“Argilla” di David Almond, Salani

Argilla è un romanzo cupo e inquietante, lirico e filosofico, dolente. In comune con Skellig, grande successo pluripremiato dell’autore, ha la riflessione sulla dimensione ultra-umana; ma mentre nel caso di Skellig si trattava di un’originale figura di angelo caduto, nel caso di Argilla è la presenza e la possibilità del Male a incrociare l’esistenza del giovane protagonista.

Davie vive nel paesino inglese di Felling, dove conduce un’esistenza del tutto normale: ha un amico del cuore, è tormentato dal bullo di zona con i suoi adepti, presta servizio come chierichetto durante la messa domenicale, va a scuola, incontra le prime simpatie amorose. Ma la sua vita di adolescente viene turbata dall’arrivo di un ragazzino dal passato difficile che viene affidato ad un’anziana zia un po’ squilibrata residente nella cittadina. Stephen Rose è strano, non ha amici, passa molto del suo tempo chiuso in un capanno a modellare statuine con l’argilla, statuine quasi perfette, cha paiono vive.
Spinto dai genitori e dal prete del paese, Davie stringe amicizia con Stephen e questi lo rende partecipe del suo inquietante segreto: le figure di argilla possono essere risvegliate alla vita dal suo potere sovrannaturale. Il giovane protagonista viene quasi stregato dall’amico, che lo porta a partecipare ad un’impresa straordinaria e terribile: dare vita ad un golem d’argilla che esegua tutti i loro ordini, anche i più crudeli…

Scritto in prima persona, sotto forma di racconto-confessione di Davie, il romanzo ha un ritmo che da lento diviene via via più incalzante man mano che la storia, con tutti i suoi molteplici e cupi rivolti, si dipana. Da racconto realistico si fa via via più onirico, quasi a confondere realtà e sogno e a gettare un dubbio nel lettore: è tutto vero ciò che Davie narra o si tratta di una grande allucinazione? Anche il tono si fa lentamente più intimo e riflessivo, come se la storia tracciasse un percorso interiore, fortemente doloroso, del protagonista. Così Argilla diventa anche un romanzo di formazione: dalla bambagia dell’essere bambini, protetti, sicuri nel proprio mondo, alla sofferenza di affacciarsi alla realtà con la crescita e tutto ciò che in termini di consapevolezza sul male e sul dolore essa comporta.
Argilla ci parla inoltre del Male, e ci spinge a riflessioni sul sovrannaturale (chi è Stephen Rose in realtà? Un demone? Un ragazzo fantasioso che la vita ha messo alla prova?) e sul potere creativo e quasi divino dell’uomo.

Come anche Skellig, Argilla è un romanzo che offre molteplici spunti di riflessione e tante chiavi di lettura; è una narrazione ricca, scritta magistralmente, con personaggi che restano nella mente e nel cuore del lettore. Una parola in più mi sento di spendere sulla meravigliosa figura del gigante vivo d’argilla, del quale più che la mostruosità traspare dalla pagine del libro il dolore di essere un quasi-uomo-quasi-terra, di essere e di non essere, di rimanere sospeso ai margini dell’esistenza. Una splendida e forte metafora della condizione umana.

(età consigliata: dai 12 anni)

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