“Cattive Ragazze” di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, Sinnos

cattivecopSolo una perplessità provo nell’accingermi a scrivere della grapich novel “Cattive Ragazze” di Assia Petricelli e Sergio Riccardi – pubblicata dalla casa editrice romana Sinnos – ed è quella di sapere già in partenza che non sarò distaccata, ma che, raccontandovela, mi farò trascinare dalla stessa emozione che mi ha rapita leggendola.

Se quindi volete un parere freddo ed equilibrato, non leggete questa recensione.

Se invece non vi dispiace l’idea che al termine della mia pagina potreste essere presi dalla smania di conoscere la vita delle quindici donne straordinarie narrate nel libro – non importa se procurandovi lo stesso oppure facendo vostre ricerche personali – andate pure avanti con fiducia.

Innanzitutto devo ammettere che durante la mia lettura un pensiero, pressante, ha catturato una parte della mia attenzione, che altrimenti sarebbe stata tutta risucchiata dall’opera: “Devo regalare questo libro a più ragazze e ragazzi possibili”. Devo farlo conoscere, non posso rischiare che troppi adolescenti (e anche adulti) non si accorgano di quanto è bello, e coinvolgente, e interessante, e anche toccante quest’albo.

Perché raccontare le cose vere e giuste e saperlo fare in una forma efficace, piacevole, accattivante, sotto la quale, si sente, scorre partecipazione e coinvolgimento, non è cosa di tutti i giorni.

Piccole biografie vivissime di quindici donne. Quindici vite spese in secoli, epoche e paesi differenti.
Quindici tipologie differenti di lotte, alcune pacifiche, altre meno, alcune a colpi di arte, altre di azioni, altre ancora di studio.
Ma tutte accumunate dal grido potente dell’essere donne, e dalla pretesa che a questa appartenenza si possa accompagnare la parola libertà.

cattive1Poter realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni, potersi esprimere, potersi impegnare socialmente e politicamente ma anche sportivamente, artisticamente e culturalmente.
Poter vivere la propria sessualità nel modo ritenuto più consono, poter parlare, scrivere, cantare, battersi…In una parola poter vivere.

E sentirsi negato questo diritto – quello alla vita che si è scelta, appunto – in nome di convenzioni, culture, moralità, credi. Tutti ovviamente dettati da uomini ma non riferiti soltanto agli uomini. Gettati invece, soprattutto, addosso alle donne, come un’eredità schiacciante che non si è scelta e che non si può rifiutare.

Le donne raccontate in queste pagine hanno avuto l’ardire di non sottostare a tutto ciò, alla mentalità ottusa, a diverse gradazioni e sfumature, dei loro tempi e dei loro paesi.
Si sono opposte, con i mezzi che sapevano e che potevano. Tutte con fatica, tutte con tenacia hanno combattuto, a volte a prezzo della vita stessa, il maschilismo, la discriminazione e i diversi poteri che li esercitavano.

cattive3E’ anche bello, infondo, che le quindici esistenze raccontare nell’albo non siano tutte arcinote.
Inizialmente mi sono vergognata un po’ nello scoprire di non sapere nulla di Elvira Coda Notari – regista partenopea che all’inizio del secolo ha girato film realistici e coraggiosi che raccontavano la vita dei bassi napoletani e il cui nome non è stato mai riportato nelle storie del cinema (tutta la sua opera è stata attribuita al marito) – oppure di Claude Cahun – fotografa originale che amò un’altra donna e con lei divise la vita e l’impegno artistico opponendosi anche al regime nazista.

Accorgersi di non conoscere tutte le personalità straordinarie del libro da un lato mette in moto un sentimento di rabbia: molte sono state offuscate per maschilismo e discriminazione di genere.
Ma un’altra visione è possibile: non sono solo quindici le donne forti, ribelli, consapevoli e determinate del nostro passato. Sono tante e molte non le conosciamo perché hanno vissuto esistenze dall’apparenza normale, ma dalla sostanza eccezionale, sempre impegnate a rivendicare il loro diritto alla libertà e alla felicità.

E così mi piace pensare che accanto a Marie Curie e ai suoi due Nobel conquistati a fatica – non perché non meritati ma perché la commissione scientifica ne avrebbe attribuito uno al solo marito – , vicino a Franca Viola – che rifiutò il matrimonio riparatore che era d’uso contrarre in seguito ad un violenza sessuale subita -, mano nella mano con Domitila Barrios De Chungara – che lottò contro la dittatura boliviana e condusse, con il suo esempio, il popolo alla rivolta – a braccetto con Miriam Makeba – la Mama Africa che combattè l’apartheid con la forza e la dolcezza della sua voce – e ancora assieme alle rivoluzionarie Olympe de Gouges e Aleksandra Kollontay, accanto alla tenace giovane ciclista Alfonsina Strada, alla giornalista Nelly Bly, a chi prese parte alla resistenza italiana come Onorina Brambilla, ad Angela Davis, che si impegnò contro le discriminazioni subite dagli afroamericani, e a tutte le altre, camminino tante altre donne coraggiose che hanno scelto la via della ribellione e non quella della sottomissione.

cattive2La speranza poi ovviamente è che questo sia il passato. Che a dispetto del presente, ancora offuscato dai pregiudizi e dalle limitazioni dovute al genere, ancora afflitto da disparità – anche in materia di sesso – tra nord e sud del mondo, ancora segnato dalle violenze, che spesso sono di un uomo su una donna, ancora tanto, troppo governato dagli uomini per gli uomini, ci sia spazio e possibilità per il cambiamento, per una modernità reale e fattiva che non sia solo ipocritamente declamata ma possa essere messa in opera.

E a tal fine, libri come questo – e questo in particolar modo – sono preziosi. Da far leggere a ragazze e ragazzi perché non siano solo le donne a lottare per la loro libertà ma tutti, uniti, ad accorgersi che senza la parità dei sessi  – intesa come disponibilità di uguali mezzi ed opportunità per la propria realizzazione nel rispetto delle differenze – non c’è dignità per nessuno.

cattive4L’albo è realizzato in quindici distinti capitoli, ciascuno composto da quattro tavole a fumetti e dedicato ad un diverso personaggio, il cui racconto di vita è preceduto da una brevissima introduzione.
Una lettura quindi, complice anche la forma “fumetto”, agile e coinvolgente, accattivante sia per la grafica – agile e sbarazzina, ma anche impressiva ed espressiva – che per la costruzione dei dialoghi e lo stile.

Ciò che colpisce è che in così poche pagine per ciascuna donna si sia riuscito a condensare l’essenza, non solo storica ma anche “di spirito”, tanto che da ogni capitolo si esce emozionati e partecipi, come se davvero quell’esistenza così lontana nel tempo ci sia passata a fianco per un momento.

Altro pregio, che rende il libro adatto anche ai lettori meno forti e con qualche difficoltà, è l’utilizzo del font grafico “leggimi!”, studiato e realizzato per rendere la pagina scritta meno ostica per chi ha qualche debolezza. Anche la costruzione delle vignette e la successione dei dialoghi rispetta criteri di buona leggibilità per favorire e facilitare proprio tutti.

(età consigliata: da 11 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative

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4 pensieri su ““Cattive Ragazze” di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, Sinnos

  1. Ciao Federica, adoro le storie che raccontano vite di donne, da ragazzina avevo bisogno di modelli positivi da seguire e credo che ogni adolescente ne abbia. La tua recensione partecipata mi ha entusiasmata, me lo segno per quando mia figlia sarà più grande. Se hai piacere, vieni a condividere le tue recensioni libresche anche sul gruppo fb, L’amore per i libri: https://www.facebook.com/groups/202097643248294/
    buon weekend!

  2. Bellissima iniziativa e realizzazione. L’unico appunto che farei, non per spirito di polemica, assolutamente, ma solo per dire la prima osservazione che mi è venuta in mente, è che avrei cercato una fumettista, piuttosto che un fumettista. Non per escludere, o per forme di “separatismo”, etc., no. Quanto piuttosto per dare ancora più forza al lavoro, al messaggio, come è successo ad esempio con “Persepolis”, scritto e disegnato da Marjane Satrapi e tutti gli altri suoi fumetti.

    A mio avviso, anche la “visualizzazione ” della storia di queste donne, attraverso un occhio di donna, ha un senso, anche quello di scardinare certe “abitudini”, per così dire.

    Ma comunque, meglio che intanto sia stato fatto. Poi il “come” potrà venire o cambiare in altre pubblicazioni.

    un caro saluto

    V.

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