“Il cielo non ha muri” di Agustìn Fernàndez Paz, Piemme

muricopAi bambini si può parlare di tutto. La moda dell’edulcorazione stile disneyano – una parentesi rosa tra le fiabe tradizionali è l’odierna letteratura per l’infanzia – è passata. E, aggiungerei, per fortuna.
Ai bambini quindi si possono raccontare anche le brutture della storia, le storture dell’essere umano, l’ingiustizia, la discriminazione, la violenza e il sopruso.
Non perché smettano di sognare, di giocare e di essere bambini, ma esattamente per il motivo contrario: perché essendo bambini siano in grado di immaginare un mondo diverso, più giusto, più colorato; e crescendo poi abbiano la possibilità di conservare questa visione e magari, almeno in parte, lottare perché si realizzi.

Libri che seminano quindi, che scavano ampi solchi entro cui far germogliare la consapevolezza, la curiosità, l’interesse, l’impegno.
Perché i piccoli sappiano che stanno ricevendo in eredità – ahimè – un mondo imperfetto ma che hanno il potere, se sapranno guardare al domani con ottimismo e volontà, di cambiarlo.

“Il cielo non ha muri” di Agustìn Fernàndez Paz, edito da Piemme nella collana per l’infanzia Il battello a Vapore è un garbato, ma non morbido né rarefatto, racconto di presa di coscienza e ribellione.
Una storia di fantasia che, pur nella sua lievità e delicatezza, si aggancia con forza alla realtà e sprona i piccoli a conoscere per cambiare le cose e i grandi a riflettere e ragionare.

I muri, qui narrati senza luogo né tempo preciso, si collegano alle tante barriere che nella storia l’uomo ha fisicamente innalzato per dividere e separare, ma anche a quelle del pensiero che discriminano e giudicano e che sono oltremodo pesanti, pur se composte di idee e non di mattoni.
Razzismo, pregiudizio, diversità di religione, idee politiche, stili di vita, comportamenti sociali…troppe sono le categorie che la razza umana ha posto a giustificare le divisioni, le guerre, gli odi, le violenze. E in nome di queste si è sentito in diritto di perseguitare, ghettizzare, uccidere, ma anche, più semplicemente, infamare e denigrare altre persone.
Quando la verità, che nessuno ha il coraggio di guardare in faccia, è che l’animo umano – il cuore, la mente, il pensiero, l’essenza della vita – è della stessa materia impalpabile del cielo e quindi non può essere ingabbiato da alcun muro. Come l’amore e l’amicizia, che anche quando si cerca di contenerli, come l’acqua filtrano da tutte le fessure.

Questa è la storia di Helena e Adrian, che sono due bambini che si vogliono bene.
Vivono in un paese dapprincipio bellissimo, dove sono liberi di giocare ed andare a scuola insieme, ritrovarsi in un prato verdeggiante all’ombra di un’ imponente quercia sognando e scambiandosi i propri desideri.
A nessuno dei due importa che abbiano un colore diverso di pelle, ad esempio, che vestano abiti di fattura differente, che abitino in zone della città opposte, e via dicendo. Queste sono tutte distinzioni insignificanti perché ciò che conta è il piacere di stare insieme, condividere e avere un cuore che batte secondo un ritmo simile.

muro1Ma un brutto giorno gli adulti decidono che non si può più vivere tutti insieme. Il motivo non è chiaro, ma noi lettori possiamo immaginare qualche sciocchezza che fa rima con razza, ceto sociale, religione, ricchezza e povertà, giudizio e pregiudizio.
Helena e Adrian, come è giusto che sia, non ne sanno nulla e quindi assistono con terrore all’innalzamento di un grosso muro, ascoltano i divieti a frequentarsi, assistono agli sberleffi della gente arrogante verso gli altri, quelli più deboli e discriminati, sentono, come una corrente che passa maligna lungo le strade, il dissapore, il desiderio di vendetta, il fanatismo.
E, dall’altra parte, l’umiliazione, l’offesa, la lesa dignità, la paura.

muro2I due bambini non vogliono rassegnarsi e cominciano ad escogitare sotterfugi per potersi prima vedere senza toccarsi, poi parlare senza vedersi. Finché non potranno far altro che pensarsi con la sola consapevolezza che per loro nulla è cambiato e che l’affetto non conosce barriere.
Quando poi ogni mezzo per entrare in comunicazione sembrerà essere fallito, l’ultima idea sarà la vincente.
E sarà un’idea che vola nel cielo, che ricorda che i muri non possono toccare le nuvole e che nessuno potrà mai innalzarne di definitivi, né fisici né nel cuore delle persone.

Un romanzo semplice ma profondo, facile alla lettura ma significativo.
Scorrevole e lineare ma allo stesso tempo carico di spunti di riflessione, di tracce, di simboli e rimandi.
Un piccola parabola gentile dei tanti orrori della storia, passata e presente.
Un monito e un invito, una condanna e una speranza.

E anche un impegno che spero i piccoli lettori di queste pagine – impreziosite dalle deliziose e vivaci illustrazioni di Desideria Guicciardini, così in sintonia con il giocoso spirito bambino – vorranno prendere su di sé: crescere e contribuire affinché il futuro veda cadere tutti i muri, quelli fatti di cemento e quelli composti dalle idee.

(età consigliata: dai sette anni)

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