“Non ho sonno” di Luigi Paladin e Desideria Guicciardini, Lapis

Luigi Paladin è psicologo, bibliotecario e docente universitario esperto di letteratura per l’infanzia e di pedagogia della lettura. Per le sue molteplici e importanti attività nell’ambito della promozione della lettura, ha ricevuto nel 2005 il prestigioso Premio Andersen.
In collaborazione con il progetto Nati per Leggere ha ideato i due libri che costituiscono la collana “I libri del Tato”, editi da Lapis che rispettano alcune delle sue idee su come deve essere realizzata una pubblicazione destinata alla primissima infanzia.
I libri sono “Non ho sonno” e “Sono grande”; qui presento il primo dei due (l’altro rispetta comunque gli stessi principi, cambia solo il soggetto).

“Non ho sonno” è un piccolo albo con tutte le pagine cartonate, quadrato (la forma quadrata risulta particolarmente maneggevole per i più piccini), di dimensioni 15×15 cm e i bordi arrotondati. Il libro presenta la particolarità di avere tutte le pagine con sfondo nero. Sfondo sul quale risultano le sagome delle figure, la maggior parte delle quali sono colorate di bianco. Solo sagome, quindi, nessun particolare interno ai disegni. Le illustrazioni sono riportate sulla pagina di destra – anche questo è un espediente che permette di catturare l’attenzione, che nei bambini piccoli è limitata – mentre le scritte, sempre bianche su sfondo nero, sono sulla pagina di sinistra.

Un bambino piccolo rappresentato dalla sola sagoma bianca (l’età si intuisce facilmente dal fatto che si muove gattoni) si allontana dal suo lettino (anche questo tipico dei bebè, con le sbarre); la scritta a sinistra dichiara semplicemente: “Non ho sonno. Vado in giro” . Girando pagina si vede che il bimbo è arrivato in cucina, dove è presente la sagoma di una credenza. Lo sportello del mobile si spalanca mettendo in mostra tre oggetti familiari, questa volta colorati (un colore netto per ciascuno); il bebè risulta palesemente soddisfatto (si capisce anche senza particolari della fisionomia). Nelle pagine successive vengono mostrati in grande gli oggetti colorati visti precedentemente: una pentola rossa, un cucchiaio azzurro e un mestolo giallo. Sfogliando ancora si comprende l’uso che ne fa il bambino impegnato a suonare rumorosamente un imporvvisato tamburo (tam tam tam riporta la scritta a sinistra, questa volta con lettere colorate). Infine il piccolo torna a letto, dopo le scorribande notturne.

Poche pagine, testo essenziale, intuitivo, senza descrizione. Eppure il livello di comprensione di questo libro da parte di bambini appena al di sopra dell’anno è altissimo. E’ importante ovviamente che il piccolo lettore sia in grado di simbolizzare, perciò il libro, a mio parere, non è proponibile con successo prima dei 12-16 mesi. Ma superata questa soglia è sicuramente un albo che cattura l’attenzione.
Innanzitutto presenta situazioni vicine ai bambini che, a quell’età, amano esplorare gli oggetti di casa, aprire i cassetti, gli sportelli, svuotare tutto e utilizzare i tesori proibiti per i loro giochi. Si suggerisce, intorno al primo e al secondo anno di vita, di offrire libri che raccontano realtà note ai bimbi, che possono quindi essere riconosciute. Successivamente si possono proporre libri per imparare, che spaziano anche in territori meno noti.
Il non-uso del colore è una caratteristica che può lasciare perplesso un adulto ma non il piccolo; per il bambino sono più importanti i contrasti che aiutano a focalizzare l’attenzione e permettono di cogliere meglio le figure. Il bianco e nero è quindi perfetto. L’uso della sagoma del protagonista resa di profilo è un altro espediente che aiuta a caratterizzare l’immagine come quella di un bebè: il profilo mostra la silohuette e le caratteristiche salienti (strategia comunicativa che si usa di solito con le figure di animali ma che in questo caso può essere applicata).
Infine, il colore applicato soltanto a pochi oggetti fa in modo che questi siano meglio riconosciuti, permette di imparare a nominarli e a cercarli ed indicarli nelle pagine dove sono rappresentati tutti insieme. Gioco che aiuta lo sviluppo del liguaggio e che diverte.

(età consigliata: dai 12 mesi)

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