“Colpa delle stelle” di John Green, Rizzoli

Sono molto arrabbiata con John Green. Come gli è saltato in mente di scrivere una storia così?
Così intensa e drammatica, drammatica nel modo più crudele: quello che ti riempie prima il cuore di dolcezza e ti fa innamorare dei personaggi.

Una storia così dovrebbe avere il bugiardino, da leggere obbligatoriamente prima della pagina iniziale: “assolutamente vietata agli spiriti che si lasciano coinvolgere facilmente. Tenere alla larga gli emotivi”.

E sono piuttosto contrariata anche con me stessa. Sapevo benissimo che dopo la lettura avrei dovuto scrivere del libro. Un pezzo critico, possibilmente equilibrato, che per essere ben fatto richiede la giusta dose di distacco. E invece no. Ci sono finita dentro come una ragazzina, con tutto il trasporto e le emozioni, vulnerabile e senza difese. Lo so: non ero stata avvisata. Ma avrei dovuto capirlo, dovrei saperlo oramai, non sono una novellina.

Le storie belle ti fregano, ti obbligano a vivere (e a morire) insieme ai personaggi.

Hazel ha quasi diciassette anni e da quattro è ammalata di cancro. E’ una miracolata: in fin di vita, l’ultimo farmaco sperimentale utilizzato l’ha salvata, stabilizzando i suoi tumori e impedendo loro di crescere. E’ costretta però a convivere con la malattia che le ha lasciato due polmoni gravemente danneggiati che le impediscono di respirare senza l’ausilio di una bombola di ossigeno, che deve sempre trascinarsi dietro. Inoltre c’è perennemente lo spettro di un riaggravarsi delle sue condizioni cliniche, tenute sotto controllo ma non sanate.
Questa è la sua vita. Niente scuola ma studi da privatista, genitori molto – a tratti troppo – presenti ed affezionati, pochi amici, ché a quell’età è difficile stare vicino alla malattia.
E’ lei, in prima persona che ci racconta la sua storia. E lo fa seguendo la sua indole: intelligente, ironica, poco incline alle commiserazioni, sveglia e diretta e allo stesso tempo profondamente sincera. Verrebbe da dire forte se chi scrive non sapesse benissimo che lei non approverebbe questa definizione. Hazel riesce a divertire il lettore, senza che ci sia parodia della sua condizione, a toccarlo senza che venga letta una sola parola di gratuita celebrazione del dolore. A volte piacevolmente cinica, a volte tenerissima e generosa, Hazel è un personaggio speciale che esce dalle pagine e resta presente nel pensiero del lettore come fosse viva.
E, prima ancora che ammalata, è un’adolescente. E come tutte le adolescenti di questa terra anche lei è un soggetto a rischio di innamoramento.

Hazel e Augustus Waters si conoscono ad un gruppo di supporto per giovani che hanno contratto il cancro. Quasi coetanei, lui è un bel ragazzo, alto e prestante, guarito da un osteosarcoma che gli ha portato via parte di una gamba.
Per loro è quasi colpo di fulmine, o almeno forte simpatia immediata. Augustus, detto Gus, è carismatico e generoso. Vitale, entusiasta, appassionato e molto innamorato di Hazel.
La loro storia è raccontata, sempre dal punto di vista della ragazza, con delicatezza e sincerità.
Chi legge vive ogni passaggio come se avvenisse anche un po’ dentro il suo cuore, emozionandosi, divertendosi, intenerendosi e facendo sempre il tifo per loro. Una relazione d’amore che nasce e non ha importanza che le due persone interessate siano malate, o menomate o diverse. Nulla suscita sentimenti di compatimento, è tutto limpido e naturale. E anche vero, profondo, assoluto come forse dovrebbe sempre essere a diciassette anni ma che, per i giovani distratti dalle troppe possibilità o dai troppi beni di consumo, spesso non è.
Hazel e Gus non hanno molte possibilità fisiche ma sfruttano a pieno quelle emotive e intellettuali. Sono attenti l’uno all’altra, ai loro bisogni, ai desideri, riescono a guardarsi reciprocamente dentro.
Ed è proprio per esaudire un grande desidero della ragazza – conoscere e parlare con l’autore del suo libro preferito – che intraprendono insieme un difficile, e controindicato, viaggio oltreoceano fin nella lontana e incantata Amsterdam, dove vivono dei giorni indimenticabili. A dimostrazione che, anche se il tempo per loro è sempre una scommessa, lo si può ancora vivere intensamente e gioiosamente.

Non vi svelo altro; il romanzo di Green non merita anticipazioni che non farebbero altro che banalizzarlo.

Basta sapere che affrontarlo significa sicuramente regalarsi pagine che non si dimenticano e che sarà difficile leggerlo emotivamente corazzati.
Ma oltre a tutto questo, è un libro che regala anche tanti momenti di divertimento, di gioia, che è romantico e filosofico e spiazza con la sua ironia e il suo sguardo acuto sulla realtà.
E’ un libro sulla vita, sulla morte, sull’amore. E su due ragazzi che tra vita, morte e amore devono restare sospesi.
Ed è una storia che non inganna, non si fa facile per piacere, non spettacolarizza la sofferenza, non è strappalacrime. E’ profondamene onesta, viva, pulsante.

Ma sappiate che vi travolgerà. E dopo, almeno per un po’, le cose intorno a voi non saranno come prima.

(età consigliata: dai 14 anni)

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2 pensieri su ““Colpa delle stelle” di John Green, Rizzoli

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