Se il libro è tuo e te lo racconto io. Adulti che parlano di libri per bambini

letturaNoi adulti abbiamo il difetto di voler spesso trovare un significato nei libri per l’infanzia.
Anzi, peggio: a volte quello che andiamo cercando è un insegnamento,  molti – mi infastidisco pure a scriverlo – vanno addirittura a caccia di una morale.

(Fateci caso: non ci accaniamo allo stesso modo con le pubblicazioni per l’età adulta. Là lasciamo che fluisca il piacere delle lettura, il puro godimento della pagina e riusciamo a pronunciare un giudizio finale che non sia influenzato da quanto abbiamo imparato – o non imparato – dal libro)

Questo è piuttosto sbagliato.
Non tanto perché i libri per bambini non abbiano significati, ne hanno molti, sovente moltissimi. Spesso – per fortuna! – sono storie ricche, anche profonde, capaci di orientare pensieri e sentimenti, muovere riflessioni, innescare processi di crescita. Proprio perché si indirizzano ad un’età duttile, fecondissima e viva, sono materiale importante, da non sottovalutare o classificare come letteratura di serie B. Ma non per questo sono da vivisezionare alla luce della nostra lanterna categorica e – diciamocelo – un po’ saccente.

Noi adulti quando parliamo di libri per bambini ci mettiamo su un piedistallo, ci poniamo alla cattedra con la bacchetta ben salda in mano e avanziamo dritti lungo i nostri schemi tracciati alla lavagna (col gesso che scricchiola un po’) a suggerire che il tal albo insegna questo, l’altro suggerisce chissà cosa, l’uno sarebbe adatto a chissàchi, e via così…

Dovremmo invece – a mio parere – scendere dalla scaletta e su quella far salire il bambino, quello attuale e quello che siamo stati.
Osservarlo, metterci noi nei panni suoi (e non pretendere che lui segua noi nel cammino che tramite il libro vogliamo indicargli), immaginare i suoi punti di vista, chiamare a raccolta i nostri sensi d’infanzia sopiti e lasciare che quelli ci guidino nel giudizio e reimparare a far fluire la fantasia.

Mettere al centro la storia, sentirne il potere, comprendere che la prima leva su cui un libro fa forza, prima ancora di arrivare al senso, è l’immaginazione.
Tramite l’immaginazione e la capacità di vivere un racconto si arriva poi all’immedesimazione con personaggi e situazioni e quindi , eventualmente, all’elaborazione emotiva e cognitiva.

Non fare tabula rasa di senso davanti al libro, questo no, non sminuire la varietà e la ricchezza che si cela dietro le pagine colorate, raccontarla anche aprendo finestre sulle varie strade che da essa possono partire.
Utilizzare addirittura la nostra esperienza adulta per andare oltre le righe, per concatenare, suggerire, ispirare.

Ma mai insegnare, mai pensare di guidare, mai illudersi di condurre.
Avere ben presente che il libro, la storia, porta ciascuno in un paese diverso, è un anello a cui ognuno attacca la propria sensibilità per costruire monili unici, magari simili tra loro, a volte diversissimi, sempre preziosi.

Cosa deve fare allora un adulto che cerca di raccontare i libri ai bambini?
Che vorrebbe condurli nel magico mondo della lettura convinto che una volta che vi abbiano messo felicemente le tende essi possiederanno uno strumento di salvezza in più?

Io credo che debba innanzitutto amare i libri. Sembra scontato, lo so.
Ma amarli profondamente, essere capace proprio di…caderci dentro! Come la cara Alice di rodariana memoria.
Divertirsi con essi, lasciar trapelare il piacere e la gioia scaturiti dall’incontro con le pagine. Insegnare, solo tramite esempio, che la lettura è entusiasmo, coinvolgimento e divertimento.

Poi debba essere cosciente che il significato che egli avvede in un libro – anche se dotato di profondissima esperienza, grandissimo bagaglio culturale, affinatissima sensibilità – sarà sempre “un” punto di vista, “un” significato, che egli può esprimere per far sì che il libro emani la sua prima magia, eserciti la sua iniziale fascinazione.
Da lì inizia il viaggio e per ciascuno sarà diverso.

Non considerare mai il libro come cura in sé, come medicina per risolvere i tanti problemi della crescita.
Soprattutto perché spesso questo processo “medico-ricetta-paziente” si basa su premesse superficiali e poco attente (quante volte ho sentito consigliare “Il ciuccio di Nina” come un libro per far cessare la dipendenza dall’amato oggetto transazionale?).
Il libro non è la cura, può essere però un tramite di relazione, può diventare uno strumento che nelle mani dell’adulto di riferimento innesca uno sviluppo di “ascolto-confronto-comprensione” che può portare a risolvere (o per lo meno ad affrontare) il problema.
Basta quindi prontuari all’uso o risposte veloci ad appelli disperati con titoli secchi (e sempre gli stessi). Impariamo piuttosto noi genitori a leggere ai nostri figli tanti libri e, tramite ciò che essi risvegliano in loro, affrontare le difficoltà e (vedi sopra) aiutarli ad immedesimarsi e riflettere. Ma sempre guidata dai bambini!

Ancora, ritengo che debba essere umile.
Sapere che pur seminando tanto potrebbe non raccogliere. Imparare ad attendere, ad avere fiducia.
Mai costringere, mai ricattare. Contare fino a dieci (e poi fino a tremilacinquecento) prima di dire cose come “Devi leggere questo libro” oppure “Non devi leggere questo libro”.

Infine, applicarsi, studiare, continuare a leggere e confrontarsi con i prodotti vecchi e nuovi, mettere alla prova il proprio gusto, ampliare i propri orizzonti.
E non pensare mai – mai! – che un libro per bambini sia una roba facile, che parlarne sia elementare, che bastino poche categorie di pensiero (ed estetica) per inquadrarlo.

Questi sono i punti e le riflessioni da cui cerco di partire io, nel mio lavoro. Se un confronto con altri può essere aperto, ne sarò felice.

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14 pensieri su “Se il libro è tuo e te lo racconto io. Adulti che parlano di libri per bambini

  1. Cara Federica,
    oggi stesso riflettevo sul potere degli adulti riguardo la letteratura per bambini, soprattutto i piccoli “lettori-che-non-leggono-ancora-da-soli”.
    Dobbiamo stare molto attenti a non offrire loro soltanto i NOSTRI modelli, da adulti, di estetica e di qualità, ma anche concettuali. Convivendo con i bambini per molti anni ho scoperto che loro possono essere e pensare molto diversamente da noi riguardo la maggior parte delle cose…
    Cose che io considero “strane” o “incoerenti” possono essere molto interessanti agli occhi di un bambino. E viceversa… Non è detto che gli adulti abbiano in mano tutte le chiavi per far innamorare i bambini della letteratura, al contrario, tante volte, pieni di buone intenzioni, non facciamo altro che allontanarli dai libri e dal gusto per la letteratura, semplicemente a causa della nostra “censura”… Bello articolo, come di solito. Un abbraccio!

  2. La letteratura per l’infanzia ci offre varie “possibilità” di interagire con il bambino che il romanzo o il saggio non concede. In primis perchè ha bisogno dell’interlocutore e posso assicurarvi per diretta esperienza personale, che i significati cambiano anche a seconda del lettore, sia esso il padre o la madre. Inoltre ritengo che la forza del libro illustrato derivi dal fatto che un testo può essere interpretato in più modi a seconda degli stimoli che si danno e si ricevono dal bambino. Il vero segreto del libro illustrato è la essenzialità del testo e i tanti stimoli che si ricevono dalle illustrazioni, complice il bambino che, ignorando la lettura, si diverte a interpretare le figure. Se accanto al bambino c’è un adulto paziente e disponibile, un libro illustrato non potrà essere licenziato in un solo passaggio, ma rinascerà a nuova storia ogni volta che lo si apre. Convengo con te sul fatto che noi adulti affrontiamo la letteratura per l’infanzia con i nostri parametri culturali e per questo compriamo di continuo libri nuovi. Ancora una volta sbagliamo se non mettiamo al primo posto la qualità sulla quantità della lettura. Allora possiamo dire che” un libro può essere per tutta la vita”.

  3. Credo sia importante leggere ai bambini, credo sia fondamentale farlo senza alcun fine, giusto per il piacere di leggere ed immergersi in storie che il bambino personalizzerà a suo modo, a suo piacimento. Sarà lui a fare le domande, se le vorrà fare, altrimenti ascolterà. Noi dobbiamo stare li ad ascoltare anche il suo silenzio attento.
    I bambini ascoltano con tutto il corpo, noi grandi dimentichiamo questa verità.
    Le parole sono magiche, creano spazi, allargano orizzonti: leggere significa trasmettere un bagaglio di strumenti che permette l’ opera di edificazione del futuro. Questo va sottolineato in momenti difficili in cui le prospettive si assottigliano. L’unica finalità che riesco a riconoscere alla lettura in tenera eta’ e’ che essa diventa un investimento per la libertà di pensiero contro l’omologazione dei cervelli. Il resto e’ solo piacere, fantasia, immaginazione e creatività. Materie che dovrebbero essere insegnate tra i banchi di scuola. Grazie Federica.

    Marzia

    • Grazie Marzia per il tuo contributo, che condivido. Il mio articolo in realtà si riferisce non solo a chi legge ai bambini ma anche a chi, come me e altri blogger, parla di libri per bambini e fa promozione della lettura. Sono tante le domande che noi adulti dovremmo farci per migliorare il nostro lavoro con i libri e con i ragazzi…

  4. Visto che mi hai chiamato dentro, rispondo.
    E lo faccio partendo dal fondo, per poi risalire.
    Avere un blog che parla di libri per bambini è tutt’altra storia che leggere i libri con i bambini. Cambia l’utente finale. Se parlo con un adulto mediamente informato o mediamente incuriosito (che sono poi quelli che ci leggono) cerco di essere esplicita, cerco di mettere in rilievo punti di forza e debolezze eventuali del libro. Gli racconto perché lo leggerei e con chi lo leggerei e perché. Lo faccio, personalmente, per informare ma soprattutto per condividere, diciamo così, i ferri del mestiere. Con l’adulto non ci sono sottintesi, ma al contrario, cerco di essere quanto più esplicita possibile fino a diventare didascalica.
    La lettura condivisa è tutt’altro. Lì il libro diventa terreno comune di incontro. Terreno comune di gioco, di scambio di pensiero ed emozione. E come tale misteriosissimo nei suoi esiti. Quando leggo con i bambini non mi svelo del tutto, lascio che siano loro a scoprire il perché di quel gesto e il perché io sia lì a celebrarlo con loro. Il resto viene da sé. Trovo miope pensare che la lettura condivisa possa essere ‘terreno asettico’. Il gesto stesso mi pare parli per sé e considero ipocrita chi nella lettura condivisa cerchi solo il piacere di passare del tempo assieme (come se anche solo questo non fosse un messaggio educativo…). Leggere è sempre un atto pedagogico. A vari livelli, ovviamente, che credo inutile dover elencare qui.
    Terzo tema, introdotto già da due righe. Faccio questo lavoro dal 1997 e ho incontrato migliaia di ragazzini dai nidi alle scuole medie e con tutti ho sempre cercato di essere onesta, ho sempre cercato di essere chiara: io sono lì con loro per condividere idee, emozioni (se possibile), per ‘costruire’ lettori. Non ho mai, nemmeno una volta, fatto credere loro che ero lì solo per leggere una storia assieme e poi ‘arrivederci e grazie’. Io cerco, sul quel tereno comune che è la pagina scritta, di compiere un atto pedagogico, di trasmettere, di insegnare anche, perché no? Non cerco la morale nella storia, ma il senso sì e intorno a questo nocciolo ronzo e magari instillo dubbi, faccio domande, propongo risposte. Accanto a questo, più semplicemente, sono la rappresentazione vivente e in 3D dell’atto del leggere (e anche questo per me ha valore pedagogico). Le modalità, va da sé, cambiano a seconda di chi abbia davanti.
    I miei tanti maestri, a cui ho cercato di succhiare insegnamenti (ancora?) mi hanno portato a capire che leggere non è un piacere, al contrario, è una gran fatica perché a ragionare, si suda.
    carla

  5. Arrivare alla sintesi richiede tempo e ragionamento.
    Quindi ve la beccate ora.
    Direi quindi che se avessi voluto dare un titolo (espressione massima della sintesi!!) alla mia risposta al tuo post, parafrasandolo, avrebbe suonato pressappoco così:

    Se il libro è tuo e lo leggiamo noi diventa nostro.
    Adulti che parlano di libri per bambini e adulti che leggono i libri con i bambini.

  6. I commenti sono già tanti e altrettante le strade aperte: mi aggiungo qui e sul blog con un consiglio di lettura e una riflessione.
    Per quanto riguarda l’annosa questione di proporre libri ai bambini principalmente in base al tema, hanno scritto e bene sull’argomento i tanti autori del numero 30 della rivista Hamelin, che si intitola provocatoriamente “Contro i libri a tema”. Nicoletta Gramantieri nell’articolo d’apertura cita un interessante libro, “Elogio della lettura” di Michèle Petit, dalla cui analisi emerge come “un libro abbia la possibilità di attivare il lettore mettendo in scena allontanamenti nel tempo e nello spazio, producendo metafore”. Continua Gramantieri: “l’autrice continua mettendo in risalto i limti di tutti i libri scritti su ordinazione per rispondere ai supposti bisogni di questa o quella categoria di lettori, che oggi troviamo sotto categorie tematiche pensate per facilitare i genitori: nascita di una sorellina, inserimento a scuola, scoperta della sessualità, morte di un parente”.
    Ecco, da un lato sono anch’io convinta che più che l’immediata riconoscibilità di un dato argomento o messaggio funzioni per i bambini, i ragazzi, gli adulti lettori, l’incontro con un libro che con il suo linguaggio inneschi delle metafore che colorino di senso la nostra vita, sia essa fatta di esperienze piccole e grandi. Però, da bibliotecaria e animatrice della lettura, prima che blogger, so che i libri vengono cercati e scelti il più delle volte in base al loro tema, al messaggio da somministrare come una caramella, più che una medicina: un gesto confortevole, che piace di sicuro.
    Nessuno che chieda “vorrei un libro raccontato dal punto di vista di un narratore onniscente che commenti con ironia la storia”, oppure “un libro in cui il testo e le immagini si combinano creando nuovi siginificati, al di là della loro apparenza”. Questo perchè è molto difficile per gli adulti, figuriamoci per i bambini che stanno ancora affinando i loro strumenti comunicativi e cognitivi, capire e magari anche spiegare quali sono i libri che hanno più senso per noi. Possono in questo gli adulti che leggono libri per ragazzi essere utili? Ci penso ancora un po’, che ho già scritto un mucchio!

  7. Concordo col fatto che i libri siano mondi dove più persone possono cogliere sfumature diverse.
    Personalmente, quando scrivo, porto una parte di me nella storia, un significato direi, ma non un insegnamento, poi ciascuno è libero quando legge o ascolta, ciascuno comprende e rielabora in base a se stesso e alla sua storia.
    Leggere storie ai bimbi può essere un bellissimo momento di unione!
    Grazie per lo spunto di riflessione ^_^

    • Il significato credo sia sacrosanto, anche io quando recensisco illustro le mie suggestioni, le mie idee e, perchè no, anche i miei suggerimenti. La pretesa di insegnare e di circoscrivere il libro, invece, in un recinto di intenti e di intenzioni è un’altra cosa…

  8. Molto spesso mi capita di riuscire ad entrare davvero in un libro solo dopo averlo letto ad un bambino e averlo visto attraverso i suoi occhi. Vorrei invece qui lanciare un’altra questione: non credi che anche la letteratura per l’infanzia (e non solo il singolo adulto che se ne occupa) stia diventando in alcuni casi un pò altezzosa. Ho il sospetto che a volte si stia perdendo di vista il vero destinatario del libro per ragazzi…

    • Sì, lo credo! A volte si confonde il (giusto) rispetto per il bambino (che non deve essere considerato destinatorio, in quanto piccolo, di prodotti di scarsa qualità) con lo snobismo un po’ elitario di chi fa parte di una minoranza illuminata. Ci vuole misura e continua messa in discussione di se stessi, come in molte cose…

  9. Pingback: Canguri, mostri e libri-gatti - Ufo's mom

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