“I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita” di Jordan Sonnenblick, Giunti

i 10 mesi che mi hannoCome scrivevo nel mio precedente articolo, apprezzo molto i progetti di promozione della lettura che mettono al centro i ragazzi, che li vedono attivi e protagonisti piuttosto che meri e passivi destinatari di attività scelte per loro da altri, spesso adulti.
Allo stesso modo, mi piace seguire i premi letterari, in ambito di letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, nei quali i selezionatori e i giudici sono sempre loro: i bambini e i ragazzi.
Uno di questi è il Premio Bancarellino, parente, anche per assonanza, del celebre e storico Premio Bancarella.
Questo riconoscimento viene assegnato da una giuria di ragazzi che provengono da tutta Italia ed è il risultato finale di un Progetto Lettura ampio e articolato che interessa varie scuole medie sul territorio nazionale.

Quest’anno il Premio Bancarellino è stato vinto dal romanzo dell’autore americano Jordan Sonnenblick “I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita”, pubblicato in Italia da Giunti nel 2013.
Proprio con questo libro Sonnenblick, già insegnante delle medie, si è scoperto dieci anni fa scrittore per ragazzi, riscontrando un grande successo di pubblico e di critica. Successo poi rinnovato con i suoi successivi titoli, alcuni dei quali già pubblicati in Italia da Giunti e da Mondadori.

Per quanto mi riguarda questo è il primo suo lavoro nel quale ho la fortuna di imbattermi e devo ammettere che raramente ho trovato autori così capaci di confrontarsi con temi difficili ed emotivamente sfaccettati con, insieme, una grande dose di sensibilità e un alto livello di lievità.
Dico lievità piuttosto che leggerezza perché il tocco di Sonnenblick è quello di chi, con rispetto e attenzione – e anche con un sapiente e determinate uso dell’ironia – sa rendere fruibile un argomento doloroso, è in grado di raccontarlo a misura di ragazzo. Con questo non intendo affatto che lo minimizzi o lo riduca, magari edulcorandolo – tutt’altro! – ma che sappia restituirlo davvero attraverso gli occhi e l’animo di un giovanissimo protagonista, per il quale la gioia di vivere, le emozioni legate all’età, i chiaroscuri poco filtrati della crescita si mescolano con la sofferenza e, più che stemperarla, la rendono manifesta in maniera sincera e diretta, inserendola, come è giusto che sia, nel flusso della vita.

Questo è quindi un romanzo di crescita, di rivelazione del sé e di conoscenza dell’altro, di acquisizione di responsabilità, di uscita dal guscio. Ma anche un romanzo degli affetti, familiari come amicali, nel quale la scoperta di avere un ruolo importante e determinante negli equilibri del proprio nucleo è centrale.

E’ una storia nella quale si diventa grandi, con una fatica immensa ma anche con la soddisfazione di vedere i ritorni del proprio impegno e del proprio coraggio, nella quale le passioni e gli interessi – qui, la musica – manifestano il loro potere sostenente e la famiglia si mostra nella sua nuda essenza: fragile ma anche capace di resistere a eventi drammatici e inattesi con la forza che viene soltanto dall’amore e dalla fiducia reciproca.

Ed è anche un racconto dove, a volte tra le lacrime, si ride, animato da una prosa scorrevole e piacevolissima e da un protagonista al quale si vuol bene subito e fin nelle sue scontrosità. Un ragazzo che più volte, durante la lettura, si vorrebbe abbracciare, al quale spesso si desidererebbe dare una pacca sulle spalle e il quale, sovente, si ammira pur nei contraddittori delle sue emozioni.

Steven ha tredici anni, è bravo a scuola – soprattutto nei temi, dove riversa tutta la criticità del suo sguardo e la sincerità di ciò che prova – ha un talento e una passione per la batteria e suona in una band. Ha una passione per Renee Albert, attraente compagna di classe, e un’amicizia con Annette, un po’ saccente ma leale.
Un ragazzo come tanti, che segue il suo percorso per traghettarsi fuori da quell’età adolescenziale complessa e piena zeppa di dubbi, insicurezze e piccoli-grandi disagi.

Tutto tranquillo – più o meno – fino al giorno in cui non si scopre che il suo fratellino Jeffrey– quello biondo, bello, insistente e insopportabile, come tutti i fratelli minori – ha la leucemia.
Una scoperta che, ovviamente, è come una bomba che esplode violenta e devastante nel cuore della sua famiglia, cambiandone in un attimo, non solo gli stati d’animo, ma anche i ruoli, gli equilibri, le relazioni e, come è immaginabile, le priorità.

Le vicende sono raccontate in prima persona da Steven ed è come assistervi direttamente da dietro le lenti dei suoi occhiali, che sono collegate direttamente al suo animo di adolescente, dove sentimenti ancora infantili si mescolano con slanci già adulti, dove l’amore per il fratello fa un tutt’uno con la gelosia, dove la mancanza improvvisa della figura materna risuona feroce assieme al rifiuto per un padre che, per difendersi, si fa un po’ fantasma, dove la scuola entra prepotente con le sue richieste, gli amici perdono la loro identità ludica per farsi prima questori insopportabili poi, forse, supporto.

E’ questa la metamorfosi del giovanissimo protagonista: passare dal sentirsi colui che subisce gli eventi, quello dimenticato, indagato, compatito, forse giudicato a colui che può avere – deve avere! – un ruolo e un’importanza. Il fratello maggiore, il figlio, l’amico che, pur non rinnegando le proprie fragilità, si pone di fronte agli altri in una posizione di scambio, attiva, e non più di ricezione, passiva.

Il rapporto con il piccolo Jeffrey, la scoperta dell’affetto reciproco sincero – un poco scorbutico da parte del maggiore, di idolatria e ammirazione da parte del minore – si fa motivo portante del libro, impareggiabile in tenerezza ed autenticità. Una della conquiste più di valore di Steven è infatti la presa di coscienza delle sua capacità di essere per il fratellino supporto fondamentale e insostituibile fonte di esempio e coraggio.

Un romanzo che si legge d’un fiato e su quale si riflette a lungo, che lascia una traccia, emoziona. E non tanto, come si potrebbe immaginare, con la forza scontata del dramma, ma con quella, molto più viva, della speranza, con il realismo positivo che non cela il dolore ma lo inserisce in un percorso di crescita e di scoperta.

C’è parecchio dentro: famiglia, scuola, rapporti con i coetanei, primi amori, relazioni tra fratelli, genitori, musica, amicizia…un turbine di tematiche che si incastrano e si sviluppano all’unisono, cozzano e si armonizzano nella fatica che compie Steven per tenersi insieme – tutti i suoi pezzetti messi alla prova – nei dieci mesi cambieranno per sempre la sua vita e che lo renderanno – noi lettori sì, possiamo dirlo con certezza – una persona migliore, lanciata sui binari del suo futuro.

(età consigliata: dai 12 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita

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2 pensieri su ““I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita” di Jordan Sonnenblick, Giunti

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