“Il volo del falco nel mio destino” di Daniela Palumbo, Il battello a Vapore (Piemme)

Anche alla mia età, resto un’inguaribile romantica e devo ammettere che, ogni tanto, ho davvero piacere ad abbandonarmi alla lettura di un romanzo dove pathos e sentimento rivestono un ruolo di primo piano.
Soprattutto se si tratta di storie ben costruite, intense ma allo stesso misurate e di gobile ed accattivante lettura come questa di Daniela Palumbo. Ancora meglio se la narrazione è calata in tempi e luoghi lontani, ricostruiti tramite un’attenta indagine storica, in maniera non affrettata e non superficiale, permettendo al lettore di immergersi a fondo nelle atmosfere del racconto.
Sicuramente “Il volo del falco nel mio destino” è un libro che possiede tutte queste caratteristiche.
La storia è ambientata nel Giappone feudale, all’epoca dei samurai. Una fascinazione tutta orientale, intensificata dalle belle ma mai sovrabbondanti descrizioni e dall’uso dei termini tipici nella lingua originale. Espediente questo che, pur rallentando in principio leggermente la lettura (è necessario far spesso ricorso al glossario posto in fondo al libro), si rivela poi prezioso per rendere più viva la partecipazione e per permettere l’apprendimento di usi e costumi del tempo.
Il lettore viene preso per mano e portato, tramite la delicata narrazione dell’autrice, tra le antiche tenute feudali, rette ciascuna da un daimyo, signore e padrone delle terre e dei samurai. Viene accompagnato nel doyo, il luogo dove i giovani allievi si allenano per diventare guerrieri, dove percorrono la Via della Spada, il duro tirocinio che li forgerà nel corpo e nello spirito.
Perchè per arrivare ad essere dei gloriosi samurai non basta apprendere la tecnica, non basta essere eccellenti combattenti, è necessario che si raggiunga l’equilibrio perfetto tra shin, waza e tai – spirito, tecnica e corpo – affinchè si arrivi all’ambito stato del Non-sè, un livello di perfezione tale che la tecnica appresa si fa puro istinto per guidare il guerriero in maniera sicura e fluida.
Tutta l’antica e affascinante filosofia del samurai, che non è solo lotta, ma anche coraggio, lealtà, nobiltà d’animo, armonia, controllo di sè e rispetto verso i più deboli, permea le pagine del romanzo e rende la lettura vibrante ed emozionante.

Kikujiro ha quattordici anni e vive come contadino insieme al padre. Ma da sempre ha un sogno: desidera ardentemente diventare un samurai. Per questo il padre, che custodisce un importante e doloroso segreto, lo affida alle cure del suo vecchio e caro amico Yorimoto, importante samurai al servizio di un signore feudale.
Qui il ragazzo, superata la difficile prova iniziale, entra a far parte del gruppo di allievi guidati dal maestro Ieiasu e si allena con determinazione per diventare un valoroso guerriero. Ma tra i compagni di allenamento c’è anche la bella Atsuhime, figlia dello stesso Yorimoto. Anche lei percorre la Via della spada e fin dal primo sguardo rapisce il cuore di Kikujiro. Benchè i sentimenti del giovane siano ricambiati da subito, i due innamorati faticheranno a trovarsi e a dichiararsi reciprocamente il proprio amore. Molti ostacoli sono sul loro cammino, a partire dalle gelosie e gli intrecci che nascono all’interno del dojo tra gli stessi allievi, per giungere poi fino ai fatti drammatici e vorticosi che si verificano nello sviluppo del romanzo. Per non dimenticare le barriere del cuore: Kikujiiro infatti, orgoglioso e conscio delle sue umili origini, si convince di non essere degno di Atsuhime, nobile figlia di samurai, e molto dovrà combattere contro “i giganti di pietra” della sua anima per arrivare infine ad ammettere i suoi sentimenti.
E quando finalmente riuscirà a legarsi all’amata, guerre tra i feudi, rapimenti, tragiche morti e dolorosi eventi proveranno a dividerli di nuovo.

Un romanzo ricco e coinvolgente che riesce a non perdere vivacità e leggerezza.
Una storia d’amore e avventura, ma anche di crescita e conoscenza di sè, che si rivela appassionante per lettori giovani e meno giovani.
Amabili i personaggi, ben caratterizzati tramite una lieve indagine psicologica che ne mostra umanità e vulnerabilità.
La filosofia del samurai, che sta alla base del racconto, è resa in modo equilibrato e non didascalico. Ben integrati nella narrazione, i valori spirituali orientali vengono vissuti con una continua tensione, alla costante ricerca di equilibrio con le pulsioni dei sentimenti. Uno spunto di riflessione interessante per noi occidentali, abituati ad esercitare un controllo piuttosto nullo su noi stessi.
Presente nella storia anche il profondo senso armonico della natura, tipico delle discipline d’Oriente, restituito, oltre che nella descrizioni, anche e soprattutto nei brevi haiku che aprono le quattro sezioni, dai nomi delle stagioni, in cui è diviso il romanzo.

(età consigliata: da 11 anni)

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