“Non c’è campo” di Anne Fine, Salani

Il giovane Stol giace immobile in un letto di ospedale dopo essere volato giù da una delle finestre del suo appartamento. Accanto a lui non ci sono i suoi genitori, ma il migliore amico Ian e sua madre, ad attendere ansiosi che si rivegli.
E’ proprio Ian che ci racconta in prima persona la vicenda scribacchiandola su un vecchio quaderno, mentre veglia al capezzale dell’amico.
D’altra parte Stolly (nomignolo per Stuart Terence Oliver) è come un fratello per lui: i loro appartamenti sono vicini ma sono più i giorni e le notti che passano insieme che quelli che passano ognuno a casa propria.
I genitori di Stol, infatti, non ci sono mai. La madre è un’affermata stilista sempre dietro alle sfilate e ai servizi fotografici, il padre è un avvocato di grido che passa le serate lavorando. E il ragazzo trascorre la vita a casa di Ian, con i genitori di lui ad accudirlo.
Per questo motivo quando gli accade l’ennesimo incidente  – e pare che a Stol di incidenti ne capitino spesso – i genitori sono impegnati; la madre è addirittua in Nicaragua per un servizio e quando provano a contattarla risulta essere irraggiungibile, “non c’è campo”, la comunicazione si interrompe. E in fondo la comunicazione tra Stol, padre e madre non c’è mai stata, tanto che la persona che lo conosce meglio è di certo Ian, ed è solo Ian che può raccontarci di lui.
Attraverso il quaderno un po’ diario e un po’ biografia che Ian va scrivendo nei giorni di ospedale, emerge il ritratto dell’amico.
Stol è un ragazzo eccentrico, sensibile, sincero in maniera quasi autolesionista, un ragazzo che alle soglie delle scuole superiori ancora non è capace ad allacciarsi da solo le scarpe ma che sa inventare storie dell’horror da far accapponare la pelle, un ragazzo che non teme di definirsi felice o disperato, che è preda di emozioni forti ma anche di paure incomprensibile ed irrazionali. Stol è capace di inventarsi una fidanzata e di soffrire per un abbandono che è solo frutto della sua fantasia, di mettere a nudo la sua anima di fronte a compagni di classe ed insegnanti senza innescare nessuno sberleffo ma, anzi, attirando comprensione ed empatia; Stol che non dorme la notte per il timore di avere un diavoletto sulla spalla e che è convinto che in lui dimori un’altra persona, particolarmente acuta, che sa come vivere la vita….

Un indimenticabile personaggio adolescente, assolutamente originale e ben caratterizzato, con tutta la sua tensione interiore. Come anche le altre figure del libro: i genitori di Stol, i genitori di Ian e Ian stesso, narratore ma anche portatore della sua visione del mondo, di tutta la sua forza e la sua capacità di amicizia.
Indubbiamente la scrittrice Anne Fine riesce a delineare ottimamente i suoi personaggi, tanto da renderli vivi e intensi, vicini al lettore. Come riesce a tracciare le tensioni famigliari, i legami affettivi raccontandoli con un tratto lieve che però incide a fondo.

Ma Stol è davvero caduto dalla finestra per sbadataggine, oppure il suo è stato un gesto volontario? Il romanzo non ci svelerà l’arcano ed in fondo, chiudendo il libro, ci si convincerà che non è così importante.
Perchè è la forza dell’amicizia di Ian per Stol che sana qualsiasi ferita, che chiude i lembi e restituisce integrità, che ripristina la comunicazione e fa sì che “torni il campo” anche là dove non c’era.

(età consigliata: da 11 anni)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...