“Mare Giallo” di Patrizia Rinaldi, Sinnos

Ho divorato “Mare Giallo” di Patrizia Rinaldi – edito da Sinnos – col sorriso sulle labbra, dalla prima all’ultima pagina.
Un sorriso conquistato dal giovanissimo protagonista, nonché narratore, del romanzo, deliziato dagli espedienti linguistici e dalle buffe e azzeccate associazioni di parole che l’autrice gli mette in bocca, affascinato dall’amore autentico per la città di Napoli che traspare dalle pagine, seppure a raccontare la storia è uno “straniero”.

Sì, perché Hui, il ragazzino undicenne che parla in prima persona, è di origine cinese.
Cinese la madre, cinesi i tratti somatici, meno il senso di appartenenza perché Hui aveva soltanto due anni quando la famiglia ha lasciato la terra di nascita.
La sua vita quindi è italiana, o meglio napoletana, come tutte le persone che oramai frequenta e che sono importanti per lui.
C’è Insalata, una sorta di nonno adottivo che Hui conosce fin dall’infanzia e che, oltre a prodigarsi in saggi insegnamenti e affettuose ramanzine, lo conduce spesso con sé al Club Nautico Mediterraneo, dove lavora.
E ci sono i due amici del cuore, entrambi conosciuti, appunto, al Club Nautico. Caterina, ragazzina di buona famiglia ma “selvatica” e Thomas, figlio di un ricco armatore inglese e traferitosi da poco nella città partenopea.
Tutti e tre i ragazzi, seppure di differenti estrazioni sociali, si sentono diversi e, in qualche modo, emarginati all’interno del loro mondo di appartenenza.
Caterina è troppo ribelle e troppo selvaggia, con nulla che la accomuni alle compagne un po’ snob del corso di vela che la famiglia desidera che frequenti.
Thomas è di un altro paese, anche lui, e spesso costretto a viaggiare; la madre ha abbandonato la famiglia e il ragazzo vive col padre, che spesso lo lascia solo per seguire i suoi affari.

Come i suoi amici, Hui si sente di fatto sradicato.
Diverso a scuola, dove viene da tutti chiamato “O’ Cinese”, diverso a casa, dove non riesce ad allinearsi al sentimento materno, ancora ancorato al paese natale che viene fatto rivivere nelle frequentazioni esclusivamente cinesi, nei cibi, nella lingua.
Il ragazzino non possiede di fatto “una terra sua”, ma non è tanto questo che lo affligge. La sua sofferenza maggiore è il senso di colpa verso la madre, che lo vorrebbe forse più cinese e meno napoletano e si aspetterebbe da lui un amore più forte per un paese lontano che probabilmente non vedrà mai.
Questa tensione, un po’ sospesa, un po’ dolente, un po’ contraddittoria ma profondamente umana e viva, anima tutto il romanzo e lo fa vibrare di genuinità e autenticità, rende il lettore accorato nel seguire le bizzarre e delicate, spesso poetiche, riflessioni di Hui e rende il ragazzino vero, come se uscisse dalle pagine e non fosse, semplicemente, il personaggio di un racconto di fantasia.
Perché in fondo non lo è.
Hui è i tanti ragazzi immigrati piccolissimi nel nostro paese, oppure nati qui. Bambini che abbiamo accanto tutti i giorni, che sono come i nostri figli, parlano la loro lingua, giocano i loro giochi, frequentano la loro scuola.
Ma hanno una lacerazione in più, hanno un passato e una terra lontana, magari non loro ma familiare, con i quali fare i conti, con i quali litigare e pacificarsi perché ciò che per noi è scontato, il senso di appartenenza e l’accettazione piena da parte della comunità, per loro sarà un conquista.

Tornando al libro di Patrizia Rinaldi, la storia si srotola coinvolgente e veloce.
Un piccolo giallo, un mistero da svelare, un’avventura. Pagine divertenti e, a loro modo – scanzonato e vivace – toccanti.

Thomas vive notti difficili nella sua villa solitaria perché convinto che i rumori che sente, che paiono di catene, provengano dagli spiriti di una leggenda che tornano a manifestarsi.
Saranno i suoi amici, Hui e Caterina insieme all’anziano Insalata, ad aiutarlo a risolvere l’enigma e ad uscire illeso da una situazione piuttosto pericolosa.
Il tutto durante un’estate partenopea, soleggiata e calda, con il mare che è un richiamo irresistibile, tra i vicoli del mercato del pesce, la costa dove vivono i ricchi, i contrasti tra la “Napoli Napoli” – le zone del centro – e “l’altra Napoli”, ai piedi del Vesuvio, dove dimora chi se la passa un po’ peggio.

Lo stile della narrazione è assolutamente delizioso, estroso e fantasioso ma sempre scorrevole e godibilissimo. L’autrice inventa associazioni di parole e frasi perfettamente calzanti, anche se insolite dal punto di vista della sintassi, che rendono in maniera incantevole stati d’animo e immagini.

Belle anche le illustrazioni di Federico Appel, già conosciuto in questo blog per l’albo “Xu, il grillo birichino”. Anche se qui, rispetto all’altro libro, mancano i colori (tranne ovviamente per la vivace copertina), i disegni mantengono l’incisività del tratto, la cura del dettaglio e l’originalità.

Il libro, come molti altri della Sinnos, è stampato con il font Leggimi, un carattere speciale appositamente studiato per facilitare la lettura anche a coloro che, per vari motivi, possono incontrare qualche difficoltà. Intento che rientra nelle attenzioni che la casa editrice sempre presta verso le diversità, i diritti e le pari possibilità.

(età consigliata: dai 9 anni)

Se il libro ti piace, compralo qui: Mare giallo

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