“Cosa è successo a Barnaby Brocket?” di John Boyne, Rizzoli

barnabyRecensione di Roberta

I Brocket sono persone normali. I Brocket amano essere persone normali. I Brocket fanno di tutto per passare inosservati, vivere tranquillamente la loro vita e non essere di disturbo per nessuno.
Sono orgogliosi, addirittura, del proprio modo di vivere. Nella loro famiglia esistono delle regole da rispettare da subito, da quando si emette il primo vagito, ma…
Questa volta, forse, non andrà così.

La signora Brocket, sta per dare alla luce il suo terzogenito; è quasi la mezzanotte di venerdì 17 (mai partorire di venerdì, tanto meno vicino alla mezzanotte, i medici hanno diritto di dormire bene in prossimità del week end) e il piccolo pare intenzionato a manifestarsi vigorosamente.
Le provoca tanto dolore da farla urlare, cosa che non si addice a una signora educata, fino a che, finalmente, vede la luce e si ritrova… sul soffitto!
Sì, perché il neonato, che i genitori battezzeranno con il nome di Barnaby, è un bambino speciale, che non segue le regole della gravità e non può fare a meno di fluttuare nell’aria.
I poveri parenti dovranno addirittura fissare un materasso sul soffitto per evitare che si riempia la testa di bernoccoli durante il sonno! Barnaby è chiaramente un diverso, un eccentrico, e se il suo cane lo adora e i fratelli gli si affezionano spontaneamente, bhe…i suoi genitori, di contro, non lo possono proprio sopportare. I signori Brocket faranno di tutto per correggere il loro bambino, lo manderanno perfino alla scuola dei “Figli Indesiderati”.
Compreranno per lui uno zaino, pieno di sabbia, che lo tenga con i piedi per terra: non va bene vagare con la testa tra le nuvole, figuriamoci con tutto il corpo!
Questa leggerezza, questa capacità di vedere il mondo da un’altra prospettiva disturba talmente tanto la madre da farla decidere, a un certo punto e di comune accordo con il padre, di bucare lo zaino- zavorra, e di lasciare il bambino in balia dei venti. In breve, di abbandonarlo…

E’ a questo punto che Barnaby comincia un lungo viaggio che lo porterà in tutti i continenti, e che gli farà incontrare tanti personaggi strambi, molti dei quali, proprio come lui, rifiutati dalla propria famiglia. Durante il percorso, in Barnaby nascono i semi preziosi delle domande.
E’ vero, il suo zaino è stato manomesso dalla sua stessa mamma, ma può una mamma non amare il suo bambino? Se l’ha fatto ci dovrà essere per forza stato un motivo e toccherà a lui – e ai lettori  – scoprirlo. E, magari, porvi rimedio.

Un romanzo che esalta il coraggio di essere se stessi e di accogliere gli altri per quello che sono. Valori importanti in una società che diventa ogni giorno più intollerante e chiusa. La semplice ingenuità degli otto anni di Barnaby, lo sguardo col quale incontra il mondo, destano molta tenerezza e strappano partecipi sorrisi.
Effetto simile, ma capovolto, suscitano i personaggi adulti, che appaiono nelle pagine ancora più infantili del protagonista. Un esempio? La preside dell’accademia per Figli Indesiderati che, se legge libri di paura, non riesce a dormire oppure i ministri di vari Paesi che sgomitano per fare la foto con il fenomenale bambino fluttuante!

C’è poi il tema delicato delle aspettative dei genitori sui figli, delle ferite che la famiglia, seppur volenterosa, può creare quando non rispetta l’unicità e il talento di ciascun nato. Il rocambolesco cammino iniziatico del bimbo fluttuante illumina, con la metafora del viaggio, il desiderio sacrosanto di allontanarsi dalla propria famiglia di origine, che non entra in necessario conflitto con quello, poi, di tornare in seno ad essa, magari cambiati, ritrovati.
A chi gli chiede dove sta andando, Barnaby risponde sempre con sicurezza che sta tornando a casa. Ma come si può tornare dove non si è accettati per quello che si è realmente?

Tante domande che, insieme alle avventure del piccolo protagonista, contribuiranno a far crescere il lettore, bambino o adulto che sia.
Come anche a divertirlo, perfino incuriosirlo con le citazioni di grandi classici come “Freaks”, “Il circo della farfalla”, “Oliver Twist”…

Vi lascio con piccolo botta-e-risposta significativo che, dopo la lettura, spesso mi è tornato alla mente: “Mi tengono con i piedi per terra”, dice Barnaby riferendosi ai suoi non accettanti genitori, “Non ci vedo niente di buono” gli viene, saggiamente, risposto.
Cosa di più semplice? Niente di buono dal non rispettare il dono della propria unicità contrastandolo con la violenza dell’omologazione imposta!

Ottimo a partire dai 10 anni per la lettura individuale, con un adulto dagli 8.

Vi consiglio la visione di questo video.

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