“Racconti per bambini che si addormentano subito” di Pinto & Chinto, Kalandraka

pintoscopGustosa l’introduzione, saporito il libro. Nulla di più vero a proposito di questa piccola raccolta di racconti a firma Carlos Lòpez e David Pintor, per l’occasione trasformatisi nella assonantissima coppia Pinto & Chinto.

Edito da Kalandraka, “Racconti per bambini che si addormentano subito” è l’albo che inaugura la collana “Sette Leghe”, dedicata ai bambini della scuola primaria, a partire dai sei anni di età.
E se l’ottimo fiuto dell’editore non tradisce, da questa serie ce ne aspetteremo sicuramente delle belle.

Ventotto storie, tutte brevi, alcune brevissime, nessuna supera in lunghezza una pagina e ciascuna ha a corredo una bella tavola, dal tratto insieme giocoso e raffinato di Pintor, a sottolinearne atmosfere o particolari.

C’è bisogno di storie che non si dilunghino troppo? Secondo l’ironico parere degli autori eccome!
Servono alla sera come letture sane e funzionali della buonanotte affinché i bambini possano ascoltarle tutte e attentamente senza piantar lì il racconto nel mezzo perché gli occhietti si chiudono sopraffatti dal sonno.
Che sacrilegio addormentarsi alla metà di un fiaba! O tirarla così lunga che sulla parola fine è già l’ora di andare a scuola!
Ma noi che dietro le parole dei due burloni notiamo l’occhiolino e per di più sappiamo bene  – ahinoi! – che è pieno il mondo di bimbetti arzilli che pur di non dormire si farebbero leggere l’intera Divina Commedia, ci è chiaro che il bisogno più urgente cui questi racconti sanno far fronte è quello di umorismo intelligente e di acutezza narrativa.

pintos1Sì perché ognuna della storie è una burla bonaria, un piccolo divertissement, una trovata, un sottile colpo di genio che muove al sorriso e, con semplicità e delicatezza, allieta.
Ciascuna pagina è un esercizio di stile perché, come è ben noto, dietro la brevità sovente si cela l’attenzione, la cura e un complesso lavoro di limatura e pulizia.

Ciò che colpisce – ed è meno frequente di ciò che si penserebbe – è il sostegno saldo che la precisione di un’idea offre ad ogni racconto. A fronte delle poche righe c’è un’intuizione narrativa piena e completa, un senso  che a volte spiazza, a volte intenerisce, a volte fa sorridere.

pintos2Anche le illustrazioni collaborano a pieno titolo all’insieme risultando anch’esse divertenti, brillanti, sempre capaci di rappresentare, con una tavola soltanto, il significato e l’animo della storia.
Pintor ha uno stile che mi colpisce molto nel suo saper essere allo stesso tempo curato e minuzioso ma accessibile, elegante ma fresco, vivace e arioso ma preciso. Un miscuglio di grazia, gaiezza, armonia ed ironia, dove però quest’ultima rimane accennata, nascosta, mai declamata ma svelata piuttosto come un premio a fronte di un’osservazione attenta e non superficiale.
Piacevolissimo anche l’uso del colore, che rende le tavole vitali ma sempre misurate, lievi, come se tinte e figure avessero in sé il carattere naturale della raffinatezza e potessero quindi cimentarsi con sicuri risultati con la semplicità.

pintos3Disegni a parole vanno così a braccetto e dietro gli uni e le altre si avverte il piacere e l’allegria degli autori.
Ed ecco che ci vengono svelate incredibili curiosità, come ad esempio il perché i fiumi procedono tortuosi o i monti hanno spesso le cime ghiacciate e innevate. Oppure fiabe vengono ribaltate, o apparenze disvelate. O ancora nuovi ed inediti personaggi, più o meno familiari, mostrano le loro avventure o le loro trovate.

Argomenti tra i più vari ma sempre giocati con intelligenza e umorismo, spesso posti da un diverso punto di vista o rovesciati sul finale per svelare un nuovo significato o rivelare uno spassoso o arguto paradosso.
Contrasti, sottili cambi di registro, trovate brillanti, mosse vivaci per far sì che il lettore si aspetti sempre una variazione, si spiazzi un po’, resti sulle spine, tenga dietro alla storia come qualcosa di animato e imprevedibile, non noioso, non banale, non piatto.

Perché leggere è un gioco e giocando, si sa, che il tempo sia poco o sia tanto, la parola d’ordine resta sempre l’uso libero e fecondo della fantasia.

(età consigliata: dai 6 anni)

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