“Quindici giorni senza testa” di Dave Cousins, San Paolo

15giornicopContinuo la mia panoramica sui libri selezionati come finalisti, quest’anno, al Premio Andersen, il massimo riconoscimento nazionale nell’ambito della letteratura per ragazzi.

Stavolta la categoria è quella degli “young adult”, intendendo un target di riferimento dai quindici anni in su (io personalmente sarei per anticipare serenamente di due o tre anni l’età di destinazione del libro in questione).

E’ proprio un quindicenne il protagonista, nonché narratore in prima persona, di questo romanzo che prende tutto il mio plauso: “Quindici giorni senza testa” di Dave Cousins, pubblicato in Italia dalla casa editrice San Paolo, che vanta, nel suo catalogo, una selezione di testi per adolescenti di tutto rispetto, alcuni dei quali già vincitori, in anni passati, del Premio Andersen.

Un libro che mescola sapientemente la piacevolezza della lettura – tanto è coinvolgente la trama e scorrevole lo stile – con la delicatezza del tema trattato – due ragazzini alle prese con un madre alcolista.
E lo fa regalandoci un storia fresca, vivace, ma anche delicata, toccante, a tratti divertente, a momenti spiazzante, con uno sguardo sempre limpido e sensibile, ma anche scanzonato, sull’animo dei personaggi.

“Quindici giorni senza testa” recita il titolo. Ma a me pare che Laurence, il ragazzo che si fa voce e spirito del racconto, di testa ne abbia in abbondanza.
Se testa è sinonimo di maturità, di coraggio, di presa di responsabilità.Ma soprattutto Laurence ha cuore.
Niente eroismi fuori luogo ma semplicemente l’amore lo porta a prendersi carico del fratellino di sei anni quando la madre, dipendente dall’alcool e vittima della depressione, improvvisamente sparisce.

Già si arguisce dall’incipit del romanzo che i compiti del giovane in famiglia, anche in presenza materna, vanno ben oltre quelli che di solito si accollano i quindicenni.
Laurence e Jay – figli di due differenti padri, uno morto e uno dileguatosi – vivono infatti con la sola mamma in un appartamento che somiglia di più ad una topaia che a una casa.
La donna, fiaccata dalle sue dipendenze e dalla solitudine, fatica a sbarcare il lunario e si arrabatta con più lavori, umili e faticosi.

I ragazzi devono quindi, per gran parte del tempo, cavarsela da soli. E’ il maggiore che accompagna e riprende il piccolo da scuola, che lo porta a letto e lo accudisce come può.

Una tale introduzione potrebbe far pensare ad un libro strappalacrime. Ma non potreste ingannarvi di più.

Jay, ad esempio, ha la passione per Scooby Doo – il famoso cane dei cartoni animati – e crede, alle volte, di acquisire lui stesso sembianze canine, mordendo ciò, e soprattutto chi, gli capita a tiro.

Laurence, dal canto suo, ha mille risorse. E nel periodo narrato, tutte le sere si spaccia per il padre defunto per partecipare ad un quiz radiofonico.
Il suo scopo? Vincere la vacanza familiare da sogno in palio per donare alla madre un periodo di serenità e di relax.

Per far ciò puntuale alle ventuno, per quindici giorni, è costretto a scendere di nascosto fino alla cabina telefonica in fondo alla via, contraffare la voce per sembrare adulto e cimentarsi con domande di cultura generale, al ritmo dell’esuberante e fin troppo arzillo conducente del programma.

La storia è quindi scandita da capitoli, ciascuno riguardante una delle giornata che compongono due settimane in cui pare accadere di tutto.

La misteriosa sparizione della mamma innesca una inevitabile catena di eventi che vanno dalla ricerca della stessa alle invenzioni più creative e disperate per procurarsi i soldi per il cibo, fino ai sotterfugi più creativi per fare in modo che nessuno si accorga dell’assenza, al fine di evitare l’evento più minaccioso possibile: la discesa in campo della polizia e degli assistenti sociali.

Laurence, infatti, teme disperatamente di essere separato dalla madre e dal fratellino ed è disposto a tutto per mantenere unita la sua, seppur strampalata e più che problematica, famiglia.

E come se la densità degli accadimenti non bastasse, succede che anche l’amore ci mette lo zampino, ma nelle vesti poco usuali di Mina, una compagna di scuola di Laurence dal carattere deciso e dal piglio risolutivo.
Sarà lei l’unica “esterna” ad essere messa al corrente del segreto della scomparsa materna e sarà sempre lei, con una buona dose di forza e sensibilità, a soccorrere ed accompagnare i due fratelli verso l’immancabile, ma non troppo eclatante e infondo piuttosto realistico, lieto fine.

Ciò che colpisce del romanzo, oltre alla trama scoppiettante e allo stesso tempo emozionante, lieve e profonda, è l’ottima caratterizzazione dei personaggi, soprattutto del giovane, simpatico e irresistibile protagonista.
Leggere il libro equivale a calarsi, con tutte le scarpe, nell’anima di Laurence, soffrendo e gioendo con lui, vivendo i suoi dispiaceri, ma anche sentendosi forti delle sue risorse, sperando nel successo sue trovate – sovente alquanto improbabili -, sorridendo nelle parentesi di serenità e stringendo i pugni nei tanti, troppi, momenti difficili.

Io, da lettrice adulta, non ho potuto fare a meno di pensare al ragazzo come al figlio ideale, quello che tutte le madri vorrebbero avere. Ma non per l’eccellenza dei risultati scolastici o per l’apparenza impeccabile, bensì per l’autenticità e la profondità dei suoi sentimenti e per il candore, e insieme la forza, del suo carattere.
E perchè sembra non perdere mai la speranza, anche quando gli eventi precipitano riesce a tener duro, a tranquillizzare il fratellino e a riconoscere le priorità.

Laurence è un perfetto eroe di tutti i giorni, anche un po’ imbranato, o timido a volte, vero nelle sue debolezze come nelle sue eccezionalità.
Anche i lettori adolescenti sapranno amarlo, e sentirsi magari vicini a lui, riflettendo un po’, tra una pagina e l’altra e senza pesantezza, sulle realtà difficili che esistono, magari anche semplicemente alla porta accanto.

(età consigliata: dai 13 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: Quindici giorni senza testa

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2 pensieri su ““Quindici giorni senza testa” di Dave Cousins, San Paolo

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