“Tutt’altro che tipico” di Nora Raleigh Baskin, Uovonero

tipicoSi fa presto a dire autismo. Si fa presto a dirlo, ma poi conoscere davvero ciò di cui si sta parlando è altro affare.
Credo di poter parlare a buon diritto a nome della maggior parte delle persone – quelle che non sono direttamente, o almeno nelle vicinanze, toccare dal problema – se asserisco che dell’autismo di sa ben poco, che sovente finisce per costituire, agli occhi dei non addetti ai lavori, un gran contenitore colmo di pregiudizi, idee poco fondate e conoscenze superficiali.

Ben venga quindi il lavoro di case editrici, come la Uovonero, impegnate nel diffondere conoscenza e consapevolezza in materia non soltanto con pubblicazioni specialistiche, ma anche con romanzi di buon livello, godibili da tutti, che hanno il pregio di spostare il focus dall’informazione alla partecipazione, dallo studio all’empatia e che permettono anche a chi non ha vicino a sé ragazzi o bambini autistici di comprendere sul piano emotivo e immedesimarsi.
Senza trascurare il piacere di un buon libro, di prosa scorrevole e perfino divertente.

E’ sicuramente il caso di “Tutt’altro che tipico” di Nora Raleigh Baskin, come lo era per l’indimenticabile “Il mistero del London Eye” (del quale ho già parlato qui): storie nelle quali il disturbo autistico non è trattato alla stregua di patologia da analizzare, ma reso attraverso i comportamenti, le emozioni, i ragionamenti, i pensieri dei giovanissimi protagonisti.
Perde quindi la sua aurea puramente problematica, cessa di essere un dramma, una malattia, per diventare una caratteristica, una peculiarità, una diversità che però non macchia ma, semplicemente, distingue.

Nulla di superficiale, però, alcuna edulcorazione: i ragazzi sono consapevoli di essere differenti in un mondo di “tipici”, arrivano anche a soffrire per questo, manifestano apertamente tutte le loro difficoltà, le vivono, le trasmettono.
Ma insieme a queste arrivano al lettore anche l’emotività, la genialità, gli affetti, le speranze, i sogni, le ambizioni…una gamma di caratteristiche e sfumature che si possono comprendere, si possono sentire, si possono condividere.
Giungendo in tal modo ad accorciare la diversità, a renderla accettabile, perfino interessante, perché portatrice non di un handicap ma – rovesciando la medaglia – di un altro punto di vista, che non toglie ma arricchisce.

Uno dei primi aspetti che mi ha colpito leggendo “Tutt’altro che tipico” è esattamente la ricchezza emotiva ed emozionale di Jason, il dodicenne protagonista.
Jason vuol bene, si affeziona, si innamora; è partecipe dei sentimenti altrui, ed è perfino in grado di immaginarne applicati ai personaggi dei racconti che inventa.
Contro tutti i luoghi comuni che vogliono l’autistico incapace di mettere insieme ed esprimere un universo di moti dell’anima e del cuore, il ragazzo possiede invece un’ottima capacità empatica e sa emozionarsi tanto quanto i “normali”.

Soltanto la codifica differisce, la modalità relazionale, la tipologia di manifestazione.
E’ come dire che sotto una forma diversa resta una sostanza simile, che in un alfabeto apparentemente incomprensibile – che ai neurotipici può apparire povero, o freddo, o strano, o assente addirittura – si compongono parole che, come le nostre, fanno rima con amore, dolore, bisogno, cura e relazione.

Ed è proprio di questo che il romanzo racconta: della difficoltà ma, allo stesso tempo dell’adeguatezza, di Jason alla relazione, sia quella con la famiglia, sia quella con gli amici, sia quella con l’altro sesso.

Tutti – siano “tipici”, siano “atipici” – possono crescere solo attraverso il confronto con gli altri e con i propri limiti, la sperimentazione di sé, il conforto dell’accettazione propria e altrui. Il ragazzo non è da meno e in queste pagine, scritte in prima persona, con stile vivace, sincero e profondo, ci racconta del suo coraggio e della sua sensibilità, delle sue sofferenze e delle sue vittorie.

Jason è un Autistico ad Alto Funzionamento ma è comunque diverso da tutti gli altri adolescenti che popolano la sua vita. Diverso nelle espressioni fisiche, diverso nel modo di rapportarsi, dipendente da comportamenti, insofferenze, bisogni, modalità che lo classificano rapidamente e che lo isolano di fatto.
Soltanto nello scrivere pare che tutto funzioni: quando inventa storie, a Jason pare che le barriere cadano, che riesca mostrare la sostanza di solito inquinata dalla forma e che, senza il marchio che si porta sempre appresso, possa essere davvero sé.
Sul sito di Storyboard quindi, dove posta i sui racconti, può non aver paura delle reazioni altrui. E magari perfino innamorarsi di una ragazza dal suggestivo nickname di Phoenixbird che apprezza molto i suoi scritti e stringe con lui una rapida e sentita amicizia.

Ma cosa accade se i due finiscono per incontrarsi? Magari proprio al raduno nazionale del sito di narrativa, un evento al quale Jason ha sempre desiderato partecipare ma che, improvvisamente, col timore di essere respinto dalla ragazza dei suoi sogni, diventa da evitare…
Col supporto di una meravigliosa famiglia e di un carattere tutt’altro che debole e sprovveduto, il ragazzo affronterà la prova, in parallelo con un bizzarro personaggio di fantasia , che si muove nei suoi racconti e che, come lui, deve compiere e sostenere una scelta.
Accadrà ad entrambi di uscire vincitori?

Un romanzo sensibile e sincero, piacevole nello stile, attento e profondo nei contenuti, che sa anche essere divertente e lieve.

Molto bella e accurata la resa del rapporto di grande amore, ma non privo di chiaroscuri, di Jason con i suoi familiari – mamma, papà e fratello minore.
Un legame saldo e fortemente affettivo, nel quale si ravvedono, accanto all’armonia, anche la fatica, il dolore e l’impegno di una costruzione quotidiana, basata su equilibri costantemente da riedificare e sostenere.

(età consigliata: da 11 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: Tutt’altro che tipico

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