“La Dichiarazione” di Gemma Malley, Salani

Lo ammetto: ho un debole per i romanzi distopici. Mi catturano, mi inchiodano alle pagine, mi rapiscono trascinandomi nel loro mondo distorto, a tifare per l’eroe o l’eroina di turno nel tentativo di ripristinare una libertà compromessa da questo o quel sistema sociale totalitario.

Ovviamente il libro in questione deve essere ben costruito ma, per mia fortuna, nel panorama odierno della letteratura per teenagers e giovani adulti, i temi distopici e anti-utopici hanno ispirato diversi romanzi validi ed interessanti.

E’ sicuramente questo il caso dell’opera prima di Gemma Malley, “La Dichiarazione”, libro inziale di una trilogia il cui seguito non è ancora stato tradotto in Italia.

La storia è ambientata in un futuro non troppo lontano: un anno 2140 che vede la società mondiale profondamente cambiata. La morte è stata sconfitta, l’umanità ha scoperto i trattamenti farmacologici per avere la vita eterna, la Longevità, e tutti possono scegliere di vivere per sempre. Ma per la vita eterna c’è un prezzo da pagare. E’ necessario firmare La Dichiarazione, tramite la quale ci si impegna a non mettere al mondo nuove vite. Senza la morte, infatti, la Terra va incontro al rischio di sovrappopolazione, con la conseguente crisi energetica ed alimentare che ne deriva. Nel nuovo mondo non c’è quindi posto per i bambini, che sono ritenuti illegali e, se generati da qualche coppia per errore o volontà, vengono chiamati Eccendenti e rinchiusi nelle Case di Eccedenza, istituti simili a carceri dai quali non possono uscire e nei quali vengono istruiti per diventare Risorse Utilizzabili, cioè futuri servi o schiavi per gli esseri umani Legali. Chi non è adatto a divenire “utile” viene destinato ai lavori forzati o, nella peggiore delle ipotesi, eliminato.

Ma per tenere a bada tanti giovani indesiderati è necessaria una ferrea disciplina, e soprattutto un rigido indottrinamento. Ai bambini e ai ragazzi viene quindi effettuato un vero e proprio lavaggio del cervello, atto a convincerli di essere degli errori, degli sbagli, odiati da Madre Natura e che l’unica speranza di riscatto per loro è poter divenire dei bravi e servizievoli domestici per chi il diritto di vivere invece ce l’ha. Ed Anna, la giovane protagonista del romanzo, non ha altro desiderio se non quello di diventare una “brava Eccedenza”, di imparare a “stare al suo posto” e compiacere la disumana direttrice della casa dove è rinchiusa, la signora Pincent.  Strappata a due anni dalle braccia dei genitori, Anna è sempre vissuta segregata, non conosce nulla del Mondo Esterno ed il suo universo termina con le mura del palazzo. Ma ora ha quindici anni, ora non è più né una Piccola, né una Media, è una Sospesa, e come tale è in procinto di lasciare la casa di Eccedenza per andare a servizio presso una casa Legale. E’ sempre stata giudiziosa ed adeguata, è stata addirittura nominata Prefetto con il compito di controllare e fare rapporto sui suoi compagni, è nelle grazie della signora Pincent. Nulla pare poter andare storto….Fin quando non arriva un nuovo ospite dell’istituto. E’ un ragazzo grande, suo coetaneo e questo è un fatto eccezionale: non capita mai che un Eccendente venga preso in così tarda età, il sistema di polizia preposto alla cattura dei bambini è molto efficiente…Inoltre pare non aver paura di nulla, guarda tutto e soprattutto tutti negli occhi, e sembra considerare speciale proprio lei, proprio Anna.

Chi è il giovane Peter? E perché cerca proprio Anna? Il mondo che la ragazza conosce è davvero l’unico possibile? E loro sono davvero degli Eccedenti?

Anna imparerà con dolore ad abbandonare le sue certezze e a guardare alle cose da un nuovo punto di vista. Ma una volta aperti gli occhi questi non possono essere richiusi e le prove da superare diveneteranno rischiose…

L’avventura di due ragazzi alla conquista della verità e della libertà. Il faticoso percorso di Anna per imparare a guardare oltre l’indottrinamento ricevuto, per ricostruire i propri punti di vista sul bene e sul male, per comprendere che la giustificazione dell’esistenza non è nell’essere “utilizzabili” bensì nell’essere amati.

Ed insieme una delicata storia d’amore e d’amicizia, di fiducia e affidamento, di scoperta.

Un libro che davvero si legge d’un fiato. Scritto in maniera scorrevole ma gradevole, resta godibile sia nelle parti ricche di suspance e colpi di scena, sia in quelle più intime dedicate alla crescita e al cambiamento di Anna. Interessante l’analisi psicologica che l’autrice fa dei legami deviati tra i ragazzi all’interno dell’istituto nel quale sono rinchiusi, come anche dei loro rapporti con la crudele direttrice.

E, come in molti romanzi distopici che inventano società future, sono presenti temi ambientali e politico-sociali che meritano riflessione. Come il mito dell’eterna bellezza e giovinezza, il problema delle risorse energetiche, della sovrappopolazione. Nei libri anti-utopici vengono portati alle estreme conseguenze, e solitamente risolti in regime totalitario, questioni cruciali dello sviluppo umano sulle quali vale la pena soffermarsi per immaginare modalità di risparmio, per ripensare ai propri sprechi e alle proprie superficialità nei confronti dei beni comuni. O per riflettere sulle proprie aspirazioni, priorità e desideri.

(età consigliata: dai 14 anni)

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