardire? D’altra parte le espressioni spiccare il volo o decollare si usano comunemente per intendere chi felicemente e con coraggio avvia una propria desiderata iniziativa o si realizza nelle proprie aspirazioni.

Il racconto è sicuramente fantasioso – una sorta di favola – ma gli sfondi e i cenni storici che si ritrovano tra le pagine sono concreti: la migrazione verso l’America in cerca di fortuna e prosperità.
Come non pensare alle trappole per topi come metafora della morsa della fame e della povertà che spingeva tanta gente verso il Nuovo Continente?
Le tavole con la folla ordinata, composta da tanti individui simili, in fila ad uno dei vari imbarchi pare raccontare di abbandoni e speranze, di dolori e ultime possibilità.
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Infine è doveroso accennare al tema cui l’albo è omaggio: l’impresa di Charles Lindbergh che nel 1927 compì la prima traversata in solitaria dell’Atlantico, da New York a Parigi.
Un viaggio rischioso, duro, difficile, una sfida con se stesso e con la tecnologia. Uno di quegli slanci umani che hanno poi avuto il merito di essere d’ispirazione ad altri ed altre.
Così chiudo, sull’ultima suggestione dell’albo: il valore di un gesto che oltre a coronare i propri sogni possa essere di spunto per quelli altrui. In un passaggio di staffetta d’ideali e ambizioni che spesso ha costituito la rotaia sulla quale è andato in corsa il progresso.

(Età consigliata: dai sette anni)

Se il libro ti piace, puoi comprarlo qui: Lindbergh. L’avventurosa storia del topo che sorvolò l’oceano

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