“Bernardo e l’angelo nero” di Fabrizio Silei, Salani

Confesso di aver pianto sulle ultime pagine di “Bernardo e l’angelo nero”. Mi sono commossa, tanto toccante è la vicenda raccontata.
Il romanzo di Fabrizio Silei infatti, pur essendo calato nella realtà storica italiana della seconda guerra mondiale (con qualche licenza letteraria, come ci spiega l’autore nella nota finale), vibra di valori morali universali, comuni a tutte le epoche, che vanno oltre le bandiere e gli ideali, giusti o sbagliati che siano.

Siamo in un paesino della toscana, nell’autunno del 1943.
Il protagonista del racconto è Bernardo, figlio del locale podestà fascista.
Bernardo non è un ragazzino aitante e sportivo, come vorrebbero i dettami dell’ideologia fascista della forza e della virilità, ma piuttosto esile e per di più miope e asmatico. Per questo pare sempre destinato a deludere il padre – ex campione di pugilato -che dopo le gare ginniche si mostra sempre così imbarazzato.
Bernardo è anche preso di mira dagli altri ragazzi fascisti suoi coetanei del paese che lo tormentano con scherzi e bravate. Solo la madre, donna sensibile, intelligente ed intimamente polemica nei confronti del fascismo, sembra capirlo e amarlo per quello che è.
L’umiliazione continua che il ragazzo è costretto a subire lo porta a sognare una possibilità di riscatto.
E tale opportunità pare palesarsi il giorno in cui Bernardo incappa per caso in un paracadutista americano di colore ferito gravemente. L’idea di consegnarlo al padre e alle autorità fasciste ricevendo così il ruolo di eroe lo tenta fortemente, ma il giovane sa che consegnare un prigioniero malato non fa onore, bisogna che l’aviatore si rimetta per poter ricevere la desiderata gloria.
Lo nasconde così nel vecchio casolare di campagna e lo cura, riuscendo a trovare perfino, con l’aiuto del barbiere del paese, il vecchio Fosco contrario al fascismo a amico dei partigiani, dei preziosi antibiotici.
Ma gli eventi precipitano: il fronte si avvicina, i nazifascisti inaspriscono le loro rappresaglie arrivando a compiere efferate stragi. Bernardo comincia a dubitare fortemente del fascismo e la sua idea di consegnare il prigioniero va decadendo…anche suo padre deve fare i conti con la propria coscienza e scegliere  da che parte stare….
Fino a quando, in un crescendo di emozionanti colpi di scena, le idee di nemico e amico si capovolgono e la famiglia di Bernardo ottiene la salvezza grazie ad un inaspettato “angelo nero”.

Il romanzo è molto ricco, oltre che di eventi, anche di attenzione verso i personaggi e le loro trasformazioni emotive.
Bernardo passa da essere un ragazzino indottrinato, desideroso solo di compiacere il padre, ad un giovane cosciente, capace di cogliere l’umanità delle persone oltre i rigidi schematismi delle ideologie deviate. Passa dall’essere debole e pauroso al compiere l’impresa più dura e difficile di tutte: scegliere di stare dalla parte del suo cuore e della sua sensibilità
Anche il padre di Bernardo è un personaggio molto ben reso, che nella sua forza e insieme nella sua tristezza, nella sua fede e insieme nella sua delusione, incarna sfumature umane del tempo che forse la storia, nella sua fretta di raccontare fatti e ragioni, tende a dimenticare.

Su un piano diverso da quello storico, interessante e ben reso è il rapporto del giovane protagonista con i genitori, e in particolar modo con la figura paterna, in una tensione di amore e difficoltà comunicative, desiderio di compiacere ed essere riconosciuto, che è comune a tutte le epoche e a tante relazioni padre-figlio.

Un romanzo importante, questo di Fabrizio Silei, da leggere tutto d’un fiato. Per emozionarsi,  soffrire e gioire insieme ai protagonisti.
Per riflettere sui valori di umanità e civiltà. E per ricordare un periodo nero e doloroso della nostra storia.

(età consigliata: dai 12 anni)

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