“Il mondo di Teo” di Zita Dazzi, Il Castoro

teoEbbene sì, lo devo ammettere: la lettura di “Il mondo di Teo”  -scritto da Zita Dazzi, illustrato da Alberto Rebori ed edito da Il Castoro – mi ha proprio divertita e, pur alla mia non  proprio tenerissima età, me lo sono bevuto con piacere.

Sebbene, forse, non debba confessarlo troppo ad alta voce perché, diciamocelo, l’adolescente Teo, a metà tra l’imbranato e lo strafottente, parecchio scansafatiche e non esattamente uno studente modello, è probabile che non sia l’esempio da seguire che ogni genitore indicherebbe al proprio ragazzo tredicenne.
Ci sono invece buone possibilità che un coetaneo si rispecchi facilmente in questo protagonista combinaguai e nelle sue quotidiane avventure alle prese con mamme e papà distratti e poco presenti, sorelle sveglie e ben poco remissive, professoresse insopportabili, amici brillanti ed altri poco raccomandabili, vicini invadenti e ragazzine ricciute che fanno battere il cuore.

Un’identificazione sicuramente d’intenti, anche se mi chiedo – e questa è l’unica nota che ho ravveduto stonata durante la lettura del libro – quanto la vita e le abitudini di Teo siano realistiche e se davvero i quasi quattordicenni di oggi possano godere della stessa libertà sua e della sorella, nell’uscire e rientrare da casa a qualsiasi ora, nel prender parte a feste serali o notturne, nel restare soli nell’abitazione quando i familiari sono in vacanza, nel girare per la città a piacimento…
Pur non avendo ancora figli così grandi (ma quasi) mi sono meravigliata di questo ritratto di costumi adolescenziali estremamente disinvolto che, forse peccando d’ingenuità o arretratezza di vedute, avrei più facilmente attribuito a dei liceali o oltre.

Ma probabilmente questa mia osservazione resta oziosa: che il libro possa essere apprezzato – e parecchio – dai giovani lettori mi pare fatto da dare quasi per certo, e i suoi punti di forza sono svariati.

Innanzitutto non c’è alcuna traccia di moralismi o giudizi nello sguardo che l’autrice lancia sul suo giovanissimo protagonista e sui comprimari.
La prima persona con cui viene narrata la storia è limpida, autentica, come se scaturisse davvero – vuoi per riflessioni vuoi per linguaggio – dalla mente di un ragazzino.
Questo indubbiamente sorprende, in senso positivo, visto che la scrittrice è donna e adulta e ci vuole sicuramente una buona dose di empatia e capacità d’immedesimazione per entrare così bene dei panni di un maschio adolescente, con tutte le riottosità, le sfrontatezze e le indolenze caratteristiche.

In secondo luogo c’è il fatto che le avventure di Teo sono molto divertenti, esilaranti in alcuni tratti, ma anche velate di una timida tenerezza che, ricacciata indietro puntualmente ma a fatica da un personaggio che tutto vorrebbe essere fuorché sentimentale e animato da qualche attenzione e buon sentimento verso il prossimo, finisce per tornare a galla via via lungo lo svolgersi della narrazione come un inquilino scomodo che proprio non si può sfrattare.

Teo non è una vera e propria schiappa. Le sue non sono nemmeno tutte disavventure, anzi, il lieto fine è quasi sempre in agguato nonostante lui finisca per trovarcisi in mezzo più per incidente di percorso che per vera operosità e buona volontà.

E’ però ben voluto dagli amici, compresi quelli che sarebbe meglio perdere che acquisire, non viene troppo tartassato dai genitori – anzi, questi sono quasi completamente assenti se non per blande raccomandazioni o comunicazioni di servizio – , ha chiaramente successo con l’altro sesso avendo sia una spasimante non corrisposta sia una fidanzatina tra le più carine della scuola e, infine, ha un rapporto con la sorella che pur essendo tormentato e punteggiato dai tipici insulti e prese in giro, rivela una nota di fondo affiatata e, tutto sommato, affettiva.

Teo, più che altro, è uno che scivola nei fatti, come un modesto e ben più giovane Zeno di sveviana memoria: subisce i piani avventati degli amici per scampare una verifica di latino, subisce il corteggiamento di Alina non cimentandosi in alcuna avance pur essendone chiaramente infatuato, subisce un andamento scolastico scadente non riuscendo in alcun modo a mettersi sotto a studiare..
Ciò che colpisce, e diverte in lui, è però la sua rielaborazione continua, tipicamente maschile e tipicamente adolescenziale, di tutto ciò che gli accade in un flusso continuo di propositi (anzi, meglio anti-propositi), rielaborazioni personali, commenti ed intenzioni che, soprattutto quando cozzano con la realtà dei fatti, provocano un effetto esilarante.

Al risultato comico della narrazione contribuiscono anche le buffe e originali illustrazioni di Alberto Rebori, con la loro chiave di lettura letterale e amplificata e il tratto vignettistico e brioso a sottolineare i vari passaggi del testo.

Ultimo aspetto da segnalare è la scorrevolezza del testo che, pur non essendo sciatto, rimane godibile e vivace traendo ispirazione dal gergo giovanile senza però scadere nelle insopportabili forme che lo contraddistinguono.
La divisione in tre capitoli distinti, inoltre – ciascuno narrante una storia compiuta – rende la lettura particolarmente agevole e leggera.

Un libro indubbiamente perfetto per l’ estate che – poco ma sicuro – non rischia di passare per la solita noiosa lettura scolastica regalando ai lettori piacevoli ore di svago e risate.

(età consigliata: da 11 anni)

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