“La scuola che non c’è” (i primi due titoli), Yves Grevet, Cristina Petit, Sonda

La casa editrice Sonda ha avviato un interessante ed originale progetto editoriale, sicuramente da seguire.
Si parla di scuola – e in particolar modo di scuola pubblica – e quindi, soprattutto di questi tempi, la questione si fa importante e delicata.

Noi tutti, che abbiamo figli o ci muoviamo nell’universo dell’infanzia, ci accorgiamo di quanto la nostra scuola sia colpita al cuore e ci rendiamo conto del divario tra la scuola come è e come dovrebbe essere, o sarebbe bello che fosse.

Sonda ci propone una riflessione sul mondo scolastico, portata avanti attraverso sette pubblicazioni – inserite nella collana “La scuola che non c’è. 7 racconti per una scuola diversa” – due delle quali sono appena uscite, le altre di prossima pubblicazione.

Si tratta di libri molto piccoli, un formato in brossura, più che tascabile. Poche pagine, che si offrono ad una lettura breve ma non priva di spessore e che raccontano storie che con la scuola hanno a che fare ma che si differenziano per tipologia, ambientazione, trama.
Hanno solo una caratteristica in comune – oltre ovviamente al tema scolastico – e cioè che tutti provengono dalla penna e dalla fantasia di autori che sono anche insegnanti. Maestri-scrittori, o maestre-scrittrici, persone quindi che la scuola la vivono, o l’hanno vissuta, dal di dentro, che conoscono le problematiche e i ragazzi, che sanno, insomma, di cosa parlano.
Ne risultano racconti agili ed incisivi ma che, oltre ad essere ben scritti e ad intrattenere, aprono il terreno della riflessione.
Cosa dovrebbe insegnare la scuola? Come non dovrebbe mai diventare? Qual è il suo scopo? Perché va difesa? Queste e altre domande che, magari, non troveranno vere e proprie esaurienti risposte nelle pagine, ma che, almeno, saranno sollevate.
Perché la scuola è un’opera collettiva e cambiarla e renderla migliore un dovere di tutti.

sondA1Il primo racconto è “La scuola è finita” di Yves Grevet, autore francese di molti romanzi a sfondo sociale o fantascientifico e insegnante di scuola primaria.
Ho apprezzato le pagine di Grevet fin dalla dedica di apertura: “Ai mie alunni e ai miei colleghi della scuola laica, gratuita ed obbligatoria”. Tre caratteristiche fondamentali, che vanno protette e difese affinché l’istruzione sia accessibile davvero a tutti e offra garanzia di uguaglianza e pari possibilità.
Così non è nella storia inventata dall’autore: siamo in un ipotetico e distopico futuro dove soltanto i figli dei ricchi possono frequentare vere scuole.
Il sistema scolastico è infatti a pagamento e chi non può permettersi di sborsare salate rette viene da subito avviato al lavoro, più umile, nelle varie aziende e nella catene commerciali.
I ragazzi meno abbienti sono quindi, di fatto, obbligati a prestare manodopera, pressoché gratuita, travestita da fasulli corsi di formazione, e costretti a turni massacranti e lavori manuali, in un sistema che affonda le sue basi nel ricatto alla famiglia.
Albert, il giovane protagonista, deve così lavorare per assicurare ai suoi genitori i buoni acquisto necessari al sostentamento.
Sarà soltanto quando Lila, la sua amica del cuore, deciderà di ribellarsi e di iscriversi ad una scuola clandestina e segreta – e ovviamente fuorilegge – che Albert si renderà conto della sua situazione e inizierà a sognare un sistema diverso e uguale per tutti.
sonda2Il secondo racconto – “Un buco nel cielo” – è più intimo e meno fantascientifico. L’autrice stavolta è Cristina Petit, anche lei insegnante di esperienza ed ideatrice e scrittrice del blog Maestrapiccola, che è diventato anche un libro edito da Il Castoro.
Il protagonista della sua narrazione è Ale, un ragazzo adolescente che, dopo la morte del suo più caro amico in un incidente stradale, perde tutta la voglia di vivere e di lottare per il suo futuro.
Da brillante studente con tanti sogni nel cassetto e progetti, con amici e interessi, diviene chiuso e freddo, spento ed insensibile alle cure e alla preoccupazione dei suoi cari.
Serrato a riccio non mostra più passione per nulla e prende e frequentare un gruppo di sbandati, interessati solo al fumo, all’alcool e alle scorrerie.
In questo caso sarà un ricordo, una traccia di passato richiamato in superficie da eventi casuali e che affonda le radici nel periodo della scuola elementare e nelle parole di una maestra sensibile e appassionata, a scuoterlo dal suo torpore, a fargli di nuovo aprire gli occhi e a riaccendere in lui l’interesse per la vita, per il domani e, forse, per l’amore.

Il libro, oltre a raccontare una storia intensa e ben tratteggiata, pur nella sua brevità, è arricchito da foto e piccoli disegni dell’autrice stessa.

I due racconti sono molto diversi tra loro ma entrambi sono scorrevoli e molto vicini al mondo e alla sensibilità dei ragazzi, sviluppati su temi attuali e dinamici, non banali.
Ognuno suggerisce un differente spunto da cui partire per pensare alla scuola, alla sua importanza, al suo futuro e ai valori di cui si può, e si deve, fare portatrice.

Nel libro di Grevet si sottolineano l’uguaglianza, la gratuità, la laicità, il fatto che a tutti i bambini debba essere concessa la possibilità di un’istruzione di qualità, indipendentemente dal loro ceto sociale, dalla ricchezza delle loro famiglie, dal loro credo, dalla loro nazionalità o appartenenza.

Nella storia di Cristina Petit si mette in luce, invece, come la scuola debba essere anche “maestra di vita”, debba aiutare i ragazzi a trovare la “loro strada per la felicità”, possa insegnare loro a migliorare il mondo e se stessi.

Tutti temi importanti e interessanti. E mi permetto un suggerimento: sarebbe bello utilizzare questi librini proprio nelle scuole, darli in mano ai ragazzi e aprire una riflessione nelle classi. Sono piccoli, si leggono in un’ora di lezione e possono accendere interessanti ed istruttivi dibattiti.

Aspettiamo ora, con occhio attento, le prossime quattro uscite della collana.

(età consigliata: da 11 anni)

Se i libri ti piacciono, comprali qui: La scuola è finita! La scuola che non c’è: 1
Un buco nel cielo. La scuola che non c’è: 2

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