“L’ultima possibilità” di Seita Parkkola, Edizioni San Paolo

Originale, indubbiamente di stile e trama non scontati, questo romanzo di Seita Parkkola, autrice finlandese di romanzi per ragazzi.

Un’ambientazione sospesa a metà tra presente e futuro, in uno straniamento distopico reso però in maniera innovativa rispetto ai clichè del genere.
“L’ultima possibilità” potrebbe svolgersi in una qualsiasi delle nostre metropoli, tra le strade cui siamo abituati, i nostri palazzi, le solite periferie. Ma la realtà raccontata è ben diversa da quella che conosciamo, e la dissonanza si fa sempre più forte e rumorosa via via che ci immergiamo nella lettura per restituirci, alla fine, una storia anti-utopica sui generis, ma comunque narratrice di eventi ben poco desiderabili.

Un romanzo ricco di contenuti e di spunti. Pagine che, in uno stile giovane e diretto, parlano di educazione, libertà e costrizione, di famiglia, legami sciolti e ricostituiti, di affetti, amicizia, espressione di sé, ribellione. Il tutto condito con elementi di mistero, azione, avventura e qualche traccia, leggera appena accennata, d’amore.
Le vicende sono raccontate dal giovane protagonista che, con un linguaggio veloce e fresco, giovanile in maniera autentica a non fintamente costruita, privo di eccessi e di fastidiosi tributi allo slang adolescenziale, snoda la sua storia, dialogando con il lettore e permettendosi, qua e là, qualche salto e rimando. L’effetto che ne risulta è piuttosto coinvolgente anche là dove il racconto indugia eccessivamente, a mio parere, su alcune parti che avrebbero potuto essere rese in maniera più sintetica.

Borea ha dodici anni, genitori separati e un passato un po’ turbolento fatto di acrobazie sull’amato skateboard, graffiti sui muri e qualche tentativo di fuga.
Come ci tiene lui stesso a precisare fin dalla prima pagina, non è un cattivo ragazzo; ma nemmeno un angioletto. Un adolescente come altri, provato dal divorzio dei genitori e da una vita sballottata tra le due case, alla mercé della nuova compagna del papà, una donna inquietante e piuttosto sgradevole, e la figlia di lei.
E’ proprio la matrigna, Brina Iemalia, ad offrirgli una possibilità per rientrare sulla retta via. A detta di tutti, l’ultima.
Borea viene iscritto ad una scuola speciale – dove lavora la stessa Iemalia – chiamata La casa delle Possibilità. A questa si rivolgono  i ragazzi giudicati difficili per essere reintegrati nel sistema. L’istituto si regge su regole ferree e innovative, una sorveglianza assoluta sulla vita degli iscritti, disciplina e punizioni severe e spesso umilianti. Lo stesso aspetto dell’edificio è particolare: un enorme cubo di vetro, illuminato a giorno e tirato a lucido, simbolo della privazione della sfera personale cui gli alunni sono soggetti.
Ma non basta: il controllo di spinge fino ad investire ogni aspetto della vita dei ragazzi. Ciascuno, al momento dell’iscrizione è tenuto a firmare un contratto con il quale si rimette totalmente alle decisioni e alle scelte della scuola e abbandona amici e interessi della vita precedente. Gli insegnanti disciplinano tutto: dallo studio agli hobby, dagli sport agli amici, spingendosi perfino ad affibbiare fidanzati ad hoc.
Anche i genitori sono tenuti a rispettare le risoluzioni di preside e professori, pena sanzioni severe, monetarie o ancora peggiori.
Il ragazzo dapprima prova ad inserirsi nel meccanismo scolastico, seppure troppo rigido e difficile, collezionando una gamma di insuccessi e punizioni che lo rendono presto un “marchiato”, e cioè un reietto all’interno della comunità, ad un passo dalla perdita della sua occasione di riscatto, prossimo allo stato, temibile e senza ritorno, di “ragazzo perduto”.
Fin quando, durante una scorribanda, non fa la conoscenza di un essere davvero speciale. Una ragazza ribelle e carismatica, quasi magica, abilissima con lo skateboard e autrice di incredibile graffiti, che vive in una fabbrica dismessa e fatiscente, in compagnia di altri tre giovanissimi amici, tutti fuggiti dal sistema repressivo della Casa delle Possibilità, e per questo ricercati dai temibili cacciatori di taglie.
Insieme a loro, e dopo che gli eventi saranno precipitati, Borea compie la sua scelta rinunciando al futuro scritto per lui e scegliendo di costruirsene uno su misura.
Ma non prima di aver svelato e risolto il terribile e spaventoso mistero della scuola…In un crescendo di situazioni avventurose e inquietanti, in uno sfondo onirico e distorto avvolto costantemente da una nebbia di irrealtà, le vicende del giovane protagonista e dei suoi amici evolvono, più o meno, verso la giusta soluzione.

Il romanzo offre una lettura abbastanza avvincente, ricca di svolte e colpi di scena. L’uso della prima persona e dell’interazione diretta col lettore rende fluido lo scorrimento della storia e permette di entrare, oltre che nelle vicende, anche nella mente del giovane protagonista. Borea, infatti, non si limita a raccontare i fatti, ma li arricchisce con le sue riflessioni, annotazioni, con il flusso dei suoi pensieri. Ne risulta una narrazione fortemente caratterizzata dalla personalità del ragazzo e che, a volte, non segue la stretta cronologia dei fatti.
Anche gli altri personaggi sono ben tratteggiati, senza indugiare in particolari fisici l’autrice riesce a far ben figurare persone, scene e luoghi del racconto. Indubbiamente indimenticabili sono i “ragazzi perduti”, con la loro folle indipendenza e la bizzarria, ed estrema libertà, del loro modo di vivere.

Il lettore, immergendosi nelle pagine, entra totalmente in un’atmosfera metropolitana vagamente straniante, dove la dimensione della realtà si fonde con quella del sogno, dove si percepisce sovente inquietudine e malinconia. Tratti magici, presagi funesti, elementi di mistero, domande che aleggiano e che paiono restare irrisolte.
Fortunatamente nell’ultimo capitolo quasi tutto risulterà chiarito e molte delle pedine della storia troveranno la loro collocazione. Tutto? No, non tutto, al lettore resterà il piacere di cercare qualche risposta nella sua immaginazione.

Seppure abbia nell’insieme gradito il libro, mi sento in dovere di accennare ad un aspetto negativo. La storia a volte si riavvolge in sé indugiando in parti, a mio parere, troppo lunghe, o lente, o che appaiono irrisolte e vagamente contraddittorie. Questo può appesantire un po’ la lettura e renderla ostica ai lettori meno esperti.

(età consigliata: da 12 anni)

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