“Aiuto, arriva il lupo!” di Ramadier & Bourgeau, Babalibri

arrivalupocopPoveri lupi! Li abbiamo rigirati in tutti le salse. In principio erano cattivi, cattivissimi direi, mangiavano fanciulle e finivano, come è giusto che sia, un gran male (anche se non in tutte le varianti della famosa fiaba).
Poi li abbiamo edulcorati, usati per giocare al rovesciamento, per insegnare la morale del “non fidatevi delle apparenze”, per combattere la paura del diverso, per spiazzare, ridere, li abbiamo ridicolizzati, resi bulli e perfino vittime di bulli. Insomma: un lupo per tutte le occasioni!
E ai bambini son piaciuti sempre. Facciano essi paura o simpatia, i lupi sono vere star, incontrastate e incontrastabili della letteratura per l’infanzia.
Ecco quindi che una delle ultime uscite della Babalibri – una delle case editrici più attive in fatto di lupacci e lupetti – porta di nuovo il segno, sempre acclamato, delle puntute zanne. L’albo è “Aiuto, arriva il lupo!” di Ramadier e Bourgeau e la caratteristica che di certo allieta i piccoli lettori è quella di chiamarli in causa, ad interagire loro stessi, brividi compresi, con il famelico animale.

Ai bambini aggrada che il libro sia materia attiva, da giocare oltre che semplicemente da leggere, apprezzano di veder realizzato, fattivamente, quello che in effetti sempre avviene: e cioè che è l’interazione di testo (qui inteso come iconico e letterale) e lettore a creare una storia.
Se poi tiriamo in ballo un lupo che rischia di avvicinarsi sempre più, che magari pagina dopo pagina potrebbe arrivare a spalancare le sue fauci su noi inermi lettori, e una traccia che ci invita ad azioni, più o meno fruttuose, per liberarcene, e ogni voltar di pagina è una verifica dell’efficacia delle nostre contromisure e, magari, contiene la proposta, sempre più frenetica e accalorata, di un nuova idea difensiva qualora la precedente non fosse andata a buon fine…bhe, ecco allora che l’albo perde la sua dimensione di albo – composto di carta, colori e cartoncino – per diventare una scena, una dimensione di gioco, uno spazio fantastico.

arrivalupo1Di fatto tutti i libri rappresentano una finestra dalla quale accedere a uno tempo e a un luogo altro, ma non in tutti il bambino  esce dal suo ruolo di spettatore per diventare attore. La differenza è la stessa che corre tra l’essere comodamente seduti sulla poltrona di un teatro ad assistere, emozionati magari, ad una rappresentazione, e il venir chiamati in causa per agire nel racconto stesso, avendo l’illusione che esso si modifichi in virtù delle nostre azioni.
Per un bambini piccolo, al di sotto dei tre anni, nel quale la fase di sviluppo emotivo è tale da non permettergli ancora un vera e propria immedesimazione nei personaggi, la possibilità di accedere ad una storia facendo è molto divertente e gratificante.
Inoltre è coinvolgente emotivamente e permette al bambino di sperimentare, risolvendole, le paure.

Il lupo è dapprincipio piccino, ma girando le pagine diventa sempre più grande perché più vicino.
E allora bisogna intervenire: inclinando il libro per farlo scivolare lungo un pendio che porta ad un dirupo e, una volta caduto, scuotere energicamente affinché la bestia feroce e minacciosa perda le presa del ramoscello salvifico cui è riuscito aggrapparsi.
arrivalupo2Ad ogni voltare una soluzione ma, insieme, un nuovo pericolo. Bambino contro lupo, chi la spunterà?

Incredibile e molto interessante osservare come i piccoli lettori si sentano davvero chiamati al confronto con l’animale, lo avvertano come reale ma, allo stesso tempo, stemperino grazie alla guida del libro e del genitore lettore, i timori che potrebbero essere difficili da sostenere.
E’ il brivido che rende gustosa una lettura, che fa sì che non si abbassi mai la guardia, che non si ceda alla noia perché – diamine! – il lupo feroce è lì e potrebbe mangiarci!

La quarta di copertina – sulla quale si conclude la storia che, guarda caso, era iniziata esattamente nella prima, con il titolo che funge anche da incipit di testo – dopo aver risolto a vantaggio, naturalmente, del bambino la singolar tenzone, propone un degnissimo di nota “ricominciamo?”.
L’invito a rifare daccapo tutto il percorso-gioco (una volta, due volte, infinite…parola di mamma!) è fondamentale dal punto di vista psicologico perché mentre la primissima lettura mette in moto la paura – contenuta entro argini accettabili – la seconda e via via quelle successive, agiscono la rassicurazione.

Il meccanismo di mettere in moto le paure, contenerle, risolverle e rassicurare poi il bambino con una pratica predittiva (cioè che permette di agire di nuovo ciò che spaventa potendo però prevederne la buona risoluzione) è molto importante per lo sviluppo emotivo infantile. Il piccolo impara ad accettare la paura – giocarci perfino! – ma allo stesso tempo ad arginarla, ridimensionarla aspettandosi un suo, certo perché già sperimentato, annullamento.
E’ un po’ quello che accade in altri albi più celebri come “A caccia dell’orso” (Rosen/Oxembury, Mondadori): agire come protagonista (o insieme ai protagonisti) andando incontro a qualcosa di spaventoso dal quale poi si riesce a fuggire mettendosi in salvo. Sperimentare la paura per vincerla, più e più volte.

Dal punto di vista del rapporto tra testo e immagini qui siamo di fronte ad un legame particolare: il testo dialoga, di fatto, soltanto con il lettore, come se fosse la sua parte nel dramma. La scena del coprotagonista, il lupo, è invece affidata essenzialmente alle illustrazioni.
Le parole sono una sorta di voce fuoricampo, quindi, e la sequenza della tavole possiede un’indipendenza che, dal conto suo, non avrebbe alcun bisogno di testo.
Un legame-non legame che acquista un senso solo se si tira in ballo il terzo attore dell’albo: il lettore. Il lettore è colui che triangola con testo e figure facendo sì che se ne saldi l’interazione e che entrambe acquistino significato.

arrivalupo3Graficamente le immagini sono molto nette: colori scuri su sfondo rigorosamente giallo. Le tinte usate sono pochissime: il verde del terreno, il nero del lupo, una punta di rosso per le scritte e qualche grigio e marrone appena necessari a qualche particolare.
Non ci sono dettagli, l’essenzialità della scena prevede il solo animale, l’attenzione del bambino non deve essere veicolata altrove – d’altra parte come si potrebbe quando si è a rischio di essere divorati?
Anche il peloso protagonista è scevro di minuzie: un lupo-lupo, scuro e cattivo, con tutte le zanne al posto giusto e, da vicino, perfino gli immancabili e terrificanti artigli.

L’albo è interamente cartonato, con bordi stondati e quindi a prova di manine irruente di bimbo.

(età consigliata: dai due anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: Aiuto, arriva il lupo!

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