“The Hunt” di Andrew Fukuda, Il Castoro

huntUn consiglio: prima di avventurarvi nelle pagine di questo libro tirate un profondo respiro, riempite bene d’aria i polmoni perché è probabile che per il resto del tempo procederete in apnea.
Resto del tempo che, verosimilmente, sarà anche piuttosto breve perché una delle caratteristiche indiscutibili di “The Hunt” di Andrew Fukuda – autore metà cinese e metà giapponese, attualmente residente negli USA – è quella di essere una lettura che inchioda. Difficile staccarsene prima di aver raggiunto la parola “fine”.
Fine che poi conclusione della storia non è, perché il libro si colloca come il primo volume di una trilogia, il secondo della quale – “The Prey” – è atteso in Italia per Novembre, sempre con il marchio editore Il Castoro.

Un’ambientazione distopica, una conduzione serrata e tesa da thriller, atmosfere e inquietudine da horror, il romanzo mescola suggestioni e tematiche attinte da diversi generi rifuggendo una collocazione troppo netta e definita.
Perfino l’ispirazione “vampiresca” rimane sfuggente perché gli esseri crudeli e assetati di sangue che popolano le pagine – apparentemente civilizzati ma in sostanza preda degli istinti più famelici e animaleschi – presentano indubbiamente alcune delle caratteristiche comuni ai ben noti parenti di Dracula, ma non ne seguono tutti i cliché, né vengono mai chiamati tali nello svolgimento della narrazione.

Loro sono la Gente, la razza che domina la terra in un’epoca non meglio precisata, in un periodo in cui si mescolano stranamente costumi moderni e arretratezza tecnologica, dove sussistono senza apparente contrasto computer e carrozze a cavalli per gli spostamenti.
Sono loro i normali, quelli che svolgono i lavori consueti e necessari, che vanno a scuola, si sposano, fanno figli, pur se si cibano di carne cruda, anche se possono circolare all’aperto solo la notte perché di giorno la luce del sole ne causa la liquefazione, anche se hanno i canini sporgenti come zanne, non tradiscono emozioni dalle espressioni facciali e per ridere, invece di aprire la bocca e produrre un suono, si grattano più o meno freneticamente i polsi.
Anche se il loro piatto preferito, la pietanza alla quale, pur se volessero, non sarebbero in grado di resistere e che scatena tutta la loro forza animalesca e cruenta, è la carne umana.

Per questo motivo di uomini non ce ne sono più (“succede se sei una prelibatezza”). I pochissimi rimasti sono chiamati Eminidi e tenuti in una specie di riserva, dove vivono osservati e studiati, allevati quasi come se fossero bestiame, destinati, ogni certo numero di anni, alle Caccie, eventi crudeli e necessarie per infondere un brivido nella popolazione e dare consenso ai governanti.

Poi ci sono i clandestini, i sopravvissuti, coloro che vivono mimetizzati in mezzo ai nemici, confondendosi tra loro con mille sforzi, addestramenti e fatica, sospesi perennemente tra la vita e la morte, alimentati dalla paura continua di essere scoperti e divorati.
Non è noto quanti siano: Gene, il giovane protagonista, è convinto di essere rimasto l’unico, dopo la morte del padre.

Ogni sera, al crepuscolo, si sveglia e comincia la sua finta. Fin dalla nascita altro non fa che mescolarsi tra la Gente, allenato a non ridere, a non sudare per non svelare l’odore del corpo, a non tradire emozioni, a non bere in pubblico, a mangiare alimenti repellenti, a non svelare la sua incapacità di correre veloce come il vento e di dormire appeso al soffitto…E a non legarsi a nessuno.
Il ragazzo è un solitario per necessità: mai potrebbe affezionarsi ad uno di loro, mai potrebbe innamorarsene.

Fin quando la proclamazione di un’inattesa e tanto desiderata Caccia agli Eminidi non arriva a sconvolgere la sua vita. Gene è infatti tra i pochissimi cacciatori prescelti, uno dei fortunati che, sotto gli occhi invidiosi e bramanti dell’intera popolazione, è sorteggiato per partecipare all’avvenimento che gli permetterà, se forte e veloce abbastanza, di cibarsi di agognata carne umana.
Tra i suoi compagni d’impresa la bellissima Ashley June, l’unica ragazza i grado di far vacillare la determinazione a non lasciarsi attrarre e sedurre da alcuno.

Ha il via così un’avventura mozzafiato, durante la quale Gene dovrà ingegnarsi non soltanto per la sua sopravvivenza, messa a dura prova dalla convivenza forzata con i vampiri e con l’assenza di spazi privati entro cui soddisfare i suoi bisogni, ma sarà posto di fronte a misteri insoluti, domande che chiedono risposte, rivelazioni scioccanti e, soprattutto, potrà incontrare per la prima volta altri suoi simili, mettendo così in discussione le sue convinzioni e capovolgendo le sue priorità.

Il ragazzo, costretto per una vita a fingere, a cercare l’anonimato, rassegnato alla solitudine, all’assenza di emozione e alla paura, potrà finalmente scegliere e combattere, riappropriarsi pian piano di un’umanità ricacciata indietro, mortificata e dimenticata per tanti anni. E insieme ad essa, della capacità di emozionarsi e, forse, innamorarsi.

Un romanzo che ha il pregio di essere incredibilmente coinvolgente, di risucchiare letteralmente il lettore rendendogli difficile rinunciare alla tentazione di “una pagina ancora”.
La narrazione in prima persona permette di entrare piuttosto bene nella mente del protagonista, di accompagnarlo, provare i suoi stessi brividi, accorarsi per lui, restare terrorizzati o sollevati a seconda del momento.

Come ogni buon thriller che si rispetti, i colpi di scena ci sono tutti, alcuni più prevedibili altri meno ma lo sviluppo della storia, pur essendo immaginabile a grandi linee, non risulta nel complesso scontato e regala al lettore gradite sorprese e passaggi inaspettati.

Anche l’alchimia di brivido, suspense, introspezione e romanticismo risulta, nel complesso, abbastanza equilibrata e il racconto non indugia eccessivamente né sulle scene più spiccatamente horror e raccapriccianti, né sui passaggi sentimentali, prendendo in tal modo le distanze sia dai romanzi più efferati del genere, sia da quelli, più famosi e “di tendenza”, che dall’immaginario vampiresco hanno preso le mosse per, più o meno melense, romance stories.

Probabilmente la pecca principale che si può attribuire al lavoro consiste in una generale poca consistenza di alcuni particolari, corrispondenze e spiegazioni. Il risultato complessivo è comunque omogeneo e armonico ma, se il lettore più attento si sofferma su determinati passaggi, si pone domande, forse si accorgerà che il tessuto su cui si poggia il romanzo presenta qualche debolezza.
Ma diamo tempo la tempo! Può accadere che l’autore ne risolva alcune nei prossimi libri della serie.

Uscite sicuramente attese con impazienza da chi si è imbattuto in questo primo volume che, da brava testa di collana, conclude la sua narrazione con un intrigante colpo di scena. Difficile resistere alla curiosità di affrettarsi in libreria per scoprire come andrà a finire…

(età consigliata: dai 13 anni)

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3 pensieri su ““The Hunt” di Andrew Fukuda, Il Castoro

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